Lo scoppio della bolla speculativa relativa ai titoli tecnologici quotati sul Nasdaq e sugli altri listini tecnologici del pianeta, gli elevatissimi investimenti necessari per ottenere le licenze e impiantare le nuove reti del sistema universale di telecomunicazione mobile e il ritardo nella disponibilità di tale tecnologia, hanno finito per infliggere una seria penalizzazione al livello dei prezzi dei titoli relativi alle principali società di telecomunicazioni europee, che dall'anno scorso hanno perso più del 50 per cento del proprio valore. Il declino è cominciato durante il mese di marzo del 2000, per poi accentuarsi nel mese di aprile, proprio in coincidenza dell'inizio delle aste per la concessione delle licenze relative alla nuova tecnologia.
La prima di queste aste si tenne nel Regno Unito, e gli operatori britannici che sono usciti vincitori da tali gare, hanno pagato all'incirca ottantamila miliardi di lire per accaparrarsi la licenza. Nei diciassette mesi successivi alla prima asta, l'evoluzione dei prezzi dei titoli delle società telefoniche ha generato solo un susseguirsi di mal di testa sia agli azionisti che ai gestori dei fondi che hanno tali titoli in portafoglio. Durante il periodo analizzato, la società maggiormente penalizzata è stata la tedesca Deutsche TeleKom, che ha lasciato sul terreno circa il 71,83 per cento del suo valore. Il 3 aprile del duemila, il titolo del colosso tedesco valeva 75,45 euro, mentre attualmente ne vale 18,4 euro. La situazione di France Telecom non si discosta di molto, visto che le sue azioni sono scese da 168,80 euro a 40,4 euro. La società spagnola Telefonica e quella italiana Telecom Italia, hanno invece saputo reagire meglio alla difficile situazione, limitandosi a perdere soltanto, si fa per dire, il 40-45 per cento del loro valore.
Queste forti perdite sono la conseguenza diretta delle incertezze che genera l'UMTS, dovute soprattutto all'elevato costo che dovrà essere affrontato per impiantarlo e svilupparlo, e al conseguente forte aumento dell'indebitamento finanziario di queste società. Su tale indebitamento pesa il fatto che, in un contesto come quello attuale, in cui gli investitori sono giustamente molto prudenti, le società stanno offrendo cedole particolarmente appetibili per cercare di rastrellare i capitali di cui hanno bisogno. Tale situazione potrebbe incidere sul livello di indebitamento degli operatori telefonici, e determinare, nel medio periodo, ulteriori scossoni sui prezzi dei titoli di tali società. Gli analisti precisano che le cosiddette licenze per la telefonia mobile di terza generazione, vendute dalle distinte amministrazioni dei singoli Stati europei, avranno un impatto, in termini di costi, pari a circa 133.000 milioni di euro, una cifra pari a un terzo dell'attuale livello di indebitamento dell'intero comparto. A questa notevole somma bisogna aggiungere quelle relative alla crescita degli investimenti necessari per l'espansione della nuova rete UMTS, che implicheranno un ulteriore sforzo economico compreso tra i 150.000 e i 165.000 milioni di euro nel periodo compreso tra il 2001 e il 2005.
Dinanzi a questi pesanti esborsi, i livelli prospettici degli ingressi previsti, volendo contabilizzare sia quelli provenienti dai servizi di telefonia fissa che quelli derivanti dalla telefonia mobile, totalizzeranno all'incirca 170.000 milioni di euro, un terzo dei quali saranno apportati esclusivamente dalla vendita dei servizi di telefonia mobile. Gli studi di settore, a seconda dei parametri che di volta in volta vengono utilizzati, danno risultati abbastanza diversi. Secondo la società statunitense Forrester, che si occupa di consulenza e analisi finanziaria, la telefonia mobile di terza generazione sarà in grado di essere realmente redditizia non prima del 2013. Lo studio condotto da Forrester evidenzia come lo sviluppo di questa tecnologia obbligherà le società del settore a fondersi tra di esse, in modo tale da costituire cinque grandi gruppi che saranno guidati da Vodafone, T-Mobil (controllata da Deutsche Telekom), Orange (France Telecom) e Bt Cellnet (facente capo a British Telecom). Sempre secondo l'analisi di Forrester, Telecom Italia sarà inglobata nel gruppo comprendente anche la spagnola Telefonica, l'olandese Kpn e la giapponese NTT Docomo.
Alcuni studi societari evidenziano invece che i tempi di recupero saranno molto più brevi, e che un buon livello di redditività dovrebbe essere raggiunto entro il 2007-2008. Tornando allo studio condotto da Forrester, la società di consulenza nordamericana prevede una possibile saturazione nel campo della telefonia mobile, che propizierà, nei prossimi mesi, una guerra delle tariffe tra gli operatori. Se ciò accadrà, si assisterà ad una riduzione dei prezzi che si farà sentire in modo negativo sugli utili delle compagnie, proprio nel momento in cui queste ultime necessiteranno di maggiori introiti per far fronte ai costi dell'UMTS. Per completare questo quadro non proprio ottimista, Forrester aggiunge che le entrate nette per utente caleranno del 15 per cento nei prossimi quattro anni, fino a stabilizzarsi intorno ai 416 euro all'anno per il 2005.