A Davos, dal 27 gennaio al 1 febbraio
2000, era invece in corso il trentesimo congresso del
World
Economic Forum, l'ente
europeo che riunisce annualmente economisti, filosofi, sociologi,
artisti per stabilire una politica economica comune europea e
internazionale in materia di commercio, Euro, rapporti tra Occidente
e Islam, immigrazione e società, tecnologia, lotta alla
criminalità. Nell'agenda del WEF (ambiente in primo luogo)
spiccava la necessità di revisione delle questioni rimaste
irrisolte nel corso del fallito Millennium Round di Seattle relative
all'import/export di prodotti agricoli geneticamente manipolati.
L'ospite illustre del congresso elvetico era Bill Clinton, arrivato a
Davos con il preciso intento di tutelare le politiche statunitensi di
fronte ai veti posti dall'Unione Europea. Una battaglia non facile,
viste le posizioni divergenti e le contestazioni che hanno
accompagnato i due recenti congressi economici. Il motto del
presidente americano, impegnato per rilanciare il Millennium Round
del WTO, è stato: "Dobbiamo riaffermare con la massima
chiarezza che l'apertura dei mercati e il commercio basato sulle
regole è il miglior motore conosciuto per aumentare il tenore
di vita, ridurre il danno ambientale e costruire una comune
prosperità, e questo è vero a Detroit, Davos, Dacca o
Dakar". Un concetto che non è stato ben accolto dai 2mila
manifestanti dei centri sociali e delle associazioni ambientaliste
che il 29 gennaio si scontravano con la polizia della ridente
località turistica svizzera.