Nel 1996 Marco Tronchetti Provera viene insignito del titolo di Cavaliere del lavoro. Nella stessa tornata dello stilista Valentino Garavani e dal calzaturiere Diego Della Valle. Si tratta della sua consacrazione. Tronchetti Provera è presidente e amministratore delegato di Pirelli Spa, cioè è diventato il capo di una delle aziende simbolo della Penisola. Ma gli inizi furono meno blasonati. Il Marcolino, benchè dotato della preziosa prerogativa del doppio cognome, nasceva all'interno di una famiglia di industrialotti lombardi. La tradizione alle sue spalle è quella della stirpe combattiva e tenace di quei protagonisti del tessuto economico dell'Italia della prima meà del secolo. Un tessuto destinato, però, a sfaldarsi con il dopoguerra e la nuova epopea consumistica. Il padre di Tronchetti Provera era un Rottamatt, cioè riclava rottami e si occupava di nero carbone. Gli inizi furono bui. Ma Marco possedeva un arma in più. Era bello e seduttivo. Fa strage di mitiche signore dal doppio cognome. La prima conquista importante è Letizia Rittatore Von Willer. In pratica, una rediviva e autoritaria Venere in pelliccia. Dopo sposa la figlia di Pirelli, e mette a segno il colpo gobbo che gli consente di accedere ai salotti buoni della finanza. Nel frattempo se la spassa con un'altra inquietante Madame dal doppio cognome. Pare abbia una relazione erotico-sentimentale con Barbara de Angeli Frua. Il gossip più maligno, che aleggia da sempre intorno a lui, afferma che con questa signora Marco Tronchetti provera abbia condiviso il piacere della barca e il piacere in barca. La vela è d'altra parte il punto debole di Marcolino. Siccome è uno a cui piace "imbarcare" ha pensato bene di comprarsi un leggendario megaveliero lungo 24 metri dal nome pretenziosissmo: Kauris II. Comunque lo scalpitante Tronchetti Provera, per molto tempo faticherà a conquistare la vetta della società capitanata dal prestigioso e inattaccabile suocero-patriarca. Ma la grande occasione viene sul finire degli anni ottanta. Infatti il vecchio Pirelli si avventura in una scriteriata campagna di fusioni e acuisizioni, dalla quale viene letteralmente distrutto. Pirelli soccombe nel tentativo di acquisire il controllo della Silverstone. La mancata operazione lascia in eredità solo una montagna di debiti. Leopoldo Pirelli decide di battere la ritirata. Potrebbe passare il testimone al figlio Alberto. Ma questi è terrorizzato dalla voragine debitoria che si è aperta nei conti della società. Allora si fa avanti il prode Tronchetti Provera. Assume con strafottenza mista ad audacia il timone della Pirelli. Cambia radicalmente il profilo strategico della società. Ha successo. Il clan temutissimo di Mediobanca lo sostiene. Il suo stile elegante, l'aplomb, il piglio pseudo-nobiliare convincono. Molti pensano che sia lui l'erede vero dell'avvocato Gianni Agnelli. Ma un episodio recente torna a gettare ombra sul casual manager Tronchetti Provera. A parte gli amorazzi con la conturbante tunisina Afef. A parte i fallimenti clamorosi in cui è stato coinvolto come la rivista intelletual-salottiera e dichiaratamente lobbystica Liberal e soprattutto, la catastrofica sponsorizzazione del malcapitato Ronaldo e dell'Inter impazzita di Massimo Moratti. Adesso davvero qualcuno, che gravita nei giri che contano, comincia a mostrar segni di antipatia verso il baldo Marcolino. Infatti ha appena ultimato la cessione da parte di Pirelli dei sistemi ottici terrestri a Cisco e la tecnologia dei componenti ottici ad American Corning. Questa operazioncella finanziaria gli ha fruttato, grazie al meccanismo delle stock option, un introito personale di 500 miliardi. L'autorevole e severissimo Wall Street Journal ha definito questa faccenda "Una vergogna per il capitalismo italiano!". Complimenti Cavalier Tronchetti Provera: che bella figura!