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  CROWLEY SECONDO PASI
L'allegoria della Lussuria dipinta da CrowleyMarco Pasi, ricercatore in storia delle religioni, è la giovane speranza italiana di trovare un degno erede delle ricerche di Giorgio Galli e Massimo Introvigne. Insieme a Pierluigi Zoccatelli (insieme a lui, il miglior giovane ricercatore italiano in storia delle religioni), Pasi aveva già pubblicato una leggendaria collettanea di saggi edita dalle Mediterranee. Con Aleister Crowley e la tentazione della politica (FrancoAngeli Editore), Pasi ha pubblicato uno dei saggi migliori del 2000, aprendo un'innovativa e originale prospettiva per chiunque si occuperà del grande satanista. Dal libro di Pasi, riproduciamo parte della splendida introduzione (ringraziamo l'autore e il suo editore per il permesso di pubblicazione).

CrowleyPerché occuparsi seriamente di uno strambo personaggio come Aleister Crowley? Ancora oggi, come ai suoi tempi, è più facile vederlo descritto in libri a sensazione come semplice spauracchio o ciarlatano, o l'uno e l'altro insieme, piuttosto che studiato in modo obiettivo e distaccato. In certi casi, proprio coloro che hanno svolto un ingrato compito di pionieri nello studio critico e storico delle correnti esoteriche e che hanno dovuto difendere l'oggetto delle loro ricerche dai sospetti e dai tentativi di emarginazione, quando si sono imbattuti nella figura di Crowley non hanno lesinato espressioni di disprezzo. Un esempio significativo si trova in quella pietra miliare della ricerca sull'esoterismo occidentale che è Le grandi correnti della mistica ebraica di Gershom Scholem. Scholem definisce l'uso da parte di Crowley di certe nozioni cabalistiche come un "pretenzioso imbroglio" e poi, in nota, rincara la dose: "sarebbe qui superfluo spendere delle parole sugli scritti "cabbalistici" di Crowley".
Solo recentemente, con il formarsi di un nuovo campo di ricerca per lo studio dei nuovi movimenti religiosi, si è cominciato a studiare l'autore, andando oltre il personaggio, con migliore metodo e maggiore attenzione. Ci si è accorti infatti che Crowley rappresenta una fonte fondamentale e apparentemente imprescindibile per tutta una serie di correnti della nuova religiosità, che vanno dal neopaganesimo al satanismo. E con il recente sviluppo dello studio accademico delle correnti esoteriche, ci si sta emancipando ormai da posizioni "conservatrici" come quelle di Scholem, per ampliare ulteriormente il campo d'indagine e comprendere autori e correnti che sino a pochi anni fa non sarebbero mai riusciti a entrare in una ricerca accademica.
Rassicurato ormai sul fatto che un autore come Aleister Crowley può essere considerato un soggetto valido e rispettabile di ricerca, mi sono mosso in una direzione specifica della sua opera e del suo pensiero, ovvero il suo rapporto con la politica. Lo studio dei collegamenti tra correnti esoteriche e politica, in particolare negli ultimi duecento anni, non è di per sé una novità. Già il noto studio di George Mosse sulle origini culturali del Terzo Reich si concentrava su diverse correnti e movimenti tedeschi, precedenti alla Prima guerra mondiale, che in certi casi si possono collocare in una zona grigia tra esoterismo e politica. A proseguire idealmente le ricerche di Mosse in quella direzione, questa volta nell'ambito anglosassone e forse con una maggiore consapevolezza dell'elemento specificamente esoterico di queste correnti, è stato lo studioso scozzese James Webb. Egli parte dal presupposto che uno dei fenomeni storici caratteristici degli ultimi due secoli della storia occidentale sia ciò che lui definisce "fuga dalla ragione". Questa fuga sarebbe la reazione "ai modelli di pensiero e di società che stavano emergendo come prodotto del razionalismo settecentesco" o, in altre parole, un rifiuto della modernità nei suoi aspetti del razionalismo e del materialismo. Il fenomeno si sarebbe accentuato particolarmente nei momenti di tensione sociale o politica.
