La Paranoia è il sublime postmoderno: subiamo il fascino, terribile e annichilente, di una totalità che ci trascende e soggioga, un oceano di informazioni che non siamo in grado di conoscere ma che sappiamo essere lì fuori.
Dreamland, di Phil Patton [nella foto a destra] è il nuovo grande colpo messo a segno da Fanucci nell'opera di edificazione di un catalogo che come pochi altri, in Italia, è capace di indicare le ossessioni e i turbamenti della postmodernità. Appare nella collana "Immaginario" e mai collocazione fu più adatta: il libro di Patton è un autentico reportage dal cuore stesso dell'immaginario collettivo (o individuale: ha sempre meno senso questa distinzione). Una psicografia dell'oggi capace di cogliere, o quanto meno di suggerire, i meccanismi che portano alla formazione delle mitologie e dei simboli che circolano nella società dell'informazione: simboli, miti, ossessioni che emergono dall'Immaginario così come un aereo nero, silenziosamente, decolla dall'Area 51.
Cosa è l'Area 51? È una metastasi cancerosa dell'informazione, proliferazione incontrollata di dicerie, complotti, bisbigli, una massa critica che nell'epoca di internet non fa che aumentare esponenzialmente assecondata dalla velocità incontrollata della rete. Ma è soprattutto una scatola vuota in mezzo al deserto, una scatola nera, dove si affastellano le nostre paure, le nostre fantasie, ansie, speranze. È lo spazio del possibile, lo spazio del simbolo che da questo vuoto si genera e si trasmette lungo i nervi scoperti dell'infosfera. Una riserva sempre in eccedenza, quello spazio vuoto che mette in moto il desiderio, la coscienza della mancanza (la mancanza più grave oggi: la mancanza di informazione) che attiva l'ansia di possesso (di dati, immagini, testimonianze, storie, vertigine di data base infiniti su tutte le cospirazioni dell'universo).
CIA, FBI, ONU, "New World Order", i mille "uomini in nero": Patton è bravissimo a guidarci in questo flusso incontrollabile di teorie e informazioni, attento a distinguere i diversi fili di questa enorme matassa linguistica e semiotica che si è creata sopra Groom Lake (la località intorno alla quale sono stati edificati gli hangar della cosiddetta Dreamland). E lo fa con pacatezza, lucidità e una salutare dose di ironia, cercando quello che più si può avvicinare alla verità storica ma soprattutto cercando la realtà psicologica che ha "creato" il Mito, l'esigenza che ha spinto, spinge, migliaia di persone a cercare "la verità là fuori".
Dreamland ricorda quasi "Le vie dei canti" di Chatwin, un libro di viaggio, un road-book nella terra del sogno, là il sogno degli aborigeni australiani, qui l'incubo della società dell'informazione. Il testo di Patton è una straordinaria guida turistica sulle autostrade dell'inconscio sociale: ma una guida buona per perdersi, un invito al naufragio. È infatti da questo perdersi, da questo lasciarsi -inevitabilmente -sommergere da qualcosa d'Altro che ignoriamo, che nasce il piacere della Paranoia. Chi scruta il cielo del Nevada per anni e anni in cerca di una luce (così come i milioni di spettatori di X-files, o anche il più comune dei lettori di Dreamland) lo fa per un semplice motivo, banale anche se spesso inconfessato: ne ricava piacere.
E dà piacere perché la Paranoia è, in fondo, come un gioco sessuale: una pratica sadomaso di negoziazione del potere attraverso l'informazione. I ruoli non sono paritari ma infinitamente sproporzionati: c'è chi sa, che ha potere, che è il Potere, e c'è chi non sa ed è sottomesso.
Ecco, il Potere, l'avversario con cui i teorici della cospirazione devono confrontarsi. Pochi fenomeni come le teorie della cospirazione testimoniano la fine dell'utopia moderna di società civile, di cittadini e potere uniti per il bene pubblico. C'è un video che circola nel sottobosco dei cospirazionisti, tra il trash e il profetico: "Space Alien from the Pentagon": in due videocassette vengono "svelate" tutte le trame intessute da poteri occulti dello Stato per nascondere l'esistenza di Ufo e l'uso di tecnologie non terrestri da parte dell'esercito degli Stati Uniti. Quando immaginiamo gli alieni tra le algide architetture neoclassiche della Casa Bianca vuol dire che la frattura fra cittadini e Potere è ormai definitivamente compiuta e senza ritorno: è la percezione di un potere talmente distante da essere percepito come totalmente, letteralmente, alieno e nemico.
Ma Patton fa anche il punto sullo stato della schizofrenia collettiva della società dell'informazione: Lacan definisce la schizofrenia come la rottura della catena del significante: e cosa sono le teorie cospirazioniste se non una catena infranta, schegge impazzite di significanti senza significato, frammenti dal significato nascosto e mistificato, frantumi di una totalità di cui sentiremo a lungo la mancanza? Lo schizofrenico "perde il mondo", così come noi abbiamo perso il mondo della totalità dotata di senso, circondati da un universo segretamente ostile, indecifrabile, e ai nostri occhi privo di senso: vengono in mente i tanti paranoici schizofrenici dei romanzi di Dick, "looser" alla deriva in un mondo-macchina senza senso e senza storia.
Storia: proviamo a leggere Dreamland come un libro di storia, del genere più radicalmente revisionista (e non mielosamente revisionista). Ci si apre davanti una storia completamente diversa, segreta e sconosciuta, che in un colpo solo spazza via qualsiasi nostra pacifica fiducia nel passato, qualsiasi nostra illusione di conoscere e dominare la storia: la Storia è aliena (ancora Dick, geniale paranoico, visionario tra i ciarlatani, non fa che ripetercelo: la storia è mistificazione, illusione: e se l'Asse avesse vinto la guerra? E se l'Impero Romano non fosse mai caduto e ci dominasse ancora oggi? Ma se il tempo è illusione c'è ancora speranza per una redenzione?).
Acutamente Patton si dilunga sul tema della visione: vedere un Ufo, riconoscere un aereo ultrasegreto, distinguere una forma sfocata, "leggere" dei fondi neri per progetti di cospirazione in un bilancio. La postmodernità è tutta un problema di visione, ce lo hanno già insegnato Pynchon e De Lillo, la visione è ormai offuscata, appannata: mancando punti di riferimento le cose sembrano trasformarsi, cambiano nome e significato sotto i nostri occhi. Nell'universo della conoscenza, ormai, si percepisce confusamente, come su un televisore sintonizzato male: rumore bianco appunto.
Phil Patton, Dreamland, Fanucci, 28.000 lire
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