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  I BLUR
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Quando, nell'autunno del 1991, Damon Albarn, Graham Coxon, Alex James e Dave Rowntree (ovvero quattro ragazzi dell'Essex conosciutisi al Goldsmiths' College di Londra) pubblicarono il loro primo album, Leisure, alle spalle avevano già due singoli indimenticabili: She's So High e There's No Other Way. Erano brani figli di quella realtà musicale inglese a cavallo tra due decenni, intrisa di riff chitarrosi, di ritmica dance della Summer Of Love, di shoegazing e indie parties, di sonorità neopsichedeliche e bands come Stone Roses, Charlatans e My Bloody Valentine.
Ma come tutte le effimere stagioni del pop inglese, anche quella terminò, e i Blur si trovarono inevitabilmente a un punto di svolta, sia umano sia musicale, dopo il rifiuto dell'America e l'oblio della scena britannnica. Dopo due anni di ripensamenti era giunto il tempo di tornare alle origini, di guardarsi indietro e frugare nel passato della cultura pop made in Uk, omaggiando ora i Kinks ora gli Who, i Jam come i Beatles.
Modern Life Is Rubbish, il loro secondo lavoro, nacque da tutto ciò. Il disco è un successo già preannunciato dal singolo Popscene: è il ritorno dell’englishness, dell'estetica Mod e del working class hero. Soprattutto è il seme di quella consapevolezza ormai diffusa che vede nei Blur, a ragione, la pop band inglese per eccellenza degli anni 90.
Una strada confermata con la pubblicazione del terzo album Parklife, un inno per il nuovo britpop e per tutti quelli che si erano stancati dell'invasione grunge d'Oltreoceano. Non a caso Parklife ospita nella traccia omonima proprio Phill Daniels, attore protagonista alla fine degli anni 70 della trasposizione cinematografica di Quadrophenia, monumentale opera rock concepita dagli Who di Pete Townshend per celebrare la scena mod inglese dei primi anni Sessanta.
Dopo il successo internazionale, soprattutto del singolo Girls & Boys (una sorta di surreale brano disco che ha riempito buona parte dei dance floor del pianeta grazie anche all'accurato remix dei Pet Shop Boys), nel 1995 è il tempo di The Great Escape. Il quarto album, se da un lato vuole un essere tentativo di uscire dagli stessi clichè da loro creati, dall'altro entra di diritto nell'olimpo della musica con il singolo The Universal, secondo molti una delle pop song più riuscite di questo secolo.
E poi ancora Blur, un disco che rompe con il passato, con le polemiche della stampa britannica sulla presunta rivalià con gli Oasis, gettando nuova freschezza sulla band che dimostra a sua volta di sapersi reinventare con intelligenza e lucidità.

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