Jean, una fotogiornalista parte per il New Hampshire accompagnata da suo marito Thomas e da una coppia formata dal cognato di lei e dalla sua fidanzata con lo scopo di investigare sul terribile assassinio di due donne scandinave datato 1873. La vicenda narrativa dell'ultimo film dell'immaginifica e muscolare Kathryn Bigelow scorre su due binari paralleli. L'atmosfera erotica e misteriosa, carica di tensione, vissuta su una modernissima imbarcazione e il paesaggio agghiacciante e remoto di un episodio di violenza selvaggia dell'Ottocento pionieristico americano. Katrhyn Bigelow orchestra un film viscerale ed estremo, com'è nelle sue corde consuete, dove gli avvenimenti si intrecciano misteriosamente. La presenza spettrale del passato rinvia ai fantasmi insondabili dell'inconscio dei protagonisti contemporanei. La violenza resta muta e d enigmatica. Irredimibile. L'autodistruzione del poeta Thomas non può essere arrestata. La moglie fotoreporter assisterà impotente al destino mortifero del consorte, inghiottito dagli abissi oceanici, risucchiato in un dramma fatale e senza tempo. La cinepresa della Bigelow è mobile e fluttuante come l'acqua, elemento fluido, insinuante, travolgente, che circonda e sommerge le azioni del film. Il fascino ambiguo e irrisolto delle immagini di questa pellicola lasciano attonito e stupefatto lo spettatore. Forse a qualcuno spiacerà il carattere sospeso della vicenda, l'oscurità voluta della narrazione. Ma l'incanto delle immagini torbide de Il mistero dell'acqua appagherà chi intende il cinema come esperienza emotiva e visione presaga.