Dall'incredibile rovello di menti che si mossero intorno a Gurdjeff e al suo Priorato, nella Parigi degli anni Venti, furono molti gli adepti dell'oscuro maestro di Tblisi che mossero per tradurre - a vario titolo - il suo verbo nell'occidente secolarizzato. Da René Daumal a Peter Ouspensky, da Katherine Mansfield a Louis Pauwels, ai tavoli del leggendario Café de la Paix si agitava l'intelligentsia gurdjeffiana destinata a contribuire in maniera decisiva alla storia della cultura novecentesca. Il contributo più affabulante è dovuto proprio a Louis Pauwels che, col compagnone Jacques Bergier diede alle stampe nel 1963 Il mattino dei maghi, il testo fondatore del cosiddetto "realismo magico". Si tratta di un approccio alla storia e alla scienza del tutto disinibito, che molto doveva alle elaborazioni di Teillhard du Chardin, e che indagava con nuovo entusiasmo realtà considerate totalmente a parte rispetto alla questione scientifica ortodossa e illuministicamente intesa. Pauwels & Bergier raccolsero nel Mattino i numeri - ormai introvabili - della rivista che avevano diretto negli anni Cinquanta, Planète: un caso editoriale clamoroso, dato il successo straordinario che la pubblicazione riscosse in Francia. Dal Mattino dei maghi presero l'abbrivio nuove ricerche fisiche, nuovi indirizzi storiografici e un nuovo sentire comune, che sfocerà nell'invaghimento per la New Age a soli cinque anni dall'uscita del libro di P&B. L'incredibile controstoria dell'alchimia tratteggiata dai due ricercatori, il filone - mai prima preso in considerazione dalla storiografia ufficiale - del nazismo esoterico, i casi inquietanti di Arthur Machen e di Charles Fort, il reportage sulle profezie in trance di Edgar Cayce, l'approccio aggressivo alla questione di Atlantide e di quella disciplina che cadrà sotto il nome di astroarcheologia, costituirono, per l'Europa, un autentico choc culturale, proprio nel momento in cui nell'Accademia (e anche fuori...) trionfavano le dialettiche dell'Illuminismo e nella buona borghesia europea andava facendosi strada un dilettantesco occultismo à la page. L'esplosione di cultura pop che divampò dal libro di Pauwels & Bergier coinvolse tutti i campi del sapere. La scoperta di Arthur Machen come maestro segreto di H.P. Lovecraft, per esempio, fu un traino insostituibile per il successo dell'autore della saga di Chtulu, così come risulterebbe impensabile un capolavoro quale L'incanto del lotto 49 di Pynchon senza il contributo del Mattino dei maghi, tanto quanto saremmo costretti a rivedere le origini e gli sviluppi della rivoluzione psichedelica di Timothy Leary.
Le impossibili possibilità di questi indagatori di Fulcanelli sono all'origine di quanto, oggi, sta tuttora affermandosi come cultura di massa. Manca ancora un'attestazione di questa legittima filiazione.