Mai mettere il carro davanti ai buoi. Era tutto pronto: il cartongesso per gli stand, la bottiglia di Château Pétrus per l'inaugurazione, il sorriso prefabbricato di Paolo Fresco, le cartelle stampa zeppe di inutili brochure; era stato anche messo in preallarme il mago Silvan per la serata di gala del 25 aprile. Pure il Sacro Battesimo era già stato, incautamente, somministrato: si chiamerà Autonext, il Salone dell'auto del futuro. E invece, come un fulmine a ciel sereno, è giunta la notizia fatale: il 69esimo Salone Internazionale dell'Automobile di Torino non ci sarà.
Motivazione ufficiale: la mancata partecipazione o la tardiva (e spiazzante) rinuncia di molte, troppe Case automobilistiche straniere. A sua volta la catena di forfait dipenderebbe dalla crisi del mercato dei veicoli a quattro ruote. Agnelli lo aveva detto: si va verso tempi duri, cassa integrazione, produzioni rallentate e stagnazione.
Alfredo Cazzola, a capo della società organizzatrice Promotor International, ha diffuso il funereo comunicato stampa sancendo, almeno per il momento, la fine di un'epoca: solo i due conflitti mondiali erano riusciti, dall'inizio del XX secolo ad oggi, a fermare il Salone.
FIAT VOLUNTAS TUA
Un marchio ed un Salone - 21 aprile 1900: nasce il Salone Internazionale dell'Automobile di Torino, destinato a reggere il confronto con analoghe fiere già affermate in tutta Europa. Va da sé che la FIAT ha sempre utlilizzato la mostra come una sua dépendance, finendo per ospitarla, nel 1984, nell'ex stabilimento del Lingotto. Il successo del Salone ha conosciuto alterne fortune, allargando i propri orizzonti da semplice "catalogo dal vivo" ad occasione per presentare i prototipi più astrusi. La storia del Salone ed un esempio di fanta-progettazione automobilistica: la Lancia Dialogos.
Il perché di un tracollo - Il mercato dell'automobile è in crisi, una crisi nera. Soltanto le Case giapponesi ridono sotto i baffi (toyota, Honda e Nissan in testa), mentre annunciano pesantissimi piani di ristrutturazione il colosso GM, Ford, Opel e Daimler-Chrysler. Per non parlare del piano 2002-2004 lanciato da FIAT, con annessa chiusura di 18 stabilimenti, due dei quali in Italia. I fatti di New York hanno dato la scossa definitiva. Del resto, già nell'ottobre del 2001, Gianni Agnelli aveva prefigurato scenari tutt'altro che esaltanti per il mercato delle quattro ruote, e le sue parole si sono ineluttabilmente trasformate in verità storica.
Per chi non si arrende -
Rappresentate con fierezza lo zoccolo duro degli appassionati di motori? Non vi arrendete all'evidenza? Non accettate la soppressione di una mostra insostituibile? Nessun problema: in aiuto, vostro e delle vostre utopie, accorre nientemeno che la Promotor International, la compagnia che si sarebbe dovuta occupare dell'evento. Sul sito appositamente creato per questa inesistente edizione del Salone si vive una realtà parallela: ci si può ancora iscrivere alla Newsletter, si può prenotare un posto a sedere per i convegni o richiedere un accredito stampa. L'ultima spiaggia per gli amanti dei mondi alla Total Recall o, se preferite, alla Vanilla Sky.
Intervista esclusiva - L'ira funesta del Pelide Schumacher ha giocato un ruolo fondamentale nel decidere le sorti di questa storica e sfortunata manifestazione. E' bastato, infatti, il suo pollice verso per far chiudere baracca ad Agnelli e soci. Il numero uno della scuderia del Cavallino ha confessato a Clarence tutti i retroscena dell'annullamento del Salone. "La FIAT mi voleva obbligare a fare il pieno con la benzina agricola per risparmiare - ha detto il pilota tedesco - ma io non ci sono stato. Li ho minacciati: se tagliate le spese per allestire la mostra del Lingotto io fingo di ammalarmi di orchite e faccio guidare la mia monoposto a Badoer". Michael ha, poi, svelato altri particolari sinora rimasti segreti...