Pare non fosse proprio una notte buia e tempestosa. Era un semplice 2 ottobre del 1950, giorno in cui Charlie Brown, un bambino dalla testa tonda (appena abbozzato rispetto a come oggi lo conosciamo), appare in una strip passando davanti a due suoi amici e, senza dire una parola, entra nella storia. Charles M. Schulz è reduce dalla guerra, dalla perdita della madre, da un lavoro come insegnante presso la "Art Instruction School" (dove fa amicizia con un vero "Charlie Brown" e perde la testa, non ricambiato, per una "ragazzina dai capelli rossi"). Vince la timidezza e si mette a battere a tappeto con il suo porfolio il mercato dei fumetti: l'insistenza è premiata quando il "Saturday Evening Post" gli compra quasi a scatola chiusa un buon numero di storie formato tabloid già pronte.
(Bene! Arriva il buon vecchio Charlie Brown!)
(Buon vecchio Charlie Brown... sissiggnore!)
(Buon vecchio Charlie Brown...)
(Come lo odio!)
Non si parlava ancora di "noccioline": la pagina, tratteggiata grossolanamente, si chiamava "L'il Folks" ed ebbe un discreto successo, sebbene niente lasciasse prevedere che sarebbe diventata l'unico scopo della carriera Charles Schulz come fumettista.
Fu Jim Freeman (un editor della United Feature Syndicate con trent'anni di esperienza alle spalle) a consigliare di passare dal formato tabloid alla strip. Schulz ne propose una composta di soli quattro riquadri, soluzione che fu letteralmente considerata "geniale" dall'agenzia al completo e consigliata successivamente anche ad altri autori.
È l'inizio della strada in discesa: Charles Schulz viene invitato negli uffici di New York, firma un contratto per 5 anni e festeggia l'evento con una bistecca al sangue ben cotta.
La felicità durò appunto il tempo della bistecca: l'ufficio legale dell'agenzia prese a sua insaputa e sulla sua pelle la prima grande decisione: esistevano già due strisce chiamate "Little Folks" e "L'il Abner", così ai personaggi di Schulz fu appiccicato a forza il nome di "Peanuts" (noccioline), che l'autore ancora oggi definisce «totalmente insignificante».
la prima striscia in cui appare Snoopy
Ci vollero alcuni anni perché i lettori si affezionassero alla gang dei "Peanuts". Il finale lo conosciamo: capitolarono. Tutti. E contribuirono a far diventare "Peanuts" la striscia più popolare di tutti i tempi.
Oggi Charlie Brown e soci compiono cinquant'anni (in teoria i conti non tornano, ma le celebrazioni considerano il primo disegno e non la data della prima pubblicazione) e il disegnatore dichiara che se li porterà nella tomba. Schulz è infatti tra i pochi a non aver delegato i disegni ad uno staff: cura personalmente ogni singola striscia, dalla storia all'esecuzione, e non ha alcuna intenzione di passare il testimone.
È strano, ma non molti si chiedono il perché di tanto successo: esiste sicuramente di meglio; si ride poco, e quando si ride lo si fa in modo che dire "politically correct" è poco, al punto che la Disney, in confronto, sembra un covo di terroristi; le strisce ormai da qualche anno ricalcano sè stesse e sono pervase da un moralismo di fondo che ha addirittura portato alla pubblicazione di un "Vangelo secondo Linus", in cui i passi delle scritture sono commentati dei personaggi dei Peanuts; e l'incisività delle storie è pressoché nulla.
Eppure qualcosa è rimasto. È come se i "Peanuts" abbiano trovato una speciale chiave di lettura, una risposta alle semplici domande che in molti hanno paura a porsi. Snoopy resta chiuso fuori casa sotto il sole e ha sete. Si avvicina alla fontanella e guarda insistentemente il rubinetto chiuso. Non succede niente, ma al quarto riquadro inizia a piovere. È la provvidenza? O il caso? Nessuna risposta, al di là delle intenzioni dell'autore, se non quella che si dà autonomamente il lettore. Ed è questo, probabilmente, il vero segreto.