Alessandro Bergonzoni è diventato scrittore per caso. Nel suo passato ancestrale si registra una difficoltà di concentrazione nella lettura dovuta a un anacronistico libro di Cronin ( lo stesso autore de La cittadella dal quale fu tratto lo sceneggiato tv con Alberto Lupo!). Bergonzoni racconta di aver cominciato a leggerlo all'età di nove anni e di averlo terminato a quella rispettabile di diciotto. Nonostante la scarsa confidenza con la storia della letteratura avverte dentro di sé una furiosa voglia di scrivere. Genio o grafomania irresponsabile? Al pubblico l'ardua sentenza. Alessandro, però, diventa famoso grazie alle arti mefistofeliche del pantagruelico Maurizio Costanzo. Non già per le virtù della penna, ma per la torrenziale verve surreale dei suoi monologhi stralunati, declamati coraggiosamente sulla ribalta televisiva. Debutta in tv nell'ambito del più scalcinato prodotto della ditta Costanzo, il dimenticatissimo e ormai rimosso Fashination. La voce tonante, che esplode in vertiginosi calembour e disorientanti freddure, seduce la platea mediatica. Bergonzoni, il quale non sa nulla di recitazione, diventa anche un attore. Alessandro è, dunque, scrittore per insolita vocazione e attore per volontà cieca del caso. Il mix di questi due inaspettati talenti è la ricetta alla base dell'impresa teatrale di Bergonzoni.
Teatro o mistificazione? Anche in questo caso il giudizio rimane sospeso. La generosità di Bergonzoni trascina con sè gli aficionados, i folli psiconauti spinti a inabissarsi nei gorghi del nonsense bergonzoniano, ma lascia attoniti e sgomenti coloro che dopo dieci minuti di giochi linguistici, sfuggiti a ogni controllo, sono paghi del delirio del non-attore emiliano. Bergonzoni racconta con sovrana indifferenza di caramelle da sette chili e mezzo da leccare per tutto il weekend, simula di scrivere con il becco di un merlo ancora vivo e tremolante, intingendolo nel proprio sangue, comunica urlando con un cinese nato a Goteborg, e che dunque non è un cinese. Lo spettacolo va avanti così per due ore, scandito dal tono giocoso e divertito della dizione nevrotica dell'implacabile Berlusconi. Poi, quando, di botto, tutto sembra finito, e il pubblico, quasi completamente smarrito, si interroga su ciò a cui ha appena assistito, ecco che Bergonzoni regala una serie rapida e sapiente di bis, ter e quater raccogliendo l'ovazione dei fans... Il gioco sembra poter sempre ricominciare all'infinito. Senza un inizio, senza un termine. Svelando l'assurdità che incombe sule nostre pratiche linguistiche, intrattendoci perennemente sullo stupore del nonsense che si raccoglie intorno a ciò diciamo. Senza accorgercene.
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