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ROBERTO SUCCO
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  VENETO, OMICIDI IN FAMIGLIA
Pietro Maso Il più famoso è Pietro Maso. Aveva 19 anni quando, nella primavera del ’91, uccise i genitori, nella villetta di Montecchia di Corsara, nel veronese, per “godersi l’eredità”. Ad aiutarlo nell’impresa, tre amici della stessa età. Stordirono Maria Rosa Tessari, 48 anni e il marito Antonio Maso, di 52, a colpi di sprangate poi intervenne Pietro. Non si è mai pentito. Subissato dalle lettere delle ammiratrici, è diventato un mito per le adolescenti a caccia di emozioni forti.
Ma prima di lui, era già salito agli onori della cronaca e della ribalta, questa volta teatrale, Roberto Succo, lo studente di 19 anni che assassinò a colpi di coltello il padre Nazario, 53 anni, appuntato di pubblica sicurezza e la madre Maria Lamon di 40 anni. Era l’11 aprile del 1981, esattamente dieci anni prima del delitto Maso. La scena questa volta si ambienta in un appartamento di Mestre. La prima a cadere sotto i colpi del ragazzo è la donna. La sorprende alle spalle poi, una volta uccisa, la scaraventa nella vasca da bagno. Il corpo del padre farà la stessa fine. I cadaveri li ritroveranno due giorni dopo il delitto i colleghi di lavoro di Nazario preoccupati dell’assenza del graduato. Prima di fuggire con l’alfasud dei genitori, Roberto Succo pulisce tutto in casa e getta gli stracci intrisi di sangue sui poveri corpi di mamma e papà. Gli agenti della polizia arresteranno il ragazzo vicino a Udine, una decina di giorni più tardi. Era in una pizzeria.12/02/81-veicolo abbandonato da SUcco a Chamberry “Soffrivo – dirà ai magistrati per spiegare il suo gesto – perché la mamma mi aveva escluso, a scuola andavo male; il papà, poi, non mi voleva prestare la macchina perché andavo troppo forte”.
Ma la teoria di parricidi e matricidi in Veneto, negli ultimi venti anni, è lunga. Il 7 aprile dell’81, a San Donà di Piave, Pietro Baldo, 26 anni, uccide a colpi di accetta il padre Giuseppe, 60 anni. “L’ho ucciso, dovevo farlo, è stato un atto di giustizia”. Il figlio, autore di poesie d’amore, si lamentava del fatto che il padre non lo aveva aiutato abbastanza a trovare lavoro.
Il 14 settembre di quello stesso anno, a Verona, Giuseppe Piccoli, 32 anni, ha accoltellato suo padre Sante, 68 anni, professore di lettere in pensione. “Voleva buttarmi dalla finestra”, si è scusato con i magistrati.
Il 12 marzo del 1983, a Chioggia, fa scalpore la notizia della morte di Giovanni Santinato, 48 anni, facchino di Porto Marghera. Lo ha trovato morto, al volante della sua auto, nella campagna veneziana, uno dei figli, Roberto di 23 anni, che abitava dai nonni. Lo ha ucciso a martellate l'altro figlio, Michele, di 16 anni aiutato dalla mamma Luigina Boscolo Marchi di 48. I coniugi, in crisi da tempo, quel giorno avevano litigato. E il ragazzo era intervenuto, esasperato.
A Conegliano, in provincia di Treviso, il 20 aprile del 1984, i carabinieri trovano il corpo di Teresa Beltramo, 69 anni, nella vasca da bagno. La donna è stata accoltellata la sera prima dal figlio Gian Carlo Berta, 46 anni, sposato e disoccupato. Rintracciato nella stazione ferroviaria di Valdobbiadene, l'uomo non ha saputo spiegare i motivi del matricidio.
Resta senza spiegazioni anche il matricidio compiuto da Walter Pavan, 27 anni, a Padova, il 2 luglio dell'85. Sua madre Adelia Milan, 57 anni, viene raggiunta da un colpo di fucile alla testa.
Sono invece 50 mila lire negate il movente dell'omicidio di Cesira Sovegnago. La donna di 72 anni, vedova, è stata uccisa a coltellate dal figlio Luca Bedin, 35 anni, tossicomane sempre alla disperata ricerca di denaro. E' accaduto a Vicenza il 16 giugno del '99. Un giorno prima, a Venezia, a cadere sotto i colpi di una serie di coltellate è Ester Carpenetti, 80 anni, uccisa dalla figlia Gianna Valente, dopo l'ennesima lite.
Interferiva con alcune relazioni telepatiche che il figlio era convinto di avere, Silvia Dalla Caneva, la donna di 52 anni, uccisa a calci e pugni dal primogenito Andrea Colmaret di 27. Il ragazzo ha aggredito la donna mentre questa era a letto, nella casa di Feltre, vicino Belluno, il 7 gennaio del 2000.
Due mesi più tardi, stessa sorte toccherà a Iseo Battistella, 64 anni, pensionato di Mareno di Piave, in provincia di Treviso. Suo figlio Pietro, di 24 anni, esperto in arti di combattimento, lo ha ucciso gettandolo a terra e sedendosi sopra il suo corpo. Non sopportava di venir accusato di essere indemoniato.

  di Igino Domanin e Elena Galli
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   data: 23 agosto 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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