In questi giorni stanno pesando anche le incertezze per le tensioni tra USA e Cina, che si aggiungono a quelle più soft tra USA ed Europa sui problemi ambientali e della difesa: che la nuova Amministrazione Bush, salutata con favore dai mercati per il suo impatto sulla politica economica interna, non finisca invece per rappresentare, come in parte temevamo, un fattore "destabilizzante" sugli equilibri globali faticosamente raggiunti nell'era Clinton? In fin dei conti, il mondo non può essere trattato come se fosse il Texas, la roccaforte elettorale da cui Bush proviene, ma questa è purtroppo l'impressione che se ne trae nelle prime settimane di mandato. Queste tensioni, mai più inopportune per le sorti delle Borse, si aggiungono comunque ai segnali negativi che a ritmo impressionante giungono dal mondo aziendale, stupisce però che l'ondata di vendite che ieri ha subissato l'S&P 500 come il Dow Jones Industrials, entrambi in calo del 3% circa, sia stata innescata proprio da una raffica di cattive notizie dal tipico mondo Internet e dell'High Tech. Stiamo infatti parlando degli allarmi lanciati da Ariba, uno dei protagonisti del famoso, una volta, B2B, precipitata ieri di oltre il 31% a poco più di 4,4 dollari, dai 173 di massimo l'anno scorso!, e da produttori di software come Broadvision (-34% a meno di 3 dollari, da un record di oltre 63 sempre l'anno scorso), E.Piphany (-25,3% ieri a 7,5 dollari, da 98 di massimo) o Inktomi (-55% a 2,8 dollari, massimo 2000 191 dollari!), la cui caduta ha trascinato poi giganti come Oracle (-13,5%) o Cisco (-8,7%). L'impressione è che da ieri sia iniziata un'altra "svendita" generalizzata analoga a quella di dieci giorni fa, che poi innescò un buon rimbalzo.
Il punto è però quello di non farsi trascinare dalla logica perdente del pessimismo irrazionale, vale a dire che viene considerato un bidone quell’impresa che realizza un tasso di crescita degli utili inferiore al tasso di crescita dello scorso quarter o del corrispondente periodo dello scorso anno. In realtà, è come se la New Economy fosse vittima di uno dei suoi paradigmi fondanti: quello dei rendimenti crescenti. Ma così non va il mondo, perché in un contesto di rallentamento duro, è inevitabile che anche le migliori imprese soffrano, magari a modo loro, vale a dire facendo meno profitti, ma indubbiamente soffrono. Volete sacrificarle per questo? Niente di più sbagliato....