Il texano John Grady Cole ( interpretato da Matt Damon) perde il ranch, e così, insieme all'amico Rawlins (Henry Thomas), si trasferisce in Messico. Qui amerà e perderà una donna (interpretata da Penelope Cruz), figlia di un ricco latifondista, e dovrà sopportare una serie di altre dure prove, tra cui l'uccisione di un ragazzino americano presunto ladro di cavalli (Lucas Black). Per poi fare ritorno a casa. Ecco, in soldoni, la trama dello stucchevole Passione ribelle. Il film riduce all'osso la complessa efd efficace macchina narrativa ordita da quel geniaccio di Cormac McCarthy. Tranne qualche sequenza, ambientata in un puzzolentissimo e "muy peligroso" carcere messicano, dove Matt Damon rischia continuamente di essere fatto fuori, per il resto il film indugia troppo sui paesaggi e si adagia parecchio sulle forme sinuose della mozzafiato Penelope Cruz. Si rivedono in due cameo, non partricolarmente significativi, il drammaturgo macho e rubacuori Sam Shepard e il grintoso, ma incanutito, Bruce Dern. Molto apprezzabili la fotografia e la colonna sonora. Ma la sceneggiatura fa acqua da tutte le parti. Il plot sentimentale, anzi melodrammatico, del film annoia. Se volete provare delle autentiche emozioni è meglio che vi rivolgiate direttamente alle pagine struggenti del libro di McCarthy, lo straordinario Cavalli selvaggi, edito da Einaudi.
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