Proprio come si temeva, la BCE ha deciso di sorprendere tutti, lasciando invariati i tassi, mentre il nostro listino ha continuato a fare peggio di tutti gli altri, rimanendo sotto pressione per tutta la seduta. Che un nulla di fatto sui tassi potesse emergere dall'attesa riunione quindicinale non ci ha stupito più di tanto; questi comportamenti capricciosi della Banca centrale, che per ribadire la sua indipendenza ha voluto negare un intervento altrimenti quanto mai opportuno, visto il rallentamento in atto anche nell'economia europea e l'assenza di concreti pericoli per l'inflazione, sono ormai relativamente prevedibili, e nemmeno i mercati ne hanno fatto una tragedia; tutto sommato, la reazione negativa dell'euro, scivolato sotto quota 0,90 contro dollaro, contribuisce a dare ugualmente respiro all'attività dell'area, sebbene non sia questo l'obiettivo della Banca Centrale ( e se lo fosse sicuramente non riuscirebbe a centrarlo. . .). Il fatto poi che gli investitori abbiano in larga misura ignorato l'evento, preferendo seguire l'andamento di Wall Street, conferma l'idea che ormai le sorti dell'economia globale sono percepite come il riflesso di quanto accade in America, anche sotto il profilo della politica monetaria; l'Europa in questo momento si limita soltanto a sottrarre un po' di crescita alla già debole congiuntura USA, attraverso una strisciante svalutazione competitiva. Il che, sotto il profilo dell'analisi, semplifica le cose, evitando inutili perdite di tempo dietro ai comportamenti bizzarri dell'istituto ed alle logiche con cui potrebbe muoversi, ora complicate, con le solite modalità inopportune, anche dal problema della successione alla Presidenza; forse un personaggio come Mr Bean potrebbe essere più consono, alla luce dei risultati finora raggiunti in termini di reputazione, credibilità ed efficacia della politica monetaria. Wall Street intanto continua a muoversi come meglio non potrebbe - strappo iniziale, consolidamento, riavvio - aiutata dall'assenza di nuovi allarmi sugli utili, che hanno semmai lasciato il posto a risultati un filo migliori delle attese; nessun problema ieri sera anche nel temuto test di Yahoo!, dunque via libera ad un ulteriore rialzo dell'indice del mercato telematico USA, trainato (+2,5%) da un nuovo boom dei semiconduttori (+8,5%, con Intel +11,1%) e dal brusco riavvio dei titoli Internet (+4%, grazie ad un +11,3% di Sun Microsystems ed al +9,7% di Cisco) e della componentistica per le tlc (+8,7% JDS Uniphase, +6,4% Ciena). La debolezza del Dow Jones (-0,9%) e di parte dell'S&P 500, che sembrava preoccupare le Piazze europee, era invece il risultato di vendite sui comparti tradizionali (tra i peggiori performers del Dow Jones c'erano proprio i petroliferi, i farmaceutici e realtà come Philip Morris, Home Depot o Disney) legate proprio alla riscoperta dei tecnologici. Una rotazione cui si assistito anche in Europa, con il balzo dell'indice Eurostoxx High Tech (quasi un 5%) e di quello dei Media (+2,5%), mentre, e qui veniamo alle numerose anomalie del nostro listino, da noi le prese di profitto si sono concentrate proprio sui telefonici (Tim in particolare, -3% circa), una volta molto sensibili all'andamento dell'High Tech USA, ed in controtendenza rispetto ad un contesto europeo molto più sereno (soprattutto per la telefonia mobile, in netto rialzo). Sempre da noi si vendevano anche gli assicurativi (Generali in testa, -3%), mentre il risparmio gestito, quasi si trattasse di realtà mosse da logiche completamente differenti (una RAS è così diversa da una Mediolanum, a parte le valutazioni? Misteri del nostro mercato. . .), era preso d'assalto dai compratori (+3% Mediolanum , +1,9% Bca Fideuram, ma, altro mistero tutto italiano, -0,6% la controllante San Paolo IMI, di cui Fideuram rappresenta una larga fetta dell'attivo netto). Insomma, ci sembra di vedere a breve la massima confusione operativa, con l'andamento generale dominato da mani forti attive sul FIB e che da giorni ormai cercano di anticipare i movimenti di Wall Street (ieri evidentemente era attesa una ricaduta del Nasdaq che tuttavia rischia di non arrivare: che oggi a fine giornata sia necessaria qualche ricopertura?). Nonostante il clima appaia quanto mai incerto circa la direzione degli indici, i temi da cavalcare e l'entità di possibili pause o prese di beneficio, continuiamo a rimanere fiduciosi sulle probabilità di un ulteriore recupero: le notizie sugli utili non sono certo esplosive, ma non bisogna dimenticare che anche in tutte le passate recessioni (ammesso che l'attuale fase di rallentamento giunga a tanto) gli indici azionari hanno toccato il loro minimo all'incirca 6 mesi prima di quello per gli utili. Ed anche stavolta questa tempistica sembrerebbe perfettamente rispettata.