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  BLAXPLOITATION: IL FENOMENO
Blaxploitation Nel 1965 esplode il fenomeno blaxploitation: la galassia destinata a espandersi velocemente durante tutti i Settanta, esprimendo ogni variabile spettacolare e artistica della ghetto-culture, e dando vita all'odissea funky che ha segnato la memoria collettiva fino al reprise di questi giorni. L'indubbia scaturigine della blaxploitation è il film The Slender Thread, diretto e interpretato da Sidney Poitier, e accompagnato dalla colonna sonora firmata da un furibondo e rivoluzionario Quincy Jones.
L'emersione di Poitier quale icona cinematografica di colore si lega a un periodo straordinario di lotta e sogni collettivi che nutrono le speranze della popolazione black degli Stati Uniti. Mentre personalità potenti stracciano ogni convenzione puritana in letteratura (soprattutto il gigantesco Pimp di Iceberg Slim), la musica funkadelica deflagra grazie a personalità enormi quali James Brown, gli Impressions e lo stesso Quincy Jones. Il cinema di colore dà vita a due distinti filoni espressivi. Da un lato c'è la commedia di costume, che raccoglie l'eredità del Poitier di Guess who's coming to dinner? e che dà risalto a interpreti quali Bill Cosby, Richard Pryor e Flip Wilson. C'è però una produzione alternativa, che esprime al meglio le varianti più radicali e pop della controcultura nera. Sweet Sweetback... di Van PeeblesSi tratta di una produzione che spesso rasenta il trash, al suo principio rasentante stili e temi dello spy-lounge di 007. The lost man, del 1969, con colonna sonora dell'ubiquo Quincy Jones, fornisce un esempio abbastanza significativo dell'imporsi di questa tendenza, al tempo stesso popolare e rivoluzionaria.
È Melvin Van Peebles il primo regista che impone il nuovo genere alla pubblica opinione, raccogliendo un successo vastissimo e inaspettato con Sweet Sweetback's Badaaass Song, che partì con una distribuzione assurda, confinata ai cinema dei ghetti neri, letteralmente invasi da folle scatenate. Ovviamente, il film cambiò distribuzione. Fu un memorabile salto di qualità. Grazie a cui si giunse, nel 1971, alla prima produzione di blaxploitation movie a largo budget. Si tratta del leggendario Shaft, dove prende vita la figura muscolare del detective John Shaft, interpretato da Richard Roundtree, e dove si lancia una delle melodie più mitologiche non soltanto dell'àmbito blaxploitation, ma di tutti i Settanta: è il celeberrimo Theme from Shaft, composto da Isaac Hayes, che arrivò a segnare un clamoroso punto a favore della comunità nera degli Stati Uniti, comparendo come star alla cerimonia di consegna degli Oscar.
SuperflyIl successo di Shaft diede vita a una serie di sequel impressionanti, culminante con l'evasione trash di John Shaft direttamente in Africa (colonna sonora indimenticabile: jazz di Johnny Pate), in un recupero addirittura fisico delle origini della comunità di colore. A questo punto, la blaxploitation è una supernova in piena espansione. Colonne sonore e film sono veicoli impressionanti di diffusione della cultura funky e ghetto. Bobby Womack, accompagnato da uno splendido J.J. Johnson, è l'autore della soundtrack di Across 110th St. Ma è sicuramente Superfly l'evento del '72, lo scatto decisivo che porta il fenomeno blaxploitation al suo apice: il tema è firmato da Curtis Mayfield ed è la highlight dell'anno, Il Pretementre il Prete, l'antieroe del film, interpretato da Ron O'Neal, entra nell'immaginario collettivo, al pari delle sagome di Sergio Leone in Italia.
Dal '73 al '78 la blaxploitation esprime una quantità immane di spunti musicali (vanno annoverati il James Brown di Black Caesar e di Slaughter, l'Edwin Starr di Hell up in Harlem, il Solomon Burke di Cool breeze e di Hammer, i Blackbirds di Cornbread, Earl and me, il Gene Page di Blacula e il Barry White di Together brothers) e di titoli che sono stabilmente entrati in un catalogo leggendario, anche se non sempre all'altezza degli accompagnamenti. All'alba degli Ottanta, la spinta creativa si era ormai esaurita, mentre anche il soundtracking stava consumando i suoi ultimi fuochi. Tuttavia l'epoca era segnata, e la blaxploitation era pronta a essere storicizzata, se persino le fiction più diffuse sul pianeta (da Charlie's Angels a Sulle strade di San Francisco a Starski&Hutch) mutuavano temi e atmosfere dal catalogo dei negro-movie. Ora, puntuale come la morte, il recupero della controcultura americana più eversiva e alternativa del secolo scorso.

  di Igino Domanin Giuseppe Genna
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   data: 11 giu 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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