Nel 1967 irruppe nello scintillante mondo dei tv show una fiction seriale (17 episodi, qualcuno inedito in Italia) che lasciò gli spettatori senza fiato. Una trama che pendolava tra la fantascienza e lo spionaggio, una struttura a nastro di Moebius, una capacità profetica tale da anticipare i temi sociali di questo inizio di millennio, una visionarietà assoluta e metafisica, l'assenza totale di buone intenzioni: questo fu The Prisoner (Il prigioniero), la serie firmata e interpretata da Patrick McGoohan, ai tempi divo della televisione e geniale creatore di questa produzione televisiva che stava al passo con le analisi dei francofortesi e di Guy Debord. Fu un evento che lasciò il segno nella generazione e che tuttora fa discutere (migliaia di interpretazioni si accavallano in Rete e fuori su cosa esattamente significasse Il prigioniero). Uno sviluppo imprevedibile, un'allegoria da grande letteratura, un'enigmaticità che a tutt'oggi non ha pari nella storia della televisione hanno decretato il successo della serie, replicata negli Ottanta da una tv americana e nel '90 proiettata su grande schermo a Parigi (e già si parla di un film, con Mel Gibson nei panni che furono di McGoohan). La storia dell'agente segreto dimissionario dai Servizi britannici, che si risveglia nell'allucinante villaggio Portmeirion (una sorta di Club Mediterranée espanso a società perenne, un falansterio dorato dove chiunque è schiavo di una felicità dorata che non lascia più spazio alla libertà personale e all'esperienza), è una fosca predizione della società teratocapitalistica, una critica aggressiva e potente al sistema internazionale delle multinazionali, la perfetta riproduzione in scala di come dovrebbe andare il mondo secondo le tecnocrazie che ci governano: un mondo di consumo controllato, un pianeta in stato di coma ebete sotto l'occhio inscalfibile non di Dio, ma di una deità laica che non si riesce a identificare, ma che si sente nell'aria. Dall'isola, l'agente interpretato da McGoohan tenta vanamente di fuggire (enormi palloni a elio gli impediscono l'evasione alzandosi misterici e invalicabili dal mare) ed è continuamente respinto nel suo anonimo, incomprensibile ruolo di "numero 6", abitante senza identità dell'isola, governata dall'invisibile numero 1 e retta dall'icona di questo, il numero 2, che è in realtà una carica a rotazione. Numero 6 saprà tuttavia sottrarsi al dominio del Numero 1, riuscirà a smascherarlo: non una, bensì due volte: con un risultato che costituisce uno dei colpi di scena più agghiaccianti e da brivido nella storia televisiva. E ritornerà nella Londra da cui è scappato, soltanto per scoprire che al ruolo di Numero 6 non si sfugge nemmeno fuggendo...
GUIDA AGLI EPISODI
Diciassette puntate per un serial che, con il suo finale metafisico e orwelliano scatenò un'incredibile serie di polemiche: McGoohan rischiò il linciaggio e dovette abbandonare Londra: gli spettatori non compresero la grandezza dell'ultimo episodio e speravano in un finale alla 007. Ogni episodio è in pratica un film: inquietante, magistrale, enigmatico. Fino all'ultimo, un autentico colpo di genio...
L'incredibile finale della serie Il prigioniero: tutti gli enigmi vengono svelati, attraverso un sistema di colpi di scena a ripetizioni. Ma, per ogni soluzione, l'enigma sembra riproporsi nelle stesse forme che hanno dato inizio alle avventure di Numero 6. Una puntata ormai mitologica, kafkiana, metafisica e agghiacciante, che ha scatenato le infinite interpretazioni che da più di trent'anni cercano di sciogliere i nodi e i misteri di questo leggendario telefilm.
Evangelisti: "Una profezia" - In uno degli interventi più ficcanti e polemici pubblicati da Carmilla (quello che inaugurava il primo numero della storica rivista), il re della fantascienza italiana rievoca il capolavoro di McGoohan: "Chi ha avuto modo di vedere questa serie di telefilm non la dimenticherà mai più. E, non dimenticandola, potrà raffrontarla alla realtà odierna. La somiglianza è impressionante. La schiavitù del numero 6, sotto le apparenze di una libertà quasi totale, nasceva dalla mancanza di un passato, e dall'immersione in un clima onirico fatto di solo presente..."
Il jukebox in Flash che permette di selezionare i remix e le variazioni lounge e techno dei temi principali de Il prigioniero. Carmel Morris, Alternative Radio, Bang Bang, The Times, Gangster Politics, Celestial: il mito del Numero 6 secondo le ultime tendenze. Per fare funzionare il jukebox, selezionate gli autori e le musiche con le freccette verticali e, per eseguire le musiche, premete il tasto di "play".