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GEORGE SOROS
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 SOROS BIO
George SorosGeorge Soros è una leggenda vivente. E' stato definito "il più grande investitore del mondo" in base al lungo e ineguagliato successo mondo" in base al lungo e ineguagliato successo mondo". L'influenza di Soros sui mercati finanziari del mondo è straordinaria: tanto gli analisti finanziari che le Banche centrali si vedono costretti a reagire alle sue dichiarazioni pubbliche e a tentare di decifrare le sue strategie segrete d'investimento. Si calcola che i fondi sotto controllo di Soros ammontino a più di dodici miliardi di dollari. Ma Soros non è semplicemente uno dei tanti miliardari di Wall Street. Soros ha distribuito centinaia di milioni di dollari per promuovere i valori della "società aperta" nei paesi ex comunisti dell' Europa centrale e orientale. Robert Slater, autore di una biografia di Soros entrata nella lista dei bestseller, sostiene che Soros è convinto di essere Dio. Lo stesso Soros ha scritto: "Non sarà certo una sorpresa... che io ammetta di essermi sempre considerato con eccessiva presunzione: per dirla senza tanti complimenti, ho immaginato di essere una specie di dio... Il che mi ha anche procurato molta infelicità durante la maggior parte della mia vita di adulto. Oggi, che mi sono fatto strada nel mondo e che le mie fantasie sono arrivate vicine alla realtà, mi posso permettere di rivelare il mio segreto... E' per questo che oggi mi sento molto più felice." Quando un giornalista disse a Soros che sarebbe potuto diventare Papa, lui gli rispose: "E perché mai? Sono già il boss del Papa!"
"Il boss del Papa" è nato a Budapest nel 1930, figlio secondogenito di genitori ebrei che erano felicemente riusciti a integrarsi nell'alta borghesia ungherese. Il padre di Soros era un avvocato che durante la prima guerra mondiale aveva passato tre anni in Siberia per avere tentato la fuga come prigioniero di guerra austroungarico. Esperienza che gli tornò utilissima durante l'occupazione tedesca dell'Ungheria nella seconda guerra mondiale: grazie alle capacità di sopravvivenza che aveva acquisito, riuscì a salvare la sua famiglia dalla cattura e dallo sterminio nei campi di concentramento nazisti. I Soros per un anno intero vissero nascondendosi, spostandosi di continuo da un nascondiglio all'altro, spesso separati e senza possibilità di comunicare fra di loro. Grazie a dei falsi documenti d'identità comperatigli dal padre, George Soros riuscì a farsi passare per il figlioccio di un funzionario non ebreo del governo ungherese, che aveva il compito di confiscare le proprietà degli ebrei internati nei campi di concentramento. Soros accompagnava quel funzionario in giro per il paese, imparando di prima mano che se si vuole sopravvivere, bisogna correre rischi calcolati. E a quanto pare quell'esperienza non dispiacque affatto al quattordicenne Soros: più tardi ha infatti descritto quell'anno vissuto tanto pericolosamente come il periodo più felice della sua vita.
La fine della guerra tuttavia non portò alla famiglia Soros un ritorno alla vita normale. La divisione de facto dell'Europa in sfere di influenza e l'instabilità politica dei fragili regimi del dopoguerra, gettavano una cupa luce d'incertezza sui paesi dell'Europa centrale e orientale. Come molti altri ragazzi della sua età e della sua estrazione sociale, Soros dovette decidere in fretta se restare in un'Ungheria sotto il dominio dell'Unione Sovietica o lasciarsi alle spalle la famiglia e i beni ed emigrare in Occidente. Scelse di andarsene. Nel 1947 partì per l'Inghilterra, con in tasca solo il denaro sufficiente per il viaggio. Appena adolescente e solo in mezzo alla Londra tetra e devastata del dopoguerra, Soros lavorò come cameriere, bracciante agricolo, imbianchino, facchino, passando da uno all'altro di questi lavoretti precari, sempre chiedendosi quando finalmente la sua sorte sarebbe cambiata. Quegli anni di povertà e di solitudine segnarono Soros in modo indelebile; come più tardi ammise egli stesso: "Uscii da quella esperienza portandomi dentro delle paure tutt'altro che positive. Soprattutto la paura di toccare o di tornare a toccare il fondo. L'avevo già toccato una volta e non volevo davvero riprovarci." E' lecito presumere che il ricordo di quegli anni bui abbia esercitato un'influenza decisiva sulla carriera posteriore di Soros e che la paura "di tornare a toccare il fondo" sia stata per lui una prepotente motivazione a fare tanto denaro da sentirsi salvo, al sicuro. I primi anni a Londra furono per il giovane Soros formativi anche dal punto di vista intellettuale. Era studente della London School of Economics, ma non era per niente soddisfatto dei corsi che frequentava. Aveva la sgradevole sensazione che la teoria economica non avesse nessun rapporto con il mondo reale: la descrizione di situazioni d'equilibrio raggiunte mediante l'interazione di operatori razionali in possesso di nozioni perfette, rendeva l'economia classica affatto irrilevante come guida al mondo reale. Come dice Soros, l'economia "è una costruzione teorica di grande eleganza che somiglierà magari alle scienze naturali ma non certo alla realtà." La discrepanza tra la realtà, confusa e complessa, e la teoria, nitida e perfetta, è stata per molti anni oggetto di studio da parte di Soros. Soros non è mai riuscito a conquistarsi né approvazione né attenzione per le sue idee filosofiche, però continua a sostenere che alla base del suo successo finanziario c'è proprio questa sua capacità di capire lo scarto che esiste tra il fatto e la percezione. La London School of Economics esercitò su Soros un'influenza intellettuale positiva attraverso la prestigiosa figura di Karl Popper, filosofo della scienza. Il libro più famoso di Popper, "La società aperta e i suoi nemici", uscì mentre Soros era studente alla London School of Economics. Proprio perché era sopravvissuto al nazismo ed era da poco sfuggito all'imposizione del dominio sovietico in Ungheria, Soros fu profondamente impressionato dalla appassionata affermazione di Popper che le società "aperte" sono superiori a quelle "chiuse." E appunto alla "società aperta" sono dedicate molte istituzioni filantropiche di Soros; alcune anzi ne portano addirittura il nome. Ma se Soros ha descritto Popper come il suo "mentore", non pare tuttavia che da studente abbia fatto altrettanta impressione sull'anziano filosofo. Sembra addirittura che quando, anni dopo, mandò a Popper il manoscritto di una sua opera filosofica, questi non si ricor dasse nemmeno chi fosse Soros.
