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IL MISTERO ROL
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  DUE "ESPERIMENTI"
Rol20 marzo 1976
In casa di amici Rol vuole fare un esperimento di materializzazione. Ma non sa cosa. Fa spegnere le luci del lampadario, vuole solo la penombra che dà una luce in fondo al corridoio. Dice ad un presente di raccontare una favola. La signora indicata da Rol per tale compito iniziò subito a raccontare di due fratellini che per Natale avevano un desiderio. Rol subito la fermò dicendo "non racconti la favoletta per bambini". Lei riprese: "i due fratellini crebbero e diventati grandi si ricordarono di quel desiderio avuto in quel lontano Natale". Rol la ferma: "ecco, ecco, incominciamo a fissare questo :il Natale". E scrive su un foglio la parola Natale. Chiede ad un altra signora presente, moglie di un noto giornalista di dire cosa gli ricorda il Natale. La risposta é stella. Ma Gustavo subito incalza "dobbiamo creare qualcosa che dia la sensazione del Natale. Ho freddo, ho freddo, sentite che freddo" e si tira su il bavero della giacca. Al fondo della sala c'é il caminetto acceso, ma la fiamma lo distrae, manda il padrone di casa a coprirla con la cenere. Attende che l'amico torni al suo posto e poi dice a tutti di afferrare l'orlo del panno verde che copre la tavola e di sollevarlo, poi invita le due signore che siedono ai suoi lati di afferrargli le mani e di tenerle ben strette. Dice qualche parola con voce tesa: "ecco, ecco, ora viene.....". Poi grida: "é già avvenuto, luce, luce" e nel frattempo che ci si accinge ad accendere la luce si intravede un bagliore al centro del tavolo. A luce accesa si nota il tappeto verde ricoperto, più intensamente al centro, di migliaia di pagliuzze scintillanti, quasi impalpabili, sembravano polvere di brillanti. Alcuni presenti affermavano di aver notato distintamente nei primi attimi l'alone che si stava estendendo, cioè che le pagliuzze si accrescevano di numero via, via.
Gustavo rasserenato disse: "Ecco la sensazione del Natale, é quella polvere che un tempo veniva messa sulle cartoline di Natale per rendere brillante la stella cometa". Invitò i presenti a prendere un po' di quella polvere perché era di buon auspicio.
Nei giorni seguenti fu analizzato il composto scintillante e la sua composizione risultò: alluminio, silicio, ferro, piombo, terre rare e alcaline in piccola quantità.

Leo Talamonti racconta di quando nel 1961 andò a trovare Rol per realizzare un servizio giornalistico accompagnato da un fotografo
«Il mio improvvisato collaboratore non sapeva nulla dell'enigmatico signore che andavamo a intervistare; immaginarsi dunque come sgranò gli occhi quando il dottor Rol si rivolse a lui con queste domande, dopo averci introdotti nel suo studio: "Lei è sposato da pochi mesi, vero? E la sua mogliettina è bruna, con occhi neri?". "Sì, ma come diavolo..." "Aspetti. Come mai si sente sempre mezzo addormentato? Come ora, ad esempio. Lei soffre di astenia, e lo sa perché? Glielo dico io. I motivi sono parecchi, ma in primo luogo c'è l'appendicite cronica di cui soffre: non è vero, forse?". "Sì, ma lei come fa a sapere tutte queste cose? Mi ha fatto spiare?". (...) Ora mi dica: è vero che lei ha vinto 37.000 lire al totocalcio? Però ha perso molto di più, se tiene conto di tutte le somme che ha giocato in parecchi anni. Mi creda: non è il caso di insistere.
Stavolta lo stupore aveva addirittura bloccato le facoltà di reazione verbale del giovanotto, il quale volgeva non più a Rol, ma a me, i suoi spalancati, pieni di inespresse domande. Dopo di che ci condusse nella sua ben fornita biblioteca, e ci pregò di scegliere a nostro piacere quanti libri volessimo, per un certo esperimento.
Prendemmo a caso dei volumi in varie lingue, poi lo seguimmo in una stanza più grande, dove il nostro ospite si pose a sette-otto metri da noi; e qui si verificarono alcune cose che nessuno spirito positivista potrà mai credere.
Io indicavo a caso - col dito, senza precisare il titolo - qualcuno dei libri che il giovanotto reggeva ben chiusi sotto il braccio, pregando al tempo stesso il nostro ospite di "leggere" alla tale pagina e al tal rigo; e la stessa cosa faceva a suo turno il fotografo, nei riguardi dei libri che avevo portato con me. Ad ogni richiesta, il dottor Rol, con sicurezza e precisione, leggeva nel punto indicato del libro ben chiuso, e subito dopo noi controllavamo l'esattezza della lettura. Non riuscimmo mai a prenderlo in fallo. Per evitare la possibilità che egli ci imponesse mentalmente la scelta delle pagine, ne stabilimmo i numeri sulla base del valore di certe carte scelte a caso da mazzi ben mescolati. Ci alternammo nella scelta dei testi; ripetemmo l'esperienza fino a stancarci; infine ci arrendemmo all'evidenza.
Poco prima che ci congedassimo dal nostro ospite, questi sedette un momento alla scrivania, scarabocchiò qualcosa su un foglio e coperse lo scritto con la mano; subito chiamò accanto a sé il fotografo e lo pregò di dire un numero qualsiasi. 'Di quante cifre?' chiese il fotografo. 'Come preferisce', disse Rol. Allora facciamo 753', decise il giovanotto. 'Strano: lo avevo già scritto', rispose Rol mostrandogli il foglio. Era vero».

  di Giuseppe Genna
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   data: 30 ott 2000 protezione contenuti: assente Aiuto  

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