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Interviste:
Carlinho è Carlito
![]() di Elena Galli Clarence ha incontrato uno dei più grandi e stravaganti artisti brasiliani in circolazione: Carlinhos Brown.Ore 11.00. Entra nella stanza, presso la sede della BMG a Milano, un omone sorridente con turbante giallo, gillet aperto, catenazze e collane di perline colorate, bermudoni e ciabatte. Una visione. Immediatamente tutti i presenti vengono catapultati in un luogo e un'atmosfera tropicale, ritmata dalla calda lingua portoghese dell'artista. Le domande si accavallavano e le risposte di Carlinhos sono infinite, perchè l'artista ha voglia di parlare della sua terra, il Brasile così solare e complicata, dove la Musica è regina. Dal Brasile all'Italia per presentare, dopo il successo di Tribalistas, il suo ultimo disco Carlito Marron. Ciao Carlinho, piacere di conoscerti! Chi è Carlito Marron e quale il suo rapporto con Carlinhos? Carlito Marron sono io e "Carlito Marron", titolo del disco, è una semplice traduzione del mio nome, fatta per chiarire le mie origini, la mia storia, la mia tradizione. Carlinhos è il mio nome di famiglia mentre Brown è un nome d'arte di origini americane che molti associano al nome di James Brown, indubbiamente mio punto di riferimento artistico, ma che io lego al nome e alla storia di uno schiavo americano scappato dall'Inghilterra ed approdato in Brasile. Quindi la traduzione del tuo nome non rappresenta un'opposizione all'America e alle scelte di guerra? Il mio disco è stato progettato e realizzato prima della guerra in Iraq. Ha avuto un momento di pausa, perchè ho lavorato con i miei amici Marisa Monte e Arnaldo Antunes al disco Tribalistas. Pertanto non è legato agli avvenimenti dell'utimo periodo. Sicuramente, non è un segreto, non ho mai condiviso la guerra americana, come la guerra in generale. Cosa vuole raccontare questo disco? Questo disco parla dell'America Latina. Di un paese fatto di tante culture, tanti colori, di musiche provenienti da ogni angolo della terra. Africa, Portogallo, America... Il Brasile è sempre stato "usato" dall'America, come forse anche dagli altri paesi, per le sue appassionanti feste, per i suoi coinvolgenti ritmi e costumi. Ora questo paese, che è stato sempre prevalentemente un paese rurale, sta cercando di farsi valere per la sua ricca cultura e si rivolge al resto del mondo con curiosità e interesse. E Lula? E' una grande speranza per tutti. Il Problema del mio paese, è un problema di organizzazione delle terre. I brasiliani che hanno sempre lavorato le terre sono stati convinti (dal governo) che le grandi città erano il futuro, la "terra promessa". Così sono state abbandonate tutte le terre, e il lavoro agricolo, per rincorrere un sogno inesistente nelle grandi città brasiliane o americane. Succede che nascono le Favelas (i quartieri cittadini più poveri), la povertà, la criminalità, lo sfruttamento... E la musica? La musica è una naturale forma d'espressione di tutto il popolo brasiliano. Ricco e povero. Io ho trovato la mia "terra promessa" nella musica. La musica come risultato più evidente di questa commistione di culture, attraverso la quale l'uomo si sente libero e felice. In questo disco è fortemente presente la mescolanza culturale di cui parli. Per esempio ci sono sonorità tipicamente cubane... In realtà storicamente, nei Caraibi, la musica è sempre partita da Bahia. Il flusso degli schiavi africani arrivava prima nel nostro paese per poi smistarsi in altre zone e isole come la vicina Cuba. Quindi ciò che tu definisci "sonorità cubana" in realtà è arrivata prima in Brasile per poi diffondersi e caratterizzarsi altrove. Come nascono allora le tue canzoni? Quali le tue influenze musicali? Io sono una persona particolarmente spontanea. Le mie canzoni nascono in modo naturale.> Ascolto indubbiamente tantissima musica. Dalla classica alla contemporanea. Hip hop, rnb, rock... e allora capita di voler sperimentare e aggiungere qualche nuovo ritmo. Io e la mia musica, siamo il risultato di ciò che ho assorbito e che assorbo quiotidianamente.Musica tradizionale ma anche un po' di POP. Perchè? In Brasile non esistono delle etichette musicali vere e proprie. Si fa musica e basta. Le classificazioni dei diversi generi musicali (come la "musica pop") esistono solo per il commercio. La musica è tradizione e originalità. Le varie sperimentazioni o i nuoi generi musicali nascono, secondo me, perchè il mondo è povero di melodie. Allora bisogna assolutamente ritornare alle melodie, ai ritmi di una volta. Quelli che hanno caratterizzato la cultura del proprio paese. Bisogna ritornare al passato per poter continuare a fare buona musica. La musicalità è la cosa più naturale e umana che esista ed è fondamentale recuperare l'essenza storica della musica. Il tuo legame con il paese e la tua attenzione al recupero della cultura di un paese ti ha portato a progetti e a un premio importante (il Premio Unesco)... Io credo fermamente che la musica possa aiutare. Aiutare le famiglie, i bambini, i poveri, il paese. Io, come altri artisti (Jovanotti e Bono) cerchiamo si sensibilizzare il resto del mondo ma anche e soprattutto di dare conforto concretamente. Il Premio Unesco è un riconoscimento per tutta la comunità. Non ci sono vittorie per chi lotta contro la miseria. Vorremmo sconfiggere la corruzione, la miseria, lo sfruttamento sessuale. Abbiamo anche realizzato la scuola di musica e costruito un ospedale. E' gia qualcosa. Ma ci mancano le medicine, le attrezzature e molte altre strutture. Ma la musica può aiutare... Grazie Carlinhos è stato un vero piacere.
Inviato da , Martedì 8 Luglio 2003
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