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Siamo seri:
A volte si salva
Lo dobbiamo ammettere: la televisione italiana non fa sempre e solo schifo. Certo, i programmi interessanti e “spessi” si contano sulle dita di una mano. Ma a volte… ci sono. Come ieri sera, giovedì 30 gennaio, quando su RaiUno, in prima serata, è stata trasmessa la seconda parte del filmato prodotto dalla Rai “Giorgio Perlasca, un eroe italiano”. La prima puntata del film (proposto per il secondo anno consecutivo) era andata in onda lunedì 27, in occasione della Giornata della Memoria.
Ma chi era Giorgio Perlasca, questo “eroe italiano” che nel corso degli anni Trenta aveva sposato la causa del fascismo combattendo anche in Spagna al fianco delle forze franchiste? Per chi non ha visto il film, è la storia di un impiegato padovano di una ditta di import-export di carni che a Budapest, tra la fine del 1944 e l’inizio del 1945, salvò più di cinquemila ebrei dallo sterminio nazista. E lo fece con l’astuzia e l’inganno, mettendo a repentaglio la sua vita e fingendosi console dell’ambasciata di Spagna in terra d’Ungheria.
E’ una storia vera, di cui non si è saputo nulla fino al 1988, quando un gruppo di persone (figlie e nipoti degli uomini e delle donne che Perlasca aveva salvato in Ungheria) si sono date da fare per ritrovare quell’uomo italiano entrato nelle leggende domestiche degli ebrei di origine ungherese. Sul piano tecnico e artistico, il filmato non è forse all’altezza delle migliori (e ben più costose) produzioni internazionali. Ma sul piano della “comunicazione di un messaggio” è un ottimo prodotto. Specialmente perché ha riportato alla luce una storia (che sia italiana o meno non importa un fico secco) rimasta sepolta sotto il macigno della Storia per oltre 40 anni. Giorgio Perlasca, al suo ritorno in Italia alla fine della guerra, non aveva raccontato nulla a nessuno della sua vicenda eccezionale. E' infatti grazie a quel gruppo di donne israeliane che lo ritrovarono e all’interessamento di Enrico Deaglio (autore del libro "La Banalità del bene" da cui si ispira il film) che la storia di Perlasca è diventata pubblica. E’ anche grazie a loro che un pezzo di umanità è emerso da quegli anni in cui l’Europa era sprofondata nel buio più nero. E poco importa se recentemente sulla storia e sul filmato di Perlasca si siano scatenate polemiche che spaziano dai dibattiti su quando Perlasca si sia dissociato dal fascismo o sulla “cinicità della spettacolarizzazione di un evento tragico”. Quel che rimane è che ora la sensazionale storia di Giorgio Perlasca è conosciuta ai più e il suo nome è impresso a Gerusalemme tra i “Giusti delle Nazioni”. Una scritta che lo stesso Perlasca ha voluto che fosse impressa anche sulla sua tomba che si trova nel cimitero di Maserà, a pochi chilometri da Padova. Inviato da Alberto Burba , Venerdì 31 Gennaio 2003
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