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La guerra della televisione
La camera durante le votazioni
di Stefano Porro

Mentre la guerra in Iraq incalza e l'economia mondiale deflagra, il Parlamento italiano si concentra su una questione fondamentale per la sopravvivenza del nostro paese: le televisioni di Silvio Berlusconi.
Negli scorsi giorni, ai deputati di Forza Italia è arrivata la seguente comunicazione: "Gentile collega, ti ricordiamo che da martedì 1 aprile, ore 11, e per tutta la settimana la presenza è assolutamente obbligatoria per le importantissime votazioni, anche con scrutinio segreto, sulla legge di riassetto del sistema televisivo". Una perfetta comunicazione aziendale che il padrone è uso mandare ai suoi deputati manager. L'occasione era troppo ghiotta, e Berlusconi ha pensato di approfittarne a man bassa, cercando di far approvare delle leggi ad hoc che gli permettessero di controllare il sistema televisivo italiano, e di mantenere Rete 4 sul segnale terrestre (mentre da tempo la "piccola" della corazzata Mediaset trasmette fuorilegge in quanto dovrebbe spostarsi su satellite). Il tutto, ovviamente, mentre l'opinione pubblica era impegnata a seguire il fronte della guerra.
Per fortuna non tutto è andato come previsto dal nostro premier tycoon. Grazie a 17 franchi tiratori del polo di centrodestra, durante le votazioni serrate l'opposizione è riuscita a far approvare un emendamento (proposto dal diessino Giulietti) secondo il quale nessun soggetto privato può possedere più di due reti. Una tegola, per non dire uno schiaffo in faccia, piazzato sul cranio del presidente del consiglio quando meno se l'aspettava. Pronta è arrivata la risposta del polo delle libertà, che ha approvato una modifica dei criteri di nomina dei vertici Rai, riportandoli di fatto sotto il controllo di chi detiene la maggioranza parlamentare.
Ma lo scontro parlamentare non si è ancora concluso, perché la palla ora rimbalza al Senato, dove il Polo gode di una schiacciante maggioranza.
Non solo chi va in Iraq, ma anche chi tocca la televisione muore, perlomeno in Italia. Il centro della politica berlusconiana continua a ruotare intorno al piccolo schermo, vero centro di potere e condizionamento del centrodestra. La Legge Gasparri, che con molta probabilità sarà presto attuata, si configura come un unico caso di regolamentazione che, in un'economia di libero mercato, spinge per rafforzare il monopolio di un singolo. E che tutto questa voglia essere fatto passare sotto silenzio, sfruttando il clamore provocato dalla guerra irachena, preoccupa non poco, in quanto riporta alla mente il modo di agire del peggiore democristianesimo. Poco potrà fare l'opposizione dal punto di vista dei numeri. Ma la presenza dei franchi tiratori del Polo lascia comunque ben sperare. Forse non tutti i parlamentari di centrodestra hanno voglia di fare i manager al servizio del padrone di Arcore.

Inviato da Stefano Porro , Giovedì 3 Aprile 2003 | Commenti (84)
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