Lei non è attore di professione. Quali eventi l'hanno portata a questo film? Per caso! Soggiornavo a Parigi, ed ho incontrato in un piccolo ristorante vuoto un uomo fidanzato con una direttrice di casting. Questa gli aveva chiesto seconoscesse degli italiani che parlassero il francese un poco male. Sembravo corrispondere a ciò che cercava. All'epoca non avevo mai pensato a fare cinema. L'ho presa come sfida personale. Quali sono i motivi della scelta di Cedric Kahn? Cedric ha percepito il mio disagio personale. Credo che questo abbia molto influenzato la sua scelta. Conoscevi già i film di Cedric Kahn? Dopo il primo casting, ho visto Trop de bonheur e L'ennui. Amo lo sguardo semplice, obbiettivo, molto vicino alla realtà, che Cedric ha sulle cose. Conosceva già Roberto Succo? NO, ma durante la settimana di riprese in Italia, le persone me ne hanno parlato molto. Ho fatto delle specie di piccole interviste per strada, nei ristoranti. Le persone si ricordavano di Succo, ma solo a Venezia. Soprattutto ho parlato con un cuoco di trentasei anni. All'epoca andava a vedere le partite di calcio. Tutti i tifosi della squadra di Mestre erano di sinistra, allo stadio erano diecimila e gridavano tutti: "Liberate Succo! Liberate Succo!" Per tutti questi giovani, Succo era un simbolo di libertà, di lotta contro il sistema, contro il capitalismo, contro la legge. Quando mi hanno raccontato questa cosa sono rimasto sbalordito, perché succo aveva ucciso dei poliziotti e rapito delle donne. Ogni tanto aveva anche degli atteggiamenti di destra: si vestiva da militare, amava le armi. Non era un eroe politico, ma le persone lo vedevano così. Sul tetto della prigione, quando si dichiara "prigioniero politico", sta facendo un suo piccolo spettacolo.
Come si impersona un personaggio come Succo? Cercavo di recitare giorno per giorno. Non dovevo pensare a quel che il mio personaggio aveva fatto il giorno precedente, da dove veniva, tutto questo meccanismo drammmatico. Bisognava spingere il gioco fino al limite delle regole, senza pensare al percorso del personaggio. Perché Succo era così: un giorno ammazzava una persona, e, l'indomani, andava a festeggiare il compleanno della sua ragazza. Succo era un incosciente, un impulsivo. Cèdric le ha dato molte indicazioni? Ero molto angosciato, soprattutto all'inizio. Avevo paura di non essere all'altezza. Cè dric non mi dava delle indicazioni psicologiche, bensì delle indicazioni pratiche, sui gesti. Il primo mese di riprese è stato dedicato in prevalenza alle scene d'indagine, ho recitato quindi poco. Per aiutarmi ad entrare nel personaggio anche fuori dal set. Dopo un mese quando cominciavo a girare sempre più scene, ho fatto il contrario. Volevo uscire dal personaggio dopo la mia giornata di lavoro. Sentivo che era necessario, per la mia salute mentale. Avevo paura di perdere il contatto con la realtà. Un attore può durare solo se sa entrare ed uscire dal suo personaggio. Ho parlato molto di questo con Isild e Patrick.