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| Sei qui: Homepage > Economia e Lavoro > Speciali > Stress economy > La storia di Christian T. |
Ci sono più di sessanta computer accesi, ventiquattr'ore al giorno, nell'amplissimo scantinato di mattoni rossi della SosWorld, società di soccorso per turisti in crisi in ogni parte del mondo. Dunque è normale che ogni tanto qualche macchina vada in bomba. Ed è in questi casi che deve intervenire Christian T., help desk interinale con un cercapersone attaccato alla cintura e due telefonini nelle tasche sempre accesi, uomo della salvezza informatica che corre, aggiusta e ricollega. Christian è il tecnico che tre mesi fa l'agenzia di lavoro in affitto ha spedito alla SosWorld, nona destinazione provvisoria in tre anni, dopo due banche, un'impresa edile, una casa editrice on-line, una fabbrica di rubinetti, un sito porno soft, una pay tv di videogame interattivi e un negozio virtuale di prodotti gastronomici delle Puglie. In tre anni Christian ha frequentato uffici minuscoli e open space infiniti; sottoscala umidi e superattici con vista; volti, dialetti, lingue e stipendi diversi. E per tre anni ha sempre aggiustato cervelli artificiali stanchi di essere comandati da mouse e tastiere. All'inizio SosWorld era una minuscola start-up, una scommessa di due ragazzi innamorati di viaggi e di Internet, usciti dall'università un po' in anticipo. Adesso invece è un grosso business su cui hanno puntato fior di venture capitalist attempati. Ormai i suoi clienti non sono più sfigate agenzie di viaggio universitarie, ma robuste compagnie di assicurazione con sedi di otto piani in palazzi lussuosi del centro. E a loro SosWorld garantisce giorno e notte un servizio perfetto: quando ai computer accesi arriva un segnale convenzionato, significa che in qualche posto del mondo c'è un turista italiano che ha avuto un problema e sta lanciando l'allarme. Un incidente di macchina ad Abidjan, una medusa gigante a Perth, un attacco intestinale a Istanbul, un piede sbucciato sulla barriera corallina di El Gouna. Dovunque sia, e quale che sia il suo guaio, chi si è assicurato con una polizza legata al servizio SosWorld deve soltanto comporre un breve codice sul cellulare: davanti ai monitor, giù nello scantinato, ci sarà sempre qualcuno pronto a ricevere la richiesta d'aiuto e a organizzare il servizio di soccorso on-line, a mandare un medico, trovare un carroattrezzi, contattare un viceconsole, avvertire la polizia. Se è il caso, far rimpatriare una salma. Per questo i sessanta computer di SosWorld sono accesi anche di notte e per questo Christian torna spesso a casa a ore assurde, gira la chiave piano per non svegliare Marta e magari resta un po' davanti al frigorifero aperto, prende una birra, guarda la tele, va in sala, mette in ordine i vecchi cd, gira a vuoto fino a trovare la voglia di scivolare in camera. Quando bacia la guancia calda della sua compagna, la radiosveglia dice che sono quasi le quattro. Ed è normale che, tre ore dopo, Christian non si accorga di Marta che esce: sente solo il rumore della Panda in cortile, e chissà se oggi va all'aeroporto o a una fiera. Christian si rigira abbracciato a un cuscino e allarga le gambe fino a coprire anche l'altra metà del letto, sperando di sentire la radiosveglia che si accenderà un'ora dopo. Sì, perché alle nove del mattino Christian dev'essere di nuovo nello scantinato, dove sicuramente c'è un disco rigido da sistemare, una memoria da potenziare, un programma da installare. Ha un tavolo di un metro quadro incastrato nella stanzetta del server, quella che ronza tutto il giorno e viene tenuta al freddo anche d'estate. Ma lì, in realtà, Christian non ci passa molto tempo, perché qualcuno ha sempre bisogno di lui, e se non ne ha bisogno lo vuole comunque accanto per farsi spiegare meglio qualcosa di elettronico e oscuro raccontato appena cinque minuti prima. Lo chiamano al cercapersone o sul cellulare, o qualche volta facendo rimbombare il suo nome tra le volte di mattoni rossi. Lui corre dal computer in crisi e di solito un operatore in camicia gialla seduto e arrabbiato gli dice qualcosa tipo "questa caffettiera del cazzo è in vacca un'altra volta" oppure "da quando mi hai messo la nuova versione del software va in bomba peggio di prima". Poi il tipo si alza allargando le braccia e dentro di sé forse ride, mentre va a farsi un caffè alla macchinetta. Christian allora spegne l'hard disk e lo riaccende, stacca un cavo e lo cambia, armeggia sui tasti come un pianista, qualche volta si sdraia per terra e denuda la macchina con un paio di cacciavite portando alla luce la potenza muta del silicio e dei suoi byte intoppati. Se va bene, in mezz'ora sistema tutto, costringendo l'operatore in camicia gialla a ricominciare il lavoro, almeno fino alla prossima bomba e alla prossima frase scortese. Se invece non riesce a riavviare la bestia riottosa, Christian deve salire al piano di sopra e trovare un modo prudente per spiegare il problema a un direttore operativo, che gli abbaierà in faccia parole feroci come se il computer lo avesse rotto lui, e poi gli dirà di fare qualcosa - qualsiasi cosa, si arrangi - perché alla SosWorld vogliono risultati e non parole, non ti pagano certo per stare lì fermo a guardare le macchine che si spengono. Ma Christian non è Dio, è solo un ragioniere informatico e un help desk in affitto, deve stare zitto e far finta di tentare ancora qualcosa, per poi gettare le armi e compilare un modulo, portarlo infine a una ragazza dell'amministrazione che di nome fa Sabrina, è bruna e troppo truccata, ma un po' assomiglia a Audrey Hepburn, e comunque sorride quando lui va a consegnarle le sue cartacce firmate. Forse è l'unico sorriso che Christian trova nello scantinato della SosWorld, perché a volte gli sembra che quasi ci godano, quei tizi imbalsamati a trenta centimetri dai computer, quando nelle loro macchine luminose c'è qualcosa che non va. E lui lo immagina, anzi lo sa, che anche loro - come tutti gli altri che ha incontrato prima - ogni tanto fanno cadere il tè zuccherato o la Coca nel monitor, o strappano i cavi con le suole delle scarpe, o lasciano cadere la cenere della Camel tra i tasti, o i più furbi si fanno mandare un virus via e-mail, perché la macchina imploda e il lavoro si fermi, 'affanculo i turisti che hanno incontrato la medusa gigante in Australia. Così per Christian la notte è ormai un oceano di stampanti senza toner, errori improvvisi di tipo 2, applicazioni che si chiudono inaspettatamente, siti che non si vogliono aprire, briciole di brioche scovate nella tastiera, formati di stampa sbagliati, jpeg che non appaiono mai, real audio che restano muti, floppy disk rovinati, linguaggi sbagliati, cali di corrente che bloccano tutto, chiamate sul cellulare che s'incrociano con quelle del cercapersone, linee telefoniche cadute, palline di mouse da pulire, file di Powerpoint sigillati e documenti in Word perduti per sempre nel nulla cosmico della grande Rete. Quando torna a casa, alle otto di sera, Christian ha gli occhi gonfi e le gambe stanche, riesce appena a buttarsi nella vasca calda guardando con livore il beep e i due telefonini bastardi che possono mettersi a squillare in qualsiasi momento. Qualche volta la chiamata arriva mentre sta per addentare la frittata al prezzemolo, o quando nel giallo del sabato sera si sta finalmente scoprendo chi è l'assassino, o mentre sdraiato nel letto inizia con due dita a carezzare la schiena della sua compagna. Allora deve rimettere le scarpe, i jeans e il giubbotto nero direttamente sopra la felpa, perché da due anni ha smesso di dormire col pigiama. Si tiene sveglio con un caffè lungo a temperatura ambiente che lo aspetta sempre pronto in cucina, poi accende il furgoncino e scappa nella notte ad aggiustare il pc che chiede il suo aiuto. Forse è per questo che Christian li detesta, i tipi in camicia gialla della SosWorld, che pure lo guardano dall'alto in basso perché lui è solo un lavoratore in affitto e fra quaranta giorni se ne andrà. Forse è per questo che ormai Christian odia di nascosto anche i computer, i telefonini e il cercapersone. Forse è per questo che Christian, piegato dal suo lavoro provvisorio ma onnivoro, non riesce più nemmeno a prendere la metropolitana, e ogni volta che scende sotto terra all'improvviso vede nero intorno agli occhi e si sente svenire, le