Il 3 luglio del 1971 Jim Morrison veniva trovato morto nella sua casa di rue Beautrellis a Parigi. Il 3 luglio del 2001 cinquantamila persone si ri ritroveranno al cimitero di Pére Lachaise, sempre a Parigi, per commemorare il trentennale della sua morte. In tutto questo tempo la popolarità di Morrison non ha mai conosciuto flessioni e il suo mito si tramanda di generazione in generazione. E' difficile cercare di immaginare come sarebbe oggi alla soglia della terza età. Anche lui forse non sarebbe stato immune dal processo di "perbenizzazione" che hanno subito tutti i reduci di quegli anni. Morrison in quegli anni rappresentava un corpo estraneo in un America che stava imparando a sopportare le ribellioni studentesche, ma non quelle assolutamente slegate da ogni ideologia. In Italia invece a quei tempi il massimo della trasgressione era rappresentato dalle frange del giubbotto di Little Tony e la morte di Morrison passò praticamente inosservata esattamente come la sua vita. La generazione successiva fortunatamente ha scoperto la figura di uno dei personaggi più controversi del rock e l'ha amata molto più di quanto abbiano fatto i suoi contemporanei. Cosa avevano di così speciale i Doors e Jim Morrison? Immaginatevi una generazione abituata a sentire versi tipo "tutti noi viviamo in un sottomarino giallo..." oppure "lei ti ama si, si, si". Adesso leggete un testo di Morrison e capirete il motivo della dirompenza dei Doors. Un gruppo rock che citava e prendeva ispirazione da Willim Blake, Aldous Huxley e dai poeti maledetti francesi era qualcosa che andava ben al di là della semplice canzonetta d'amore. Il 70 e il 71 hanno portato via alla musica tre dei suoi intrepreti più grandi, qualche mese prima di Morrison infatti, morirono Jimi Hendrix e Janis Joplin. Le tre "J" come qualcuno le definì qualche tempