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 TABU' INFRANTO
gianni agnelli Il gruppo Fiat si appresta a conquistare Montedison e a divenire il principe dell'elettricità. Cambiano gli assetti ma non gli attori del salotto buono della finanza nazionale e al popolo dei fondi non rimane che guardare e aspettare
Il capitalismo italiano è come un paesaggio con un'unica grande montagna, il monte Bianco, cioè la Fiat. Tutt'intorno ci sono solo molte colline. Così Enrico Cuccia, lo storico e ormai defunto presidente di Mediobanca, amava descrivere il ruotare dell'intera economia italiana intorno alla sede del gruppo guidato dalla famiglia Agnelli. Il sogno di Cuccia era quello di rinforzare la milanese Montedison, in modo tale da creare un polo alternativo a quello residente a Torino. Adesso, con l'attacco alla holding lombarda, il gruppo Fiat assorbe la creatura voluta del banchiere, grazie anche alla collaborazione dei francesi di EDF. I due alleati possiedono già il 52% del suo capitale. Italenergia, la società costituita dalla Fiat, insieme all'EDF e al finanziere francese Roman Zaleski, ha lanciato un'offerta pubblica di acquisto sul capitale della Montedison. L'operazione, che ormai andrà in porto con certezza, intende lasciare fuori dai giochi i successori di Cuccia, che controllano adesso solo il 15% della holding. Dietro questa battaglia, è in corso una vera e propria guerra per il controllo di una fetta del succulento e assai redditizio mercato elettrico italiano. Infatti, l'offerta si estende anche e soprattutto alla Edison, la perla del gruppo. Con 34 centrali, 2.500 milioni di euro di utile netto e il controllo del 10% del mercato, Edison rappresenta l'unica società elettrica italiana in grado di competere con l'Enel, obbligata adesso ad accelerare il processo di privatizzazione iniziato con il precedente governo di centro- sinistra. Prima della fine del 2002, la quota detenuta dall'Enel dovrà scendere fino a coprire il 50% della produzione totale, e la vendita delle centrali di Elettrogen deve concludersi nei prossimi mesi. L'assalto a Edison significa attaccare uno dei mercati più appetibili dell'intera UE. L'Italia è infatti il paese dell'Unione Europea in cui le tariffe elettriche sono più care. L'ormai più che probabile successo dell'operazione garantirà tutto il potere alla Fiat, visto che la casa torinese detiene quasi il 40% del capitale di Italenergia. A prima vista, l'operazione potrebbe comportare due problemi. In primo luogo vi è il rischio di creare una situazione duopolistica simile a quella californiana, cosa non di certo auspicabile se ricordiamo quello che è successo qualche tempo fa nello stato USA. In secondo luogo, ed è questa la cosa che preoccupa più da vicino il governo Berlusconi, un monopolista straniero, rappresentato in questo caso dalla francese EDF, potrebbe entrare nel mercato italiano usando un cavallo di Troia. Per evitare che EDF possa approfittare della sua posizione monopolistica, il governo italiano ha, per ora, provveduto al congelamento del 48% di EDF in Montedison, bloccando i suoi diritti di voto. Anche perché, se si procede in tempi brevi alla liberalizzazione del mercato elettrico francese, tutto si assesterà, ma in caso contrario avremo un monopolista che ha invaso i mercati di altri paesi dell'UE. La Fiat, dal canto suo, sta cercando di diversificare le proprie attività anche in settori che non siano eccessivamente legati al ciclo economico, in modo tale da ridurre le emissioni obbligazionarie e il proprio indebitamento con l'aiuto di flussi di entrata regolari. In queste settimane, i giornali più vicini al centro-sinistra hanno scritto che l'intera operazione costituisce il favore che Berlusconi deve ad Agnelli per l'appoggio ricevuto durante le ultime elezioni e la difesa dinanzi alle accuse della stampa internazionale. Vero o no che sia questo fatto, il capitalismo italiano sta vivendo una guerra interna molto delicata, visto che nel nostro paese la politica, l'economia e la stampa sono strettamente intrecciate. Nuove battaglie rischiano infatti di coinvolgere società come Hdp, Pirelli, Olivetti, Telecom Italia. Il terremoto, anche se non sembra, riguarda molto da vicino il leader della telefonia controllato da Roberto Colaninno. Il trionfo di Fiat su Mediobanca potrebbe essere un avviso per Colaninno. Secondo la stampa estera, Agnelli non ha digerito l'Opa di Olivetti su Telecom. L'assalto a quest'ultima potrebbe essere solo una questione di tempo, vista anche la pressione a cui è sottoposto il capo di Telecom da parte del governo e della stampa a lui ostile. Basterebbero circa 6.000 milioni di euro, cifra che il gruppo Pirelli potrebbe anche essere disposto a investire, viste le plusvalenze incassate con la recente cessione della Optical Technologies. Intanto, nel mezzo di smentite e riunioni segrete che si tengono nei templi della finanza torinese e milanese, Telecom Italia soffre le sue pene. Il 19 luglio, gli agenti della finanza hanno analizzato alcuni documenti presenti nelle sedi Telecom di Milano, Torino e Brescia. La procura torinese ha aperto un'indagine nei confronti di dieci dirigenti della società, tra i quali il presidente, per illegalità commesse nell'ambito della fusione tra tra Tin.it e Seat-Pagine Gialle. Le accuse vanno dalla produzione di documenti falsi al conflitto di interessi e alla manipolazione di titoli. Per il momento, l'unico vincitore è Gianni Agnelli, che oltre ad essere il re dell'automobile, è diventato adesso anche il principe dell'elettricità. Visto che questa enorme ballata coinvolge molti titoli del Mib 30 presenti in modo massiccio nei portafogli di molti fondi comuni di investimento, ci chiediamo quali siano le tutele che le autorità italiane intendono applicare a favore del piccolo e spesso ignaro risparmiatore italiano.

  di Igino Domanin
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   data: 24 lug 2001 protezione contenuti: assente
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