Il clima elettoralistico pervasivo di queste ultime giornate politiche, oltre al consueto folklore nazional-popolare, nasconde importanti risvolti economici. Il brillante Berlusca e il piacione Cicciobello Rutelli si sfidano a suon di slogan e a colpi di appariscenti cartelloni pubblicitari. In questo modo i leader carismatici dei due opposti schieramenti vanno propagando il loro incerto verbo economico. Negli ultimi anni i mercati finanziari sembrano non curarsi molto dei discorsi dei politici. Si sono emancipati dallle influenze nefaste del gergo politichese e guardano soprattutto ai fondamentali del sistema economico. Eppure in questi ultimi giorni si torna a respirare un malsano ottimismo, una rinnovata volontà politica di elargire benefici ai propri futuri elettori, una visione della politica dei redditi piegata agli interessi di bottega. In particolare, tutti si sono convinti che si è ormai conclusa la lunga fase del risanamento economico. Lo Stato ha curato i suoi mali. Per questo motivo si può, con ampio margine di manovra, tagliare le aliquote fiscali e aumentare gli stipendi. Ma questa nuova stagione delle cicale può risultare perniciosa. E' pur vero che la crescita economica, la ripresa produttiva in Europa, deve essere sostenuta con un aumento della domanda e, quindi, del potere d'acquisto dei cittadini. Ma i mezzi con i quali si vuol raggiungere l'obiettivo rischiano di essere distori. siamo proprio sicuri che una discesa drastica delle entrate non metta in seria difficoltà l'efficienza delle istituzioni? Aumentare i minimi contrattuali dei dipendenti pubblici è la stratda migliore per razionalizzare l'efficacia e la produttività del lavoro dipendente? Non ci sono forse criteri diversi e più avanzati, come le stock option e i fringe benefits per migliorare il tenore di vita dei consumatori, senza cadere nel tranello assistenzialistico. Il liberismo forzista e il welfarismo ulivista sembrano obsoleti e spesso caricaturali. In Italia la politica ha troppo spesso reso un cattivo servizio all'economia. Siamo perciò seriamente preoccupati che l'attuale ciclo politico entri in rotta di collisione con il promettente ciclo economico.