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La stampa deficiente
sette.jpgSi fa un gran parlare di televisione spazzatura, dei programmi stupidi e volgari che riempiono il palinsesto. Il fenomeno è macroscopico e molto dibattuto. La mia opinione è che esiste sicuramente una tv deficiente, ma non dobbiamo farci illusioni. Oltre alla tv c’è anche una stampa altrettanto scadente, insulsa, falsa, frivola e gossippara. Non mi riferisco ovviamente a quella specializzata: Novella 2000, Eva Tremila, GQ, Max, tanto per fare qualche nome, in fondo sono prodotti onesti. Chi li compra sa perfettamente cosa vuole e quello trova. Quello che invece cercherò di descrivere e dimostrare è la miseria culturale, la insostenibile mancanza di qualità dell’informazione presente su testate e giornali che vorrebbero esser presi sul serio, con ambizioni giornalistiche. Mi riferisco a Panorama, L'Espresso ma anche agli inserti settimanali del Corriere della Sera e Repubblica. Per provare quello che sto dicendo mi servirò di un esempio. Il numero in edicola di Sette, il magazine “infilato” dentro il Corriere, che ci viene venduto in omaggio. L’ossimoro non è casuale: noi pensiamo di avere Sette gratis e in realtà lo paghiamo 30 centesimi. È anche curioso il fatto che l’inserto lo dobbiamo pagare comunque anche se preferissimo lasciarlo all’edicolante.

espresso.jpgOra che l’abbiamo acquistato, vediamo un po’ cosa ci offre il supplemento. Dalla copertina già si capiscono molte cose: Dilemmi familiari. A che età è giusto regalare il telefonino a tuo figlio? Niente da dire: l’argomento è di scottante attualità, complesso e sentito come pochi altri. La questione è affrontata con l’aiuto di alcuni esperti, gente preparata sulla materia: Barbara Palombelli, Antonio Ricci, Carlo Verdone, Daria Colombo, Maurizio Gasparri, Teodoro Buontempo alias Er Pecora, Natalia Estrada e Gino Vignali. Prego notare la logica rigorosamente bipartisan delle opinioni presentate, secondo lo stile e la consuetudine del primo quotidiano italiano. Per affrontare in una tematica così ricca di implicazioni etiche, pedagogiche e psicologiche la redazione di Sette si è messa in mani sicure. Ecco allora il Bon Ton da telefonino per adolescenti by Lina Sotis. Regola numero 2: “La conversazione è cosa privata, anche quella con la mamma, che non presenta pericoli”.
Ma non finisce mica qui.
Il Sotis pensiero sembra essere il filo conduttore di questo numero di Sette. È sempre lei a firmare un pezzo fondamentale intitolato “Che noia le cene di beneficenza! Per fortuna adesso anche la Chiesa dice basta”. E siccome si annunciano tempi difficili, è ancora lei a indagare sul rapporto tra guerra e informazione, immagine e notizia con una attenta analisi fenomenologia dal titolo “Ma come porti la Pashmina bella inviata”.
Vabbè direte voi, ci sarà pure qualcos’altro, meno stucchevole e frivolo su sto’ giornale. Le grandi firme per esempio, che so Enzo Biagi, che fanno? Biagi in effetti firma la sua consueta rubrica di aneddoti storici triti e ritriti e citazioni a manetta. Ci illumina il grande vecchio del giornalismo italiano con il ricordo di “un vecchio strillone di giornali bolognese che offrendo il quotidiano gridava: «Ocio a Danziga e a chi la stuziga». Resta per me uno dei politologi più illuminati e previdenti. Cominciò da lì il secondo conflitto mondiale”.
E questa sarebbe la lezione, il contributo di sapienza del decano della libera informazione che nel titolo ci ammoniva a studiare la storia per capire la guerra? Mio nonno, a questa stregua, è Fernand Braudel.

Passando da un articolo all’altro (“Generazione Viagra: non mettiamoci la mano sugli occhi”, “Tamarro vuol dire coatto?” faccia a faccia tra Silvio Muccino e J. Ax degli Articolo 31), approdiamo all’intervista-panorana.jpg
inchiesta di Claudio Sabelli Fioretti. Sapete chi finisce sotto il torchio dell’ex-direttore di Cuore, quale grande politico, intellettuale, figura di primo piano della Repubblica? Ritanna Armeni, capo ufficio stampa di Bertinotti. Ma chi cazzo la conosce? Poi capiamo la scelta di Sabelli Fioretti. Non importa quanto sia illustre la signora, l’importante è che stia al gioco. Che è quello di raccontare le sue frequentazioni con il demi-monde politico e giornalistico, parlare male di questo e quello, elencare vizi e virtù di colleghi, compagni di partito ed ex-amici in un livoroso e personale Giudizio Universale. E così apprendiamo che Tiziana Maiolo è una venduta, Prodi un ombroso antifemminista, Ezio Mauro uno stalinista. Chiunque abbia dei conti da regolare o urgenza di sputtanare qualcun’altro può rivolgersi a Sabelli Fioretti. A patto che si tratti di vip.
Non aggiungo altri esempi di articoli oltre a quelli citati , non perché non ci sia materiale ma perché ci sembra che siano sufficienti a rappresentare la linea editoriale di Sette. Che a sua volta è solo un esempio preso tra i magazine di informazione che si vorrebbero autorevoli, qualificati, intellettualmente stimolanti. E adesso ditemi se la tv deficiente non si riflette meravigliosamente in una stampa altrettanto vuota, superficiale, fastidiosamente salottiera e pettegola. In una parola, a encefalogramma piatto.

Inviato da Guido Fossati , Venerdì 21 Febbraio 2003 | Commenti (39)
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