Fino a qualche anno fa il boss di Telecom, l'astuto raider di borsa Roberto Colaninno, era un ignoto industrialotto lumbard. Ed era probabilmente noto soltanto tra i commercianti di marmitte e filtri d'auto. Non è certo un figlio di papà. Pur costruendo il suo regno economico nelle terre che furono dei Gonzaga gli è capitato anche di dover nascere nella remota Puglia. Colaninno non è, quindi, di stirpe nobile. Il padre faceva il sottufficiale dell'esercito mentre la madre professava il mestiere muliebre della sarta. I natali piccolo-borghesi non gli consentiranno di coltivare ambizioni accademiche. Fin da giovane comincia a lavorar sodo. Tutto ciò appena terminati gli studi di ragioneria. Voleva essere un bancario. Ma nessuno lo assume. Non era fatto per una vita spesa tra i colletti bianchi. Il primo clamoroso miracolo del piccolo grande manager lombardo è la Sogefi. Si tratta di una multinazionale italiana di straordinario successo. La Sogefi era diventata in pochi anni, pur in condizioni di mercato estremamente incerte, il secondo produttore europeo di filtri auto. Carlo De Benedetti divenne il socio di maggioranza di Sogefi. Comincia così l'idillio tra l'Ingegnere e il Ragioniere. De Benedetti non sospettava che l'oscuro e laborioso Colaninno avrebbe anche potuto fargli le scarpe. Il Ragioniere impara bene la lezione dell'Ingegnere. Capisce che il metodo migliore per dettar legge in alta finanza sia quello delle scatole cinesi. Il motto di Colaninno sarà: usare la leva finanziaria delle holding per sollevare il mondo. Per perseguire questo scopo comincia a frequentare i giri che contano. Soprattutto politici e banchieri. In pratica si tratta di entrare con capitali finanziari in società di controllo di società che a loro volta ne controllano altre. Un giro vorticoso di miliardi assolutamente imperscrutabile agli occhi dell'opinione pubblica dei profani, che sostanzialmente consente, investendo il meno possibile, di essere padroni di straordinarie ricchezze industriali. In questo modo Colaninno è diventato il capo della Telecom. Il cuore pulsante dell'impero del Ragioniere è la società lussemburghese Bell. Questa holding controlla la Olivetti, con meno del 20% che a sua volta è la controllante di Telecom. Incredibile, ma vero. Soprattutto se pensiamo che l'entità degli investimenti diretti di Colaninno è pari allo 0,3% del valore dell'intero colosso della telefonia italiana. Tutto dipende dunque dalla Bell. In questi giorni si vocifera di una possibile scalata di Tronchetti Provera alla società lussemburghese. Per quanto ancora il neoinquisito Rag. Colaninno riuscirà a difendersi dagli assalti dei nuovi e prestigiosi speculatori?