Una buona parte della responsabilità per la scarsa affluenza di informazioni dalle società quotate agli investitori ricade sui mezzi di comunicazione, che, anche durante la recente fase di forte entusiasmo nei confronti della Borsa, hanno sistematicamente ignorato il problema della comunicazione finanziaria. Lo ha affermato il presidente di Soldionline.it, Diego Pastorino, nel corso della tavola rotonda che si è svolta lunedì scorso a margine del convegno "La comunicazione finanziaria e la creazione di valore per le imprese e i risparmiatori", organizzato da Burson-Masteller Financial per presentare la terza ricerca annuale della società sulla qualità della comunicazione finanziaria in Italia. Pastorino, sottolineando il diritto degli azionisti di conoscere il reale andamento dei loro investimenti, ha evidenziato il rinnovato impegno di Soldionline.it in questo campo nell'ottica della tradizionale funzione di tutela del piccolo risparmiatore svolta dal sito.
La ricerca, condotta da Burson-Masteller Financial in collaborazione con l'Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione e con il supporto di con Soldionline.it, ha evidenziato come l'Italia, nonostante i miglioramenti registrati negli ultimi anni sia ancora decisamente indietro rispetto alle best practice poste in atto sui mercati anglosassoni. Tra i principali responsabili di questo arretramento Marco Liera, giornalista del Sole24Ore e moderatore del dibattito, ha individuato anche gli stessi investitori che tendono ad informarsi poco e male prima di affidare i loro risparmi al mercato.
Il presidente dell'ISPO, Renato Mannheimer ha invece presentato un quadro totalmente opposto sottolineando che in realtà la comunicazione finanziaria attualmente è del tutto inadatta, per modalità e mezzi a cui è affidata, per essere fruita dalla maggior parte del pubblico retail che, comunque, la ritiene inferiore rispetto a quanto viene messo a disposizione della comunità finanziaria, analisti e investitori istituzionali. Mannheimer ha ripetuto più volte che per poter decifrare anche il più elementare estratto conto bancario, teoricamente redatto per un pubblico di non esperti, è necessario disporre di una culture specifica che non è patrimonio del cittadino comune.
Dunque due sono gli aspetti da considerare; da un lato i soggetti del mercato hanno uno scarso interesse nel comunicare con i piccoli investitori e non si impegna per rendere più facilmente fruibili le informazioni, dall'altro questi ultimi hanno una predisposizione storico-culturale a considerare gli investimenti in Borsa come una giocata al superenalotto; puntata cieca ma potenzialmente di immediato, facile e ingente guadagno. In questa visione non rientra certo il concetto di una sforzo da parte del risparmiatore, sia anche solo quello di informarsi. E' vero però che tali conclusioni, rassicuranti per una platea come quella presente lunedì a Milano, composta perlopiù da banche e società di investimento, non possono prescindere dal dato obiettivo che l'attenzione nei confronti di questo settore da parte delle società quotate e delle banche è cosa recente e, in grande misura, scatenata dalle ammonizioni della Consob che, attaccando il sistema "bancocentrico" italiano, ha evidenziato le carenze di trasparenza e la mancanza di rispetto nei confronti del piccolo investitore.
"Non è però neanche solo appannaggio delle banche la responsabilità per la scarsa trasparenza". Ha sottolineato Paola Giannotti de Ponti responsabile Investment Banking Italia di Dresdner Kleinwort Wasserstein. I tanto accusati prospetti informativi infatti sono redatti dalle società stesse e sono i manager di queste ultime che non si sforzano di renderli comprensibili e accessibili, attenendosi in modo assolutamente fiscale alla normativa vigente. Anche Eliano Omar Lodesani, responsabile di Intesa Italia Sim, difende gli istituti di credito ricordando che gli investitori tendono a fidarsi di più di quello che sentono dire dal parrucchiere che non dei consigli ricevuti in banca.
Restiamo in attesa di vedere come la Consob, nell'ambito della neo inaugurata politica di tutela della trasparenza, giudicherà tutti gli innocenti (o solo relativamente colpevoli) che attualmente concorrono a rendere il mercato finanziario un luogo comprensibile solo a pochi eletti.