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  PLAYBOY LOUNGE: GIGI RIZZI
Gigi Rizzi in epoca loungeHo ammazzato Gigi Rizzi, di Giangiacomo Schiavi, è un resoconto imperdibile: la straordinaria vita di un uomo che ha amato le donne piu' belle del mondo, (Brigitte Bardot, Veruska, Dominque Sanda, Fiona Lewis, Isa Stoppi sono solo alcuni degli amori di Gigi Rizzi), ha importato la discoteca in Italia, frequentato i personaggi che hanno fatto epoca negli anni 60 e 70 e soprattutto si è divertito come un matto.
Dal sito ufficiale di Gigi Rizzi, un momento di alta teoresi lounge: il playboy lounge secondo il re dei playboy:

Rizzi, la sua compagna e un asinoPlay boy era una parola magica negli anni Sessanta, un titolo che dava un vantaggio indiscusso sui comuni mortali, la patente per circolare su piste esclusive vietate alle masse. Del giovane giocatore avevo tutte le caratteristiche, anche quella di non dover diventare adulto, e nella società che stava abbattendo gli steccati mi muovevo con scioltezza lasciando sempre un segno di trasgressione.
Ce la mettevo tutta anche se non me la tiravo come altri, laccati e impeccabili, e il modello non poteva essere che il grande Porfirio, l'uomo verso il quale volavano i cuori delle donne, le più belle o le più ricche. Quel nome evocava esotiche avventure, notti caraibiche, ritmi di rumba, e la sua vita leggendaria mi affascinava sempre di più ogni volta che trovavo una traccia del suo passaggio.La Bardot, Rizzi e degli amici lounge a un exotic partyLa vicinanza di Odile Rodin, compagna di Beppe e ultima donna del grande Rubirosa, era come un segno divino, il passaggio di un testimone alla nostra generazione, che noi avevamo raccolto come una sfida. Ero il primo in classifica.
E mi veniva da ridere se ripensavo al dibattito per niente epocale sollevato in quegli anni da qualcuno di noi: il play boy deve avere la Ferrari o può farne a meno? Io dicevo di no, perché non potevo permettermela. Chi invece l'aveva sosteneva il contrario, che non era concepibile un play boy senza quel suppellettile. Non poteva esistere un play boy in Lancia Fulvia. Banalità. Il successo può anche arrivare attraverso una Ferrari, i soldi, uno yacht. Ma c'era anche chi viaggiava in Lancia Fulvia, come il sottoscritto, o con la Cinquecento o con il treno. Chi viveva in un certo mondo, in quell'epoca, era una ristretta élite e non c'erano mezze misure: o avevi successo o non ce l'avevi. Io ho sempre cercato di essere decoroso, non mi mancavano i soldi, ma quando finivano mettevo la coda tra le gambe, salivo sul Tee verso Saint Raphael e rientravo a Genova. Piangendo.

  di Igino Domanin Giuseppe Genna
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   data: 1 mar 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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