La Sette Tv si preannuncia identica a Virgilio. Stessa società, stesso logo, stessa grafica, stessi debiti. Il tanto sospirato "terzo polo televisivo" ha emesso il primo vagito domenica 24 giugno, con una grande festa in presa diretta da una nota discoteca di Milano. Quella che, partendo dalle macerie editorial-finanziarie di Vittorio Cecchi Gori, dovrebbe costituire una valida alternativa al duopolio Rai - Finivest, rischia però di franare sotto le macerie di un brutto affare finanziario. Ecco le premesse: Cecchi Gori, indebitatissimo casual manager e padre padrone di Tmc e Tmc2, decide di non ricapitalizzare gli oltre 160 miliardi di perdite della sua società. La Seat di Lorenzo Pelliccioli ne approfitta, estromette Cecchi Gori e si indebita a sua volta per varie centinaia di miliardi. Come se non bastasse, non bisogna dimenticare che il vero deus ex machina della nuova impresa è quel corsaro della finanza italiana che risponde al nome di Roberto Colaninno, che per dare la scalata a Telecom, co-propietaria di "La Sette", si era a sua volta impegnato con le banche per oltre 100.000 miliardi. Viste le floride premesse, se lo staff guidato dal direttore di rete Roberto Giovalli riuscirà a guadagnarsi l'audience e lo spazio necessari alla sopravvivenza della neonata emittente, allora avrà compiuto un vero e proprio miracolo.
Intanto una scommessa La Sette sembra già averla vinta. Da tempo Rai e Mediaset hanno ucciso la creatività degli autori italiani (i quali, già di per sé, non godevano certo di buona salute). Stop alle idee nostrane, spazio ai format importati dall'estero e adattati ai gusti del nostro Paese (leggi: qualche tetta in più sparsa qua e là per gli studi). Esempi come "Il Grande Fratello" (format olandese) o "Le Iene" (format australiano) parlano da soli. La Sette invece, che qualche format, a dir la verità, l'ha già acquistato pure lei, punterà non poco su quelle menti giovani, fresche e innovative a cui Rai e Mediaset hanno da qualche tempo a questa parte sbattuto la porta in faccia.
Informazione e politica la faranno, ovviamente da padrone. Basta pensare a Gad Lerner e Giuliano Ferrara, due giornalisti di peso, anche se per motivi diversi. Basta non pensare a Aldo Biscardi e Indro Montanelli. L'intrattenimento sarà affidato invece ai Fabii Fazio e Volo.
Una bella scommessa, insomma, quella di "La Sette", dove saranno autori, artisti e creativi a tirare avanti la baracca e a colmare le falle lasciate aperte da sprovveduti "casual manager". Noi, che di situazioni simili ce ne intendiamo, non possiamo che inviare alla neonata tv il nostro "in bocca al lupo". Con un consiglio: smettete di definirvi il terzo "Polo". Fa un po' senso, e sospettiamo che porti pure sfiga.