Alessandro Bergonzoni è stanco, tirato (sempre per la manica, ormai lunghissima), e tra l'altro è esasperato dal Genna (osservate le incredibili fasi dell'intervista). "Sono una persona seria, io..." dice e noi gli crediamo, ma solo perché questa sera siamo bendisposti.
Leggi?
Meno di quanto vorrei. Sono vorace e goloso, ma il tempo è poco.
Cosa leggi?
Mi ha fatto morire dal ridere Mio cugino gastroenterologo di Mark Leyner. Adesso sto leggendo Nati due volte di Giuseppe Pontiggia, un libro che trovo profondissimo.
Non è un libro comico.
E' un libro profondo, e la profondità sta al di là del comico e del serioso. Mi ha sorpreso: non mi aspettavo un romanzo simile da un italiano...
Nutri come noi pregiudizi nei confronti degli italiani?
Non bisogna neanche nutrirli, si alimentano da soli.
Tu sei anche scrittore e per di più italiano...
Vallo a dire alle case editrici. All'esordio letterario continuavano a chiedermi istant book, perché tiravano i libri dei comici. Ho dovuto cambiare editore, perché una cosa sono gli spettacoli, un'altra i libri...
E i critici letterari?
Che vuoi dire a un critico? Un libro lo legge come lo legge. Finché la critica fa questo, credo vada benissimo. Ho dubbi maggiori nel momento in cui la critica si allarga: sul mondo, sulla letteratura tutta, sulla vita. A me scandalizzava che si scandalizzassero, i critici, nel vedere i miei libri sugli scaffali delle librerie accanto a Hermann Hesse. E poi bisogna sapere distinguere: un conto sono i libri dei comici, un conto è un comico che scrive un libro.
Per te la scrittura è comunque fondamentale?
E' il livello basilare. Posso anche smettere di fare teatro, ma non smetterò mai di scrivere. Qualunque attività io pratichi, parte tutto da lì: è un livello mentale, il pensiero che si muove, che poi diventi radio o azione teatrale è secondario.
Che differenza c'è allora tra le performance teatrali e quello che scrivi?
Beh, è evidente che la presenza scenica, la voce, la gestualità, calamitano il pubblico più facilmente. Però non farei teatro senza la scrittura. Va detto anche che io, la letteratura teatrale, non l'ho frequentata poi molto.
E questo Madornale 33? C'è differenza rispetto ai tuoi lavori precedenti?
C'è una trama, c'è un inizio e uno scioglimento. Non voglio dire che sia migliore degli altri lavori: è diverso, è più strutturato, anche se è essenzialmente il linguaggio che muove l'azione.
E' un'indicazione per il tuo futuro di autore e attore? Ti avvicinerai progressivamente ai canoni tradizionali?
Può essere e può non essere.
Questo è l'Amleto...
Mah, ti dico... la letteratura teatrale, non l'ho frequentata poi molto...
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