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Siamo seri:
Vergassola finisce sotto un Bulldozer
DOPO "EGOISTA!", IL TORMENTONE DI ALEXIA, IL SUCCESSO DELL'ESTATE È "COMUNISTA!"
L'allontanamento di Dario Vergassola da Bulldozer in quanto pericoloso esponente comunista (peraltro già annunciato qualche settimana fa da Dagospia: "No Dario Vergassola, no: è un comunista, fan di Rifondazione. Questo è il lieto refrain che circola a Rai2 nei riguardi del comico-conduttore di ‘Bulldozer’. Che non verrà riconfermato. Si parla di arruolare il lievito di Enrico Bertolino"), per quanto surreale, è in effetti avvenuto ed ha creato parecchio scontento nello staff.Di Vergassola e Bulldozer va raccontata la storia. Per farlo - ed io mi accingo a farlo - è necessario sapere esattamente come sono andate le cose. Come faccia io ad avere queste informazioni non è importante. In fondo, ciò che conta di una storia è saperla raccontare. E la storia è quella di canale tivù totalmente insignificante, con ascolti a gestione familiare e programmi da Guinness dei primati (in questo caso inteso nell'accezione "birra per scimmie"). C'è un comico, un comico particolare, che non fa ridere le famiglie, ma che a quelli a cui piace, piace molto. L'estate scorsa, mentre questo comico era in vacanza per i fatti suoi, è cominciato un corteggiamento asfissiante nei suoi confronti per convincerlo a condurre una programma satirico.
Dopo vari tentennamenti, si lascia convincere (per la gloria e soprattutto per gli euri, tanti); collabora alla definizione del format, personalizzandolo molto e, affiancato da Federica Panicucci oltreché un discreto gruppo di comici, fa - udite udite - una media di un milione di telespettatori con il 12 per cento di share nell'arco di ben 20 puntate (collocate tra l'altro il venerdì sera alle 23:30, l'ideale per il pubblico del cabaret).
La rete è entusiasta: conferma la trasmissione anche per la prossima stagione. Ma. Ma non quel comico. Quello con cui veniva identificata la trasmissione, quello sulle cui spalle reggeva il 70 per cento del programma. Quel comico viene lasciato a casa. Decisione presa dalla rete. Motivo? «Non è bravo». Qualcosa non va. E la cosa che non va non sta solo nei complotti di cui ha parlato David Riondino su Europa, gridando allo scandalo politico. Non va perché non se ne vede il buon senso. Confermare un programma che si identifica molto nel suo conduttore, ma non il suo conduttore è come rirpoporre il Maurizio Costanzo Show facendolo presentare a Luca Giurato. Quel milione di italiani che al venerdì sera per 20 settimane è rimasta sveglia, a casa a guardare la tv, non si è accorto di niente? Che il presentatore non era bravo, ad esempio, come invece è sembrato lampante alla dirigenza di RaiDue? È per questo motivo che tornano in mente alcuni episodi. Il comico Achille Salus, ad esempio, che nelle prime puntate, insieme al presentatore, dichiarava di essere affetto dal morbo di Arcore, malattia rarissima che rende soggetti a manie di grandezza e di cui sono affetti solo lui ed un altro ad Arcore; unico modo per guarire: insultarlo pesantemente. Quel comico è scomparso dopo 3 puntate. Kaputt. Rauss: non era bravo nemmeno lui. Torna in mente l'invito (non il divieto: solo l'invito) a non esporre la bandiera della pace durante la guerra del golfo. Per quanto quel comico e quel presentatore abbiano indubbiamente i propri limiti artistici, e il programma non abbia cambiato il corso della storia della comicità, quale può essere (se non il peggiore che può venirci in mente) il motivo dell'esilio del conduttore? E perchè la rete ha deciso di proporre repliche della trasmissione per tutta l'estate, aumentando così ancora di più l'identificazione del format con il presentatore? Non sarà, per caso, che anche adesso che RaiDue si è affrancata da "Roma Ladrona" (con tanto di festa meneghina) la pratica della genuflessione in direzione di Montecitorio resta in vigore? Inviato da Gianluca Neri , Mercoledì 16 Luglio 2003
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