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La farsa delle nomine fantasma
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La vicenda delle dimissione e nomine del nuovo Cda della Rai mostra come un perfetto tableau vivant quale sia la concezione del potere, della legge e anche lo stile di governo di Silvio Berlusconi e della sua corte. Lo spettacolo andato in scena ieri ha mescolato generi diversi. Ha molto di drammatico, se si pensa alle intenzioni, alla logica brutale ed eversiva con cui questa maggioranza affronta una delle questioni più delicate in una democrazia avanzata: quella della libertà di informazione, del pluralismo nell’offerta radio-televisiva e del conflitto di interessi. I commenti preoccupati e indignati a riguardo li potete leggere su Repubblica e perfino sul solitamente cauto Corriere della Sera. Non potremmo fare meglio di Ezio Mauro o di Paolo Franchi e quindi vi rimandiamo a loro per una analisi seria. L’interpretazione che cerchiamo di dare noi di queste dimissioni e nomine fantasma attinge invece alle categorie del grottesco, della farsa, del comico involontario.

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Nessun governo democristiano, socialista, pentapartito aveva mai toccato i vertici di improvvisazione, stolidità, spacconeria e goffaggine raggiunti da questa coalizione. Dai tempi del Big Bang tutti i partiti hanno lottizzato selvaggiamente la Rai, si sono spartiti reti e poltrone con passione e ferocia, ma neanche Cirino Pomicino, Vittorio Sbardella o Rino Formica erano stati tanto fessi da farlo en plain aire, tanto sfrontati da apparire col sigaro in bocca e in maniche di camicia mentre ancora si accapigliavano sui nomi. Nessun segretario di partito, ministro o portaborse era stato tanto tonto da passare a Maurizio Costanzo il foglietto con la cinquina prima che le cose fossero state davvero sistemate. Ci è riuscito Maurizio Gasparri, l’utile idiota messo a capo del Ministero delle Telecomunicazioni.
L’esercizio del potere da parte di Berlusconi e soci diventa sempre più simile alla caricatura del potere; forse, in maniera insconscia, i leader del centrodestra in questa vicenda si sono ispirati a certi film di Alberto Sordi, buonanima. Sembra quasi che abbiano voluto rendere un doveroso omaggio al grande attore scomparso, imitando i suoi personaggi tragicomici, vili e arroganti al tempo spesso, servili e ipocriti fino all’impudenza.
Non ne hanno azzeccata una, hanno infilato tutte le gaffes possibili e immaginabili. Prima di tutto è partito l’ordine a Baldassarre e Albertoni di dimettersi ma restando in carica: una violazione del principio di non contraddizione che neanche Pera e Casini potevano accettare. I presidenti delle Camere hanno preteso che venissero organizzate le esequie dei due giapponesi, morti da tempo ma conservati in stato di ibernazione al settimo piano di Viale Mazzini
Poi ci sono stati i vertici febbrili in via del Plebiscito, nella dimora patrizia del Premier, con girandole di telefonate e sgommate di auto blu. Al termine di una giornata dai lunghi coltelli, la carcassa della prima e più indebitata azienda culturale italiana sembrava ormai spartita: restavano alcuni bocconi minori da assegnare, la pelliccia di Rai Educational, le zampe di RaiNews 24. La parte del leone ovviamente se l’era presa lui, Simba Silvio, insaziabile divoratore di canali televisivi. Per tritare e smaltire la pesante mole della tv di stato aveva trovato l’uomo giusto: Mario Resca, presidente di Mc Donalds Italia.
Quel falco di Gasparri da Costanzo ha poi combinato il pasticcio di rivelare o accreditare le voci sulla composizione del nuovo Cda. Forse è stata una vanteria, forse è caduto in un trappola: non lo sapremo mai. Ma nella tradizione dell’avanspettacolo non si può prescindere dalla figura del cretino.
La commedia ha poi virato verso toni più grotteschi e paradossali con i presidenti delle camere che venivano informati dai parlamentari sulle nomine “di loro esclusiva competenza” che altri avevano già deciso.
Una situazione mai vista neanche nei film di Albertone. Pera e Casini a quel punto non avevano scelta: hanno preso cappello, simulato superiore distacco e fastidio per questa mancanza di riguardo verso le loro prerogative istituzionali e tenuto a ribadire la loro indipendenza di giudizio. Tutta l’opposizione si è sollevata e con un empito di sdegno verginale ha denunciato la esecranda pratica lottizzatoria, a lei ovviamente sconosciuta.
Al termine di una giornata convulsa e demenziale le nomine per il Consiglio di Amministrazione della Rai tornavano in alto mare, là dove dove la televisione pubblica che imbarca acqua da tempo può andare lentamente e inesorabilmente a fondo.
Il dubbio che ci viene ora è che il regista di questo Titanic all’italiana sia sempre lui, Silvio Berlusconi.

Inviato da Guido Fossati , Giovedì 27 Febbraio 2003 | Commenti (25)
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