8 dicembre 1941: gli Stati Uniti dichiarano guerra al Giappone. Per gli anni successivi, gli Usa saranno impegnati in un fronte bellico assurdo, vastissimo, frammentato, difficoltoso da reggere nella sua enorme e complicata configurazione: è il fronte del Pacifico, teatro emiplanetario e acqueo di una guerra di posizione allucinante, scandita da assedi a isole microscopiche, da conquistare a una a una, in un lento avvicinamento all'assedio fisico del Sol Levante. Infinite difficoltà, battaglie mitologiche in sperduti arcipelaghi, eroi anonimi, lentezze esasperanti dovuti all'interruzione delle trasmissioni imposta dai giapponesi - un'estenuante conflitto in cui, esattamente come Enigma per i nazisti, si rivelò essenziale il codice della trasmissione di informazioni. Nel 1942 centinaia di Navajo furono arruolati dagli States in qualità di marines e addestrati a utilizzare il loro linguaggio nativo come codice. John Woo allarga la sua lente focale e drammatica proprio su questa bizzarria della Storia e produce, con Windtalkers, uno dei film più incisivi e visionari del leggendario capitolo che riguarda il fronte più occidentale della seconda guerra mondiale. Un capitolo costellato di mitografie impressionanti: da Il nudo e il morto di Norman Mailer fino a La sottile linea rossa di Terrence Malick, l'arte americana ha inglobato e fatto esplodere il mito collettivo di una guerra dispersa, che aveva per teatro una metà del pianeta sommersa dalle acque. Il marine Joe Enders (Nicolas Cage) è assegnato alla protezione di Ben Yahzee (Adam Beach), un navajo esperto in trasmissioni nel nuovo codice segreto della US Navy, che risulterà, a detta di tutti gli storici ed esperti militari, una delle chiavi di volta della vittoria sul fronte del Pacifico. Enders deve proteggere a ogni costo il marine navajo, però ancor più deve proteggere l'integrità dei codici. E quando la cattura da parte dei giapponesi, nell'inferno di Saipan, è imminente, il dilemma risulta sconvolgente: Enders ucciderà il suo compagno pur di non fare cadere in mano nemica il segreto da cui dipende l'esito della guerra? In realtà, John Woo gioca con l'esotismo della soluzione di intelligence militare affidata al gruppo navajo: la parte svolta dall'Enigma pellerossa è ben poca cosa. A Woo interessa fare esplodere tutto: non soltanto gli effetti speciali, ma addirittura la sensazione, indotta da una tradizione cinematografica ormai mezzosecolare, che la seconda guerra mondiale fosse una guerra "povera" in confronto agli ultimi conflitti ad alta intensità tecnologica. Woo rende cruenta, virtuosamente retorica e non priva di sorprese l'impalcatura del film militare. Coperture che falliscono, morti inutili e deflagrazioni da induzione allucinogena contribuiscono a spostare il fuoco dell'attenzione. Proprio l'esotismo di una guerra sconosciuta e già globale permette a Woo di calcare sul versante intimo e psicologico, rimasticando temi e suggestioni etiche che sembravano perduti: l'amicizia, la speranza, il conflitto interiore hanno qui un risalto che, al solito per Woo, stanno tra il fumettistico e il probabile - il tutto reso possibile da un'interpretazione profondissima da parte di Cage e di Beach, autentiche macchine emotive e mistificatorie. Prima occasione, per John Woo, il regista della violenza spettacolare, per cimentarsi col campo totale del conflitto, la Grande Guerra, Windtalkers non parla al vento - ci dice che il destino di questo cinematografaro rivoluzionario e apparentemente epidermico è tutto da decifrare e riserva la scoperta di nuovi territori o di vecchi confini rivisitati e sconvolti.
Dall'intrico labirintico delle viuzze di Hong Kong, fumose e buie, piovose e puzzolenti, fino al regno di Bel Hair e di Hollywood, qualcosa si è mantenuto intatto: sono le traiettorie viscose e vibratili delle pallottole che tracciano in aria percorsi di morte e di ambigua moralità. Sospeso in aria, atmosferico e violento, eternamente al ralenty, è il regno di John Woo. Talento da vendere, cultura cinematografica vasta, teoria dell'etica innestata tra fotogramma e fotogramma, John Woo è un miracolato che sta miracolando il cinema. Lo svuota, lo ricompone, lo fa agire davanti agli occhi stupefatti di chi non immaginava che l'umano si protraesse fino alle estreme propaggini dell'effetto speciale. Una logica prettamente postmoderna (e forse anche più che postmoderna) governa l'incredibile cinematografia di questo estremorientale trapiantatosi (con parecchie difficoltà) a Hollywood, dove sta cercando di trapiantare anche la sua rigida poetica fatta di luci e ombre e di purissima tradizione hard boiled. Forse, col secondo episodio di Mission Impossible, ci è riuscito soltanto a metà, ma è certo che i moduli della sua cinematografia, per quanto trasformati, è riuscito a sdoganarli anche tra i lucori bulimici dello showbiz americano. Lo dimostra il suo capolavoro hollywoodiano, Face/Off, e anche un libro, appena uscito per i tipi Castelvecchi. Benvenuti nel regno dell'Incredibile, dove l'unica cosa credibile sono i proiettili che fendono i liquidi e l'aria. Benvenuti alla corte di John Woo.
WOOIOGRAPHY
Pallottole nella testa - Storia di un emigrante particolare. Dagli esordi ai successi nell'incredibile baillamme del cinema di Hong Kong, fino all'approdo a Hollywood, irto di difficoltà, e alla rinascita di un nuovo, vecchio Woo, grazie al capolavoro "Face/Off" e a mezz'ora di "MI2".
Magister effectorum - "Un maestro? Per niente. Non sono un maestro". Parla il genio degli effetti speciali, il protagonista di un nuovo umanismo cinematografico, l'uomo che sta facendo saltare, a forza di compromessi, il sistema immaginativo hollywoodiano. Insomma, il Woo che non t'aspetti...
Sicuri che siano solo effetti? - Di fronte al manicheismo in stile hollywoddiano (Male contro Bene, secondo disneyana tradizione), John Woo schiera un'ambiguità che è più complessa di quanto sembri. E mentre volano pallottole, criminali e colombe, si impone una terza via: che, incredibilmente, parla dell'uomo di oggi...
Uno sceneggiatore e un critico cinematografico si sono presi la briga di sistematizzare il fenomeno Woo. Lo hanno fatto compilando un'autentica bibbia per gli appassionati dell'autore di "Hard Boiled", un libro imperdibile per chi adori le complesse evoluzioni (estetiche e poetiche) che vanno da "A bullet in the head" all'ultimo "Mission Impossible 2". John Woo - La nuova leggenda del cinema d'azione è scritto da Giona Nazzaro e Andrea Tagliacozzo, e pubblicato da Castelvecchi, uno che, in fatto di cultura pop, ci azzecca da anni. Biografia, recensioni di tutti - davvero tutti - i film firmati da Woo, analisi e critiche - a volte un po' troppo "francesi" - e sterminata bibliografia fanno di quest'agile libretto un indispensabile vademecum per il fan del grande omino di Hong Kong. Costa 18.000 lire, quasi quanto una prima di Woo.
MI2: QUEL CHE ABBIAMO DA DIRVI
Ce ne siamo occupati: tra giudizi contradditori, semistroncature e tiepidi entusiasmi, ecco quanto vi abbiamo detto del pataccone "Mission Impossible 2", marchiato a sangue (finto) dal genio hongkonghese di John Woo...