E alla fine Romano Prodi ci mise lo zampino. Anzi, visto il soggetto, lo zampone. "Fusioni di questo genere richiedono un esame da parte della Commissione Europea" - ha commentato l'ex presidente del consiglio italiano. Sulla stessa lunghezza d'onda anche Mario Monti, commissario europeo alla Concorrenza. "L'Opa dovrà essere notificata alla commissione. Se si concretizza, rientrerà nel regolamento fusione e dovrà essere sottoposto alla commissione per effettuare un controllo".
Spunta quindi una nuova grana per la famiglia Agnelli, che si sentiva già al sicuro dopo aver incassato l'ok da parte del Governo su tutto il piano dell'operazione. Lo stesso vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini aveva ribadito la posizione neutrale dell'esecutivo nei confronti dell'acquisizione. Producendosi in una performance da vero politichese, Fini aveva usato l'espressione neutralità attiva (che ricorda tanto, chissà perché, le democristiane "convergenze parallele"). "L'importante è che, nell'ambito della cordata, vi sia una maggioranza garantita dalla Fiat a difesa dell'interesse strategico nazionale" - ha concluso il leader di Alleanza Nazionale.
Insomma, dopo essersi guadagnata il favore del Governo berlusconiano tramite un appoggio fuor dei denti alle elezioni politiche, la famiglia Agnelli deve ora sperare che la Commissione Europea approvi il piano di offerta pubblica. Finanziariamente e politicamente, è tutto a posto, ma sembra che Mediobanca abbia più di un santo nell'empireo della Commissione Europea.