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 SOROS PENTITO?
George SorosGeorge Soros, il noto banchiere e speculatore internazionale, che nel 1992 giocando contro la sterlina, guadagnò un miliardo di dollari, portando quasi alla bancarotta la Banca d'Inghilterra, ha avuto una perdita di un miliardo di dollari, nella recente turbolenza del mercato borsistico di Wall Street. "E' la giustizia divina che mi punisce", ha affermato, in un impeto di contrizione. Subito dopo, questo simbolo personificato del capitalismo senza frontiere si è associato a sedici paesi asiatici che invocano a livello mondiale una regolamentazione delle Borse per evitare cadute, definite speculative, come quelle che si sono verificate dalla fine dell'agosto in poi.
Il pentimento di Soros non è convincente, perché la Borsa, se si pretende di strozzarne la libertà di contrattazione, muore. L'unica regolamentazione plausibile è quella di stabilire che chi vuole comprare titoli, prima di rivenderli a termine, abbia l'obbligo di versare in anticipo una credibile quota parte del prezzo. Tutto sommato, anche questa norma (ben diversa da quelle che i sedici paesi asiatici e il neofita, presumibilmente temporaneo, del dirigismo, George Soros, hanno in mente) non è molto importante. La principale ragione per cui le finanze delle Tigri asiatiche sono entrate in crisi sta nelle malsane operazioni bancarie di finanziamento di immobili con valori per metro quadro sempre più artificiali e nel credito troppo generoso a imprese, valutate ottimisticamente sulla base del deposito a garanzia dei loro pacchetti azionari. Quel che si deve chiedere non è, perciò, che i paesi occidentali regolamentino le loro Borse, ma che questi adottino le norme di sana gestione bancaria, proprie di una seria economia di mercato. E, in particolare, per i paesi asiatici occorrono regole, come quelle vigenti nell'Occidente industrializzato, per cui la Banca centrale governa moneta e credito in piena autonomia decisionale. Dunque un mercato in cui non sia lecito giocare, se non si hanno le carte che lo consentono.
D'altra parte, se le azioni, per qualsiasi ragione, superano la loro ragionevole quotazione, non sarebbe meglio, per il risparmiatore, che questa valutazione sia esposta al vaglio di un mercato libero, anziché essere coltivata in serra in modo fittizio? Perché voler manipolare il termometro, anziché occuparsi della febbre?

  di Giuseppe Genna
gli stessi argomenti su:  il Nuovola Repubblica
   data: 04 lug 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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