Buon sangue non mente. Soprattutto se è quello di San Gennaro e del prelato che, da vari anni, segue con indomita passione gli affari della curia partenopea. Dopo essere stato scagionato dall'infamante accusa di usura, il cardinale Michele Giordano torna alla ribalta delle cronache con un nuovo entusiasmante capo d'accusa: concorso in falso in bilancio ed evasione fiscale. "Quello sì che il nostro cardinale. Siamo orgogliosi di lui!" ha commentato la folla napoletana riunita nel duomo di Napoli per sostenere l'adorato metropolita. Che, da parte sua, non ha ancora rilasciato nessuna dichiarazione. In pratica, dopo aver rischiato il carcere più di una volta (dove invece è finito il fratello), Giordano torna di nuovo nel mirino del procuratore Agostino Cordoba, che ne ha chiesto il rinvio a giudizio per una vicenda legata ala compravendita di un capannone. Secondo quanto sostiene l'accusa, il cardinale immobiliare avrebbe acquistato un capannone in provincia di Napoli (Casavatore) pagandolo 3 miliardi e 600 milioni, ma facendo risultare nell'atto di compravendita un valore dell'immobile pari a 2 miliardi e 600 milioni. Giordano avrebbe quindi denunciato il valore catastale del capannone al posto di quello reale per evadere un'imposta pari a circa 190 milioni. Nel mezzo della querelle è finito anche sua maestà il Vaticano in persona, che pare abbia autorizzato la compravendita dell'immobile. La Santa Sede ha però prontamente smentito, dichiarando di aver dato soltanto l'assenso alla transazione, senza però essere a conoscenza dei particolari. Insomma, nuove rogne per il Giordano, che ha dichiarato che aprirà presto un'agenzia immobiliare a suo nome, visto che ormai come cardinale non se lo fila più nessuno. Complimenti e felicitazioni sono prontamente giunti da ambienti vicini al cardinale Marcinkus, dove si sta valutando la possibilità di affidare a Giordano la guida dello Ior. Nessuno potrebbe assolvere meglio di lui a tale impegnativo compito.
Lettere al Cardinale "Confesso che sono rimasta molto delusa nel constatare che le nostre ripetute richieste di udienza non hanno avuto riscontro"..."Quanta incomprensione da parte Vostra e quanti calici amari abbiamo bevuto!". Abbiamo raccolto per voi alcune lettere inviate al cardinale Giordano dai fedeli della sua diocesi. Trattano argomenti diversi, ma hanno un fattore comune: sua eminenza non ha mai risposto, neppure dopo decine di tentativi! Evidentemente Giordano era troppo occupato a fare altro...
L'officina della fede
Nell'ottobre del '95 la Procura di Napoli mette sotto inchiesta la Curia e i 380 luoghi di culto sparsi nel capoluogo campano e negli immediati dintorni. Tredici chiese senza che sia stata richiesta l'autorizzazione della Soprintendenza per il cambio di destinazione d'uso hanno infatti mutato attività: al loro interno non si celebrano più funzioni religiose, ma vi si riparano automobili, vi si commerciano oggetti e chincaglierie, oppure fungono da depositi, da posteggi, oppure vi si pratica ginnastica a suon di musica...
Pochi giorni dopo l'assoluzione dall'accusa di usura, Giordano decide di ritornare a fare il vescovo e, giusto per sgranchirsi le dita, lancia un anatema contro le speculazioni borsistiche. "Giocare in Borsa è immorale" tuona il prelato immobiliare. Sottinteso: "perché rischiare di perdere soldi in questo modo, quando si possono investire in altri modi più sicuri?". Se è vero che le speculazioni borsistiche non hanno nessun valore sociale, vorremmo sapere dove sta il valore sociale in un presunto tentativo di evasione fiscale che si aggira sui 190 milioni.