Sebbene gli studi di Webb costituiscano ancora oggi una preziosa miniera di informazioni, la sua tesi di fondo sembra ormai un po' datata. Un'impostazione di questo tipo presuppone infatti un'antitesi tra due forze divergenti e contrastanti, che Webb identifica nel "razionalismo" e nell'"irrazionalismo". Lo scontro tra queste due forze ideologiche sarebbe, secondo Webb, "una delle più grandi battaglie combattute nel XX secolo" . Purtroppo però, il problema della definizione in termini storici di queste due forze, e della loro identificazione concreta con autori o movimenti particolari, resta aperto. E quando si osserva il fenomeno con la lente di ingrandimento si scopre che in molti casi, anche dando per scontata una definizione univoca di "razionalità", i confini tra razionalismo e irrazionalismo diventano piuttosto confusi.
Recentemente autori come JPL e Joscelyn Godwin, con il suo The Theosophical Enlightenment, che segna senza dubbio una tappa importante negli studi in materia, ha spostato leggermente i termini della questione . Egli ha posto cioè in primo piano un elemento più facilmente identificabile e definibile in termini storici, ovvero il rapporto delle correnti occultiste non tanto con la razionalità, ma piuttosto con il cristianesimo. Questo nuovo parametro, e cioè il distacco più o meno accentuato durante l'Ottocento delle correnti esoteriche e occultiste dalla tradizione cristiana, che può essere misurato in parte con la presenza di tematiche riprese dalla tradizione illuminista, rende un certo tipo di analisi più concreta, e permette di vedere con maggior chiarezza le dinamiche interne ed esterne che agitarono le varie correnti dell'occultismo. Senza dubbio il caso di Crowley è meglio identificabile nel contesto della ricostruzione di Godwin, che in quella di Webb. Infatti, come spero di mettere in evidenza, non è possibile parlare di "fuga dalla ragione" nel suo caso, mentre è senza dubbio legittimo parlare di fuga dal cristianesimo.
Secondo Godwin, questo parametro può anche essere collegato a un'eventuale distinzione tra un esoterismo di sinistra, tendenzialmente liberale e progressista, e un esoterismo di destra, reazionario e conservatore. Esempio del primo tipo sarebbero certi aspetti del teosofismo blavatskyano; al secondo caso apparterrebbe invece il tradizionalismo di un René Guénon. Se accettassimo questa distinzione, a prima vista Crowley sembrerebbe fare parte della prima corrente piuttosto che della seconda. Ma in effetti con lui le cose sono un po' più complicate. C'è infatti, come vedremo, un Crowley illuminista e un Crowley reazionario e romantico. Il primo è quello che crede nel progresso, che studia a Cambridge, che rifiuta il cristianesimo con gli argomenti dei positivisti e dei liberi pensatori. Il secondo è quello che non crede nel progresso (alla civiltà moderna) e che rimpiange l'epoca feudale. In questo senso, allargando un po' il campo, potremmo anche dire che Crowley impersona la crisi che colpisce la società tardo-vittoriana prima ed edoardiana poi. Crowley esprime con tutta evidenza questo momento di transizione, che tuttavia in lui rimane incompiuto.
Un altro precedente importante, negli studi su politica ed esoterismo è rappresentato naturalmente dai lavori di Giorgio Galli, in particolare Hitler e il nazismo magico e La politica e i maghi. In effetti è a partire dai suoi studi che la mia ricerca si è sviluppata. Galli ha saputo, con intuizioni estremamente stimolanti, aprire la ricerca in nuove direzioni, che erano state prima di lui poco, o per nulla, esplorate. Il nome di Crowley ricorre nei suoi lavori soprattutto in riferimento a particolari vicende storiche, i cui risvolti non sono stati ancora del tutto chiariti, insieme all'augurio che nuove ricerche documentarie contribuiscano a chiarirne il ruolo dell'occultista inglese. Il mio lavoro è appunto un tentativo di portare qualche nuovo elemento in questa direzione.

  di Giuseppe Genna
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   data: 13 nov 2000 protezione contenuti: assente Aiuto  

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