Esce in questi giorni un libro eccezionale. A vedere la copertina, il minimo che capita è un attacco di orchite: sembra di essere di fronte a quei manuali di empowerment per manager e gente strafiga che sta sfondando sul lavoro. Invece no: basta aprire le prime pagine per rimanere affabulati da storie incredibili e da analisi quasi profetiche di quello che sta accadendo a tutti noi. Il libro si intitola Stress Economy e gli autori sono un giornalista e uno psichiatra, Alessandro e Renato Gilioli. E' un testo fondamentale per chi viva oggi in Italia e la sua portata equivale a un breviario del leggendario La fine del lavoro di Rifkin. I Gilioli hanno raccolto, raccontato e analizzato nove storie esemplari di italiani che si trovano a contatto con le nuove professioni: venditori di pubblicità che si riciclano in net aziende, helpdesk interinali, webmaster e pubblicitarie, lavoratrici di McDonald's, emigrati sull'onda della New Economy, giornalisti ricicciati come content provider. Sono i nuovi lavori, le professioni dell'Era dell'Accesso. E mentre i media esaltano flessibilità e conversioni istantanee, descrivendo un orizzonte tecnologico in grado di liberare esplosivi quantità di tempo libero per il new worker, si scopre che ogni storia di Stress Economy non nasconde alcun lato oscuro: perché non c'è un lato in luce. Le vicende degli impiegati nei new job non sono altro che una serie di nevrosi, di gastriti, di noia esistenziale, di sismico senso di precarietà, di esistenza in cui il tempo libero diventa tempo schiavo, mentre chi supera i quarant'anni non è un'esperto bensì un pirla. Vale per tutto il libro un exergo di Daniel Cohen: "Il problema non è la fine del lavoro. Il problema è il lavoro senza fine". La mutazione antropologica descritta dai Gilioli è ben diversa dalle speranze degli ottimisti sostenitori del postfordismo: trionfa l'esercito dei net slaves, al massimo ci si trasforma in bobos o in yetties e si soffre di sindrome da RSI - si formula un nuovo dizionario, tutto da interpretare alla luce del disastro antropologico che l'economia tecnocentrata sta producendo in occidente. Benvenuti, voi che state navigando, sul Titanic di una profezia che ci tocca tutti da vicino: questo libro parla di noi, del nostro tempo, della nostra vita. E' un ritratto talmente fedele che, voltata l'ultima pagina, si inizia a pensare: come ai bei vecchi tempi...
Tre professioni diverse, tre persone differenti. Eppure c'è più di un dato in comune tra loro: lavorano nella New Economy o in multinazionali che sviluppano modelli postfordisti e tutti e tre conducono una vita allucinante, stracolma di disagi psicologici e fisici, dovendo sopportare stress da precariato, difficoltà nell'adattarsi alla Net Economy, discriminazione e mobbing. Dal libro Stress Economy, tre storie vere: la cronaca e l'analisi di ogni vicenda.
FRANCESCO L. - IL NET VENDITORE
La storia - Non si vendono automobili in questa concessionaria, ma pagine di pubblicità per giornali, e spot per tv commerciali. Nel Triveneto, "è l'agenzia leader". Adesso cerca anche sponsor di siti Internet, "perché quella roba lì sarà anche tutta gratis, ma alla fin fine noi dobbiamo portare a casa dei soldi", come dice sempre il dottor Furlan, primogenito del fondatore. [CONTINUA]
L'analisi - Nella vicenda di Francesco, agente pubblicitario a provvigione travolto dalla new economy, si rintracciano alcuni degli elementi di disagio del digital divide, la spaccatura digitale che attraversa anche le società benestanti, ridefinendo nuove classi e nuovi ceti. Nel caso specifico di Francesco, il digital divide è evidentemente generazionale... [CONTINUA]
LUCREZIA T. - RIBELLE DELL'HAMBURGER
La storia - Quando arriva il camion delle patate da friggere, Lucrezia esce dal fast-food con altri quattro crews, tre ragazze e un solo maschio. Ogni cassa di patate pesa dieci chili e bisogna maneggiarla con cura. Se cade da un'altezza di un metro o più, si perdono sessanta porzioni ogni quintale. E' scientifico: lo hanno calcolato nell'Illinois, all'Università dell'hamburger. [CONTINUA]
L'analisi - Il mestiere di Lucrezia T., giovane crew di un fast-food toscano, sembrerebbe non aver nulla a che spartire con la new economy. In realtà il boom planetario dei cosiddetti mcjobs, cioè dei lavori umili e ultraflessibili nelle catene di ristorazione veloce come McDonald's, è del tutto coerente con le recenti trasformazioni... [CONTINUA]
CHRISTIAN T.. - UN UOMO A ORE
La storia - Ci sono più di sessanta computer accesi, ventiquattr'ore al giorno, nell'amplissimo scantinato di mattoni rossi della SosWorld, società di soccorso per turisti in crisi in ogni parte del mondo. Dunque è normale che ogni tanto qualche macchina vada in bomba. Ed è in questi casi che deve intervenire Christian T., helpdesk interinale... [CONTINUA]
L'analisi - Christian appartiene allo stesso tempo a due categorie di lavoratori sempre più diffuse: quella degli helpdesk, gli "operai specializzati" dell'informatica chiamati a intervenire ogni volta che in un'azienda un computer crolla, e quella dei lavoratori interinali, assunti da un'agenzia di impiego temporaneo e poi "affittati" a un'altra società.... [CONTINUA]
INTERVISTA AD ALESSANDRO GILIOLI
"Dopo avere scritto un libro sul mobbing, abbiamo deciso di andare più in profondità, di indagare le cause del disagio che le trasformazioni tecnologiche, in tempi di New Economy, stanno causando a enormi masse di lavoratori". Parla uno dei due autori di Stress Economy, Alessandro Gilioli, direttore di Happy Web, che insieme al neuropsichiatra Renato Gilioli hanno raccontato le vicende dei new worker, analizzandone i rimedi.
NO GLOBAL, IL RITORNO
Sembrava scomparso, risucchiato dalle macerie delle torri di New York. Ma ecco che torna alla ribalta. Il popolo no global si è dato appuntamento a Porto Alegre, in Brasile, per il secondo Forum Sociale Mondiale.
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Pesto alla genovese
Perché non accada più: foto, video e reportage sulla mattanza del G8.