gambe diventano molli e tutto il mondo gira intorno senza più equilibrio, ha paura di cadere nei binari e inizia a sudare come se da un momento all'altro dovesse impazzire o morire. Forse è per questo che ormai Christian non va nemmeno più allo stadio, lui che era stato abbonato per anni, lui che brandiva orgoglioso la sciarpa e il cappello a strisce e la domenica pomeriggio urlava e cantava e saltava in mezzo agli altri tifosi vestiti uguale. Perché adesso quando entra nel catino di cemento sembra che l'enorme tettoia di plastica e acciaio gli venga addosso e lo faccia soffocare, il respiro gli manca e le migliaia di persone che gridano intorno non sono più amici ma un fiume vorace capace di annientarlo in un attimo, se solo volesse. Forse è per questo che dopo vent'anni Christian è tornato a soffrire di asma, come quando era bambino e sua madre dava la colpa ai fumi delle fabbriche, un chilometro più in là: ma ora quelle fabbriche non ci sono più, eppure l'asma è tornata lo stesso a strozzargli la gola. Forse è per questo che Christian ogni sera ha meno voglia di toccare i riccioli e la schiena nuda di sua moglie, e non solo perché è stanco, e non solo perché il cellulare può suonare all'improvviso, ma anche perché non si ricorda più che Marta è una bella ragazza e gli uomini d'affari se la mangiano con gli occhi quando lei in minigonna li avvicina all'aeroporto proponendo una nuova tariffa senza scatto alla risposta. Forse è per questo che da qualche settimana Christian risponde ai sorrisi di Sabrina, la bruna dell'amministrazione, e quando va a consegnarle il modulo di una macchina inguaribile le installa per gioco un salvaschermo di Snoopy, lei in cambio gli regala un mouse-pad a forma di pizza, lui poi le manda un'e-mail con una canzoncina romantica e un mazzo di fiori virtuali, e lei gli risponde "che cosa fai per pranzo?", un reply dopo l'altro e sono già al bar insieme che parlano di computer e di Internet e di gente che si schianta alle Maldive, perché è la prima volta che s'incontrano, e d'altro forse non saprebbero ancora parlare. Sabrina abita anche lei in provincia ed è sposata, però è simpatica e davvero somiglia ad Audrey Hepburn, e dice che quando finisce il turno certe volte è libera fino a tardi perché il marito va fuori città con il camion. Così inizia la relazione clandestina di Christian, che ora di notte risponde al beep per correre a un motel, e magari quando è al motel il beep suona di nuovo e questa volta deve andare davvero a lavorare, e quando ha finito non si ricorda più se deve tornare dalla moglie o dall'amante, e si chiede chi gliel'ha fatto fare di incasinarsi così tanto la vita da svegliarsi sudato senza capire più se è giorno o se è notte e chi è la donna che gli sta sdraiata accanto. E chissà se Marta si accorge di qualcosa quando lui torna a casa con addosso l'odore di un'altra, chissà se Marta ha mai immaginato gli alberghi a una stella vicini alla stazione che ti chiedono sessantamila lire per un'ora, chissà se Marta avrebbe rabbia o pietà per quel sesso interinale strappato al tempo del lavoro e ai computer scassati, con i calzini ancora addosso perché non c'è stato il tempo di toglierli. Christian corre dalla casa in periferia allo scantinato, agli alberghi, in un triangolo senza senso che non gli fa vedere il futuro. Di giorno non riesce più a mangiare e di notte sogna sempre di cadere in un pozzo con le pareti tutte di mattoni rossi, proprio come quelli della SosWorld. Si risveglia e Marta lì accanto sembra indifferente a tutto, con i tappi nelle orecchie per non sentire nulla quando lui torna tardi. Ma fra quaranta giorni scadrà l'affitto a SosWorld. Lo manderanno in un altro ufficio ad aggiustare altri computer e a litigare con altri programmi che s'impianteranno anche loro, è sicuro, tra mezzanotte e le cinque del mattino. Troverà altri tizi davanti ai monitor, di cattivo umore e con gli occhi arrossati. Chissà se un'altra Sabrina gli sorriderà per fargli dimenticare le urla del direttore, i software che impazziscono, i telefonini che strillano, le corse in auto nella notte, le crisi di panico e il vuoto dentro.
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