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MUSICA
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Finalmente sono giornalista anch'io adesso e i fatti non mi interessano più.
(Pat Buchanan)
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Concerti:
El boss de Milan
Memorabile concerto di Bruce Springsteen, tornato a San Siro dopo 18 anni. Fan impazziti per la musica e invasati per la pioggia
di Stefano Porro
Una cosa è certa: il Boss porta un po' sfiga. Erano due mesi che a Milano non cadeva una goccia di pioggia, e lo scorso sabato sera, proprio mentre le note di Empty Sky colmavano d'emozione lo stadio di San Siro, il cielo si è svuotato di tutta l'acqua che aveva trattenuto fino a quel momento. E giù goccioloni sulle oltre sessantamila persone accorse per applaudire Bruce Springsteen e la sua E-Street Band 18 anni dopo la prima comparsata a San Siro. Stoici gli spettatori, che, nonostante il fortunale che imperversava sulle loro cervici, non se ne sono andati e hanno continuato a ballare e saltellare per oltre tre ore di concerto (qualcuno si è fatto pure lo shampoo nel centro del campo di San Siro); superbo il Boss, che ha mantenuto altissimo il tenore del concerto imperversando sul palco ininterrottamente, buttandosi anche lui sotto la pioggia e stravolgendo la scaletta del concerto per inserire Sunny Day, nella speranza che giove pluvio avesse pietà dei suoi fan.
Un coacervo di imprevisti, grinta, improvvisazioni e voglia di stare insieme che ha trasformato la performance in un evento difficile da dimenticare. Springsteen è davvero in forma, è forse l'ultima grande rockstar americana. Le danze si aprono quando il sole è ancora alto in cielo, e basta sentire le prime note di The Promised Land per capire che la serata sarà di quelle speciali. Il Boss sciorina il meglio del suo repertorio, da Born to run a Badlands, da Thunder Road a Bobby Jean, accompagnato da una band tosta almeno quanto lui e da un impareggiabile Little Steven che non solo suona bene, ma regge stupendamente il palcoscenico. A loro tocca suonare e cantare, il resto dello spettacolo lo fa il pubblico. Un insieme eterogeneo persone di tutte le età, accomunate dalla voglia di prendere parte a uno spettacolo unico al mondo.
Ma non tutto è oro quel che luccica, e qualche pecca ovviamente c'è stata. Prima tra tutte quella dell'impianto audio, strapotente a vedersi, ma in grado solo di diffondere un suono troppo forte e dai missaggi sballati. Le parole del boss si intuivano a fatica, e a tratti si percepiva soltanto una gran confusione. Le magliette ufficiali: belle, ma carissime, visto che il loro prezzo si aggirava intorno ai 30 euro. Meglio ripiegare sulle tarocche in vendita fuori dallo stadio, che costavano all'incirca la metà. Il panino mangiato dal sottoscritto: un mammozzone indigeribile che mi ha funestato lo stomaco per almeno metà concerto. Una sciarpa e un cappellino del Milan improvvisamente comparsi sul palco, indossati dal tastierista della band, che ha diviso lo stadio tra fischi e applausi (indovinate chi erano quelli che fischiavano). Il traffico di ritorno: un immenso serpentone che non lasciava filtrare neanche le moto. Bazzecole, di fronte allo spettacolo offerto dal boss, che ha promesso di ritornare in Italia il prima possibile. C'è da credergli, conoscendo il tipo. Pensate che, a concerto terminato, mentre stava transistando verso l'uscita, Springsteen si è affacciato dalle protezioni per intrattenere e salutare il pubblico che lo acclamava. Dopo tre ore di fatica e trent'anni di carriera, un'attenzione del genere per i propri fans evidenzia sempre di più che di Boss ce n'è sempre e solo uno. Le foto del concerto
Alcune immagini sono un po' sfocate, ma cercate di accontentarvi. Le ha scattate il mio caro amico Fabrizio per uso personale, e ce la ha gentilmente concesse. Se non c'era lui, nisba.P.S. Quello con la faccia da scemo si chiama Walter, noto pr milanese e biker dell'ultim'ora. Quello con la faccia da pirla dietro che saluta sono io.
Inviato da Stefano Porro , Lunedì 30 Giugno 2003
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