L'euforia generata sui mercati azionari dalla mossa a sorpresa della Fed sui tassi di interesse USA trova i suoi motivi, in termini fondamentali, nelle rinnovate aspettative di tenuta del ciclo economico nel corso del 2001 e di una ripartenza su livelli più sostenuti entro la fine dello stesso anno. Sarà quindi importante trovare verifica di questo scenario già a partire da questa settimana, in cui viene pubblicato il dato sul PIL del primo trimestre. Nell'area Euro, tutti gli indicatori in uscita vengono interpretati in funzione del loro impatto sulle decisioni della BCE, tornata nell'occhio del ciclone per la sua immobilità pur a fronte di interventi forti da parte di tutte le altre principali Banche centrali. Le recenti dichiarazioni degli esponenti dell'Istituto, accoppiate alle recenti evidenze sui prezzi (in particolare il CPI di Marzo nell'area), rendono del tutto improbabile una mossa al ribasso in occasione della riunione del Consiglio direttivo di Giovedì. In effetti, come da copione, la Bce ha deciso che la sorpresa non rientra nel suo stile. E ignorando i moniti provenienti dal Fmi, che con cautela mista a buone argomentazioni ha cercato di persuadere i banchieri di Francoforte ad attuare una moderata svolta. Eppure anche l'ultimo invito ad abbassare il costo del danaro ha ricevuto l'ennesimo, educato ma deciso diniego. Il Fmi ha cercato di accreditare la tesi di una zona euro senza problemi inflazionistici, ma con incrementate difficoltà nella crescita. La Bce ha risposto indirettamente, accreditando la tesi opposta. In questo scenario, l'eur/usd ( il cambio euro-dollaro) potrebbe approfittare di una crescente inversione di tendenza nei flussi di capitale, incentivati da un rallentamento statunitense più lungo e marcato del previsto e - anche se in misura minore - da un differenziale tassi a suo favore. E' anche vero, però, che il rafforzamento della moneta unica creerebbe ulteriori problemi nel commercio tra zona euro e Usa, che comporterebbe l'immediata verifica della capacità della domanda interna europea di compensare una consistente diminuzione delle esportazioni.