Il vampirismo era una tematica frequentata dalla letteratura gotica ottocentesca. Le storie torbide e sanguinarie di nobili dell'Europa orientale costretti a succhiar sangue e a vivere solo di notte affascinavano le grevi popolazioni crucche, ma poco impressionavano le menti solari del popolo mediterraneo. Queste storie di pipistrelli e di morsi al collo restarono vive per lungo tempo solo nei romanzi d'appendice. Fino a quando nacque la settima arte. L'avvento del cinema segna la riscossa di Dracula & co. Le storie di Vampiri compaiono dapprincipio nella cinematografia espressionista tedesca degli anni venti. Il morfinomane Murnau è affascinato dall'oscura e spiritualistica simbolica del Male. Il contrasto luminoso tra il bianco e il nero, la lotta furiosa tra la luce e l'ombra, ovvero le cifre essenziali che marcano l'essenza dell'immagine cinematografica, sono perfettamente rappresentati nella figura torbida e sofferente del vampiro Nosferatu, lo sfigato conte destinato a non morire mai e a seminare ovunque la morte. Ma il mito del vampiro nasce a Hollywood. Un altro regista lisergico, il folle Ted Browning, gira ai primordi del cinema sonoro, un magnetico Dracula, interpretato in modo memorabile dall'attore psicotico ungherese Bela Lugosi. Anche in questo caso, come in quello di Max Schreck, la maledizione sembra cadere su a chi tocca fare la parte del vampiro. Lugosi sviluppa un delirio paranoide, che lo spinge a comportarsi come Dracula, anche nella sua disperata e desolata viva privata. Finirà i suoi giorni in compagnia del peggior regista di tutti i tempi, il celebratissimo e catastrofico Ed Wood. La successiva tappe miliare della mitologia dell'emofilico conte transilvano è legata alla casa di produzione britannica Hammer. Negli anni sessanta Il binomio del regista Terence Fisher e lo scheletrico Cristopher Lee sigla una nuova fprtunata edizione di Dracula, capostipite di un genere horror rinnovata. Per completare il quadro della nouvelle vague dell'horror dobbiamo menzionare assolutamente anche le intuizioni profonde e premonitrici di Riccardo Freda e del suo cult I vampiri. Negli anni settanta, tra le imprese più bizzarre e geniali, c' è la pellicola porno-horror italoamericana Blood for Dracula, girata in Italia dalla Factory warholiana in combutta con il genio trash Antonio Margheriti. Per quanto riguarda i capolavori del b-movies si segnala il mirabolante Dracula contro Frankestein pertorito dal vizioso Jesus Franco. Herzog filma sul finire degli anni settanta Nosferatu, prinicipe della notte con il gigione Kinski. Per un momento la visione germanica del vampirismo interrompe il primato della rappresentazione iconica hollywoodiana. Negli anni ottanta vengono esplorate le possibili inclinazioni omosessuali dei vampiri, già suggerite da Roman Polanski in Per favore non mordermi sul collo. Tracce evidenti di atteggiamenti gay serpeggiano nel Dracula interpretato da Frank Langella. Il ciccione pantagruelico Francis Ford Coppola gira nel 1992 uno spettacolare Dracula, con effetti visionari e suggestioni da cinema muto. Ma non diventerà un capolavoro. Agli inizi del ventunesimo secolo si torna a sentire la nostalgia dei morsi sanguinolenti del conte di Transilavania. La mania di Dracula & co. non accenna ad esaurirsi.