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Pippo Franco su GennaCamDa ULYSSE.net:
«Pippo Franco, o meglio Franco Pippo - perchè questi, così invertiti, sono il suo vero nome e il suo vero cognome - nasce a Roma il 2 settembre del 1940. A dargli i natali sono la signora Wanda Grassetti e l'attore-fantasista di avanspettacolo Felice Pippo. Quando Franco viene al mondo suo padre si trova in guerra e viene fatto prigioniero durante la campagna d'Africa. Durante i sei anni di prigionia Felice Pippo si ammalò di angina pectoris e quando finalmente potè abbracciare il figlio che non aveva mai conosciuto gli rimaneva poco tempo da vivere. Molto infelice nell'infanzia, Franco cresce tra le gonne della madre, facendo suo il profondo senso di solitudine che la donna gli trasmette. Sentimento questo che si è amplificato con il nuovo matrimonio della madre. Pippo FrancoA sedici anni, dopo aver studiato a lungo in collegio, va a vivere da solo e quindi si trasferisce, con alcuni amici "artisti", in un appartamento di via Capo le Case. Si iscrive al liceo artistico e comincia un lavoro per la verità poco ortodosso: "affittavamo le nostre stanze da letto alle puttane che battevano sotto casa". Sulle orme dello zio materno, Orlando, Franco si dedica con passione alla pittura. In questo periodo Franco soddisfa anche un altro suo grande amore: il canto. Scrive alcune canzoni umoristiche, come L'Idiota e, spalleggiato da Maurizio Costanzo, si esibisce nei night e nei cabaret di Roma. Nel 1968, dopo un apprezzato sodalizio con Garinei e Giovannini, approda alla compagnia del Bagaglino, alla quale è tuttora legato. Notato per la sua simpatia e il suo aspetto indubbiamente "buffo" - con un naso spropositatamente lungo su un corpo segaligno e dinoccolato -, Franco comincia a prendere parte a qualche pellicola commerciale di genere "musicarello", solitamente nel ruolo di spalla comica. Gira così Appuntamento a Ischia (1960) con Mina, durante gli esami di maturità, e a seguire: Chimera (1968), Pensiero d'amore (1969) entrambi con Gianni Morandi e Zingara (1969) con Bobby Solo. All'età di ventitre anni Franco, che aveva già mutato il suo nome in Pippo Franco - per un'abitudine scolastica: "A scuola mi chiamavamo per cognome" -, si sposa per la prima volta e ha un figlio di nome Simone. Dopo diciotto lunghi anni di litigi e contrasti però arriva l'inevitabile momento del divorzio. Si risposa in seguito con l'attrice di teatro Piera Bassino, con la quale è ancora legato e che gli ha dato altri due figli: Gabriele e Tommaso. Al cinema, dopo alcune partecipazioni importanti come in Nell'Anno del Signore (1969) di Magni, comincia a ritagliarsi un suo spazio in film di smaccata matrice comica come Mazzabubù quante corna stanno quaggiù (1971) di Mariano Laurenti e Boccaccio (1972) di Bruno Corbucci. Nonostante una riuscita performance nella commedia firmata Billy Wilder, Che cosa è successo fra tuo padre e mia madre? (1972), è Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda (1972) con Edwige Fenech che lo impone al grande pubblico. Protagonista assoluto di un film, Pippo Franco lo diventa nel 1973 con Patroclooo! e Il soldato Camillone di Mariano Laurenti e il successo gli arride ancora con Giovannona Coscialunga, disonorata con onore (1973) di Sergio Martino, mentre un grosso flop è il successivo film di Laurenti, Furto di sera bel tempo si spera (1974). A restituirgli dignità cinematografica ci pensa l'amico di sempre, Pier Francesco Pingitore che lo dirige in Romolo e Remo: storia di due figli di una lupa (1976), Nerone (1977), Scherzi da prete (1978) Tutti a squola (1979), Ciao marziano (1979), Il casinista (1980), Attenti a quei due P2 (1982), Il tifoso, l'arbitro e il calciatore (1982) e Sfrattato, cerca casa equo canone (1983). Raggiunto il successo, Pippo viene richiesto sempre più da registi di un certo spessore per film ritagliati appositamente sul suo personaggio. A cavallo tra gli anni Settanta e gli Ottanta, lavora, tra gli altri, con Pasquale Festa Campanile (L'imbranato), Bruno Corbucci (Il ficcanaso) e Luigi Magni (Arrivano i barsaglieri). Nel 1981 si cimenta anche nella regia e si dirige nel mediocre La gatta da pelare. Negli anni Ottanta il pubblico non lo abbandona e impara ad apprezzarlo anche come cantante per bambini e la sua Mi scappa la pipì papà diventa una vera e propria hit dell'easy listening. Famoso è anche un suo spot per una nota marca di caffè in cui ironizza con le dimensioni del suo naso - "io per il caffè c'ho naso" -. Dal 1983 si dedica prevalentemente al teatro e alla televisione. Negli anni Novanta ritorna alla ribalta con una serie di spettacoli tv, realizzati insieme alla compagnia del Bagaglino (Crem caramel, Rose rosse), sia per la RAI che per Mediaset e conduce alcune edizioni dello show La sai l'ultima? Per la regia dell'inseparabile Pingitore partecipa anche ad alcuni film tv come Gole ruggenti e Tre stelle».
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