Dopo aver invano cercato di ottenere una posizione nel mondo accademico e aver tentato di farsi strada come piazzista di borse, Soros entrò come apprendista in una società d'investimento mobiliare, ma dovette lottare per anni prima di poter raggiungere il successo finanziario. Dopo un periodo di scarsi risultati a Londra come operatore nell'arbitraggio dell'oro, Soros si decise a tentare la sorte a New York. Ma anche in America gli ci vollero dieci anni prima di riuscire a imprimere la sua orma nel mondo finanziario newyorkese. Conosceva però molto bene i mercati europei, e questo lo distingueva dall'isolazionismo e provincialismo degli analisti e dei trader delle altre società finanziarie americane. Fu così che nel 1967 Soros riuscì a convincere i suoi capi a lasciargli creare e gestire due fondi offshore.
Il resto, come si sa, è storia. Nel 1973 Soros numero sempre maggiore di investitori. Il Soros Fund Management oggi è uno dei più importanti e vantaggiosi veicoli d'investimento del mondo.
All'inizio degli anni 80, creò una rete di fondazioni nell'Europa centrale, distribuendo a giovani intellettuali borse di studio nelle università occidentali e supporti infrastrutturali alle istituzioni accademiche.
Dopo i drammatici cambiamenti politici del 1989, le attività filantropiche di Soros si sono moltiplicate in modo esponenziale. Mentre i governi occidentali erano indecisi su cosa si potesse o dovesse fare per incoraggiare i cambiamenti politici ed economici nell'Europa centrale e orientale, Soros invece agiva. Viaggiando in lungo e in largo, distribuì straordinarie quantità di denaro a favore delle cause più disparate: cento milioni di dollari per pagare lo stipendio agli scienziati sovietici, cinquanta milioni di dollari per pagare le spese di carburante della precaria repubblica ex jugoslava della Macedonia e altri 50 milioni per i profughi bosniaci... Soros era ovunque e le sue tasche sembravano senza fondo. Poi nel 1992 ci fu la spettacolare speculazione di Soros contro la partecipazione dell'Inghilterra al meccanismo dei tassi di cambio europei e quella sfida portò Soros sulle copertine di tutti i maggiori gior nali e riviste del mondo, col risultato che nell'immaginario collettivo fu identificato come l'uomo che aveva fatto crollare la sterlina. Da quella speculazione sulla sterlina, Soros ricavò un guadagno da capogiro: due miliardi di dollari e la fama del giocatore più importante sui mercati globali dei capitali. Da quel momento, ogni sua mossa è stata osservata e analizzata: i suoi (ben pubblicizzati) investimenti nell'oro e nell'immobiliare provocavano titoloni sui giornali e rialzi dei prezzi (e a questo punto Soros tranquillamente vendeva le sue partecipazioni, traendone considerevoli profitti). Anche se poi varie incursioni sui mercati valutari lo portarono ad altrettanto colossali perdite (seicento milioni di dollari per una scommessa sbagliata sullo yen), la fama popolare di Soros non ne fu intaccata. Soros è ormai il nuovo re Mida.
Eppure, per ironia della sorte, nonostante tutta questa pubblicità, neanche in questo modo Soros è riuscito a ottenere che la gente prendesse in seria considerazione le sue idee in fatto di politica internazionale. Come le sue speculazioni filosofiche sono state cortesemente ignorate da quegli stessi filosofi con i quali amava stare gomito a gomito, così gover ni e diplomatici hanno puntualmente ignorato le idee di Soros sui processi di transizione dell'Europa centrale, sull'integrazione monetaria dell'Europa occidentale, sui conflitti nella ex Jugoslavia e nell'ex Unione Sovietica... La gente legge i suoi libri solo per scoprire come ha fatto a fare tanti soldi, saltando le pagine più noiose in cui Soros espone le sue idee di filosofia, di politica e di storia. Eppure, bisogna riconoscerlo, Soros va preso sul serio quando sostiene che il suo successo finanziario e le sue attività filantropiche poggiano sulle stesse basi filosofiche. Nei prossimi articoli cercheremo dunque di prendere in considerazione, una ad una, le varie facce di questo personaggio così complesso e affascinante.
Sukumar Periwal

[ tratto da Il Foglio ]

  di Giuseppe Genna
gli stessi argomenti su:  il Nuovola Repubblica
   data: 04 lug 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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