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Alias: demenza americana
alias1.jpgalias3.jpgSe la domenica sera non avete niente da fare (ma dev'essere un niente assoluto), regalatevi un'esperienza di purissima demenzialità americana. Se gli anglosassoni sparano a zero sulla nostra tv, gliene siamo grati e apprezziamo questa strategia: impedisce loro di stare attenti a quello che producono. L'esperienza che vi consigliamo è comoda e tranquilla. Apparentemente. Non dovete fare altro che mettervi comodi davanti al vostro apparecchio e sintonizzarlo su RaiDue alle 20.55. Assisterete a un turbine di cazzate televisivo-cinematografiche come raramente ne avete viste tutte insieme. Alias, il telefilm di cui vi stiamo parlando è la nuova frontiera della dissociazione collettiva e cinematografica, il punto di non ritorno della fiction mondiale. Non è nemmeno serie B: i fuoriclasse, di solito, non giocano in serie B. Ma qui nel cast ci sono autentici divi, da Quentin Tarantino alla strafiga Jennifer Garner, prossima consorte del Devil interpretato da Ben Affleck. Ci eravamo scordati una precauzione: prima di guardarvi Alias, prendetevi uno psicofarmaco. E quando andate a letto, ci raccomandiamo, non fate quello che dovete fare: cioè il seppuku, suicidio rituale nipponico.
alias2.jpgPrima tentiamo di chiarirvi le idee, cercando, per quanto è possibile (ma è impossibile), di raccontarvi la trama di Alias. Alias è una serie autenticamente di culto negli Usa: il che, vedrete, la dice lunga sullo stato cerebrale collettivo degli statunitensi. E' una spy story, un thriller, un armadillo tv, un tubero proteso verso le bolle dell'immaginario che vorrebbero globalmente imporre. Ecco che succede in Alias, secondo l'interpretazione di un eroe di televisione.it, che è riuscito a cogliere una struttura nel delirio di incredibile incoerenza messo in scena: "Protagonista della serie è Sydney Bristow una seducente, ma alquanto timida ed impacciata, studentessa universitaria di vent’anni. Dietro il velo di una vita apparentemente tranquilla ed ordinaria si nasconde una spia al soldo di una agenzia dei servizi segreti: lo SD-6. Già nel primo episodio, ricco di colpi di scena, il telespettatore verrà portato a conoscere la verità. Sydney scopre che lo SD-6 è una agenzia parallela che lavora contro gli interessi del Governo e che usa persone ignare come lei per portare a termine i suoi sporchi affari. Sydney decide quindi di rivelare tutto alla CIA che in cambio le chiederà di infiltrarsi nell’SD-6 e di svolgere attività di controspionaggio per conto dell’agenzia di Langley".
Detta così, sembra semplice. Ecco, invece, cosa abbiamo visto noi.
Abbiamo visto un montaggio che aveva il ritmo delle cazzate/minuto pronunciate da Platinette, la verve del ministro Giovanardi e la comprensibilità dei discorsi di Gigi Di Biagio - oltre che la bellezza di Carlo Taormina. Ad assistere ad Alias bisogna stare attenti a non battere le palpebre, perché altrimenti si perdono un paio di scene. Le vertigini avrebbero le vertigini a guardarlo. Il montaggio di Alias sta alla coerenza come quelli del Grande Fratello alla noblesse oblige. Nel giro di cinque minuti, all'interno dell'episodio che abbiamo esaminato, la strafiga ventenne universitaria timida fa, senza soluzione di continuità, queste cose: scopre che sua madre non era una prof bensì un agente del Kgb; scopre che suo padre lavora sì per i servizi segreti, ma qualli cattivi; sventa un assedio alla centrale di suddetti servizi segreti, salvando i propri colleghi e il capo e assicurando alla giustizia il cattivo (che è Tarantino dopo che gli hanno somministrato del Lexotan); incontra nel suo appartamento col camino l'amica di colore che sta con uno stronzo che l'ha tradita in segreto (cosa che la strafiga 20enne ha scoperto passando dall'università prima di tornare a casa); organizza un piano per entrare in un casinò superprotetto e sostituire l'anello di uno stronzo con un finto anello che contiene una cimice in compagnia di un impiegato lindo che per travestirsi diventa rasta e nonostante questo viene scoperto e allora interviene la ragazza e lo libera con un calcio e dopo venti secondi sono tutti dentro la sede dei servizi e c'è anche il tempo di riappacificarsi a casa davanti al camino con l'amica che non aveva creduto alla notizia delle corna e aveva rotto l'amicizia ma all'improvviso arriva la notizia che bisogna volare a Mosca per infiltrarsi in una riunione dell'ex Kgb che si tiene in un magazzino di Lainate.
Abbiamo cronometrato: tutto questo in 5 minuti e 20 secondi.
Non è tanto sconcertante, tutto questo: è che proprio non ci si capisce un cazzo. Ci sono dei culti elevati a ciò di cui non si capisce un cazzo, come dimostra l'esistenza di tutte le religioni. Ma fino a questo punto nessun teologo si era spinto. Vedere una ventenne che studia l'esame di Letteratura Comparata e appende un volantino in bacheca all'università e poi, dodici secondi dopo, entra come una ninja in una "casa sicura" di un'intelligence che sta dall'altra parte del globo - beh, questo non è spy story: è proprio una cazzata. Pianti e confessioni intime impensabili durante un sequestro di massa e, ventidue secondi dopo, la visione privata di un video della sicurezza di un palazzo di Hong Kong, mentre in un casinò, durante un'operazione coperta, si incontrano i propri vicini di casa. Prendete i Simpson, aggiungetegli il corpo di polizia di Fracchia la belva umana, metteteci la paranoia di Vittorio Sgarbi e condite il tutto con momenti da Vecchia Romagna: avrete la serie completa di Alias.
Ora, nessuno ha nulla da ridire su quanto sia virtuosa, per fumetti e fantascienza, la schizofrenia. Prendete Peter Parker: un momento è un pirla, la vignetta successiva è l'Uomo Ragno e vola su New York. Prendete Guerre Stellari: Anakin è un bambino delizioso, poi uno stronzo patentato, infine è il Male assoluto. A chi, perplesso, già ai tempi diceva agli americani: "Boh!, contuate così, fatevi del male", gli americani hanno risposto con produzioni televisive tipo Alias. Che è il canto della dissociazione allo stato puro. Per produrre il quale, tra l'altro, sono stati spesi miliardi: almeno, una volta, le grottesche relazioni delle soap erano prodotte a basso budget. Ma qui ci hanno messo dell'impegno artistico - ed economico.
Non vediamo l'ora di assistere all'ultima puntata di Alias: voci di corridoio riportano che la superfiga, che ha vent'anni nella scena iniziale, poi ne ha settantadue - nella scena successiva, però.

Inviato da giuseppe genna , Venerdì 28 Febbraio 2003 | Commenti (263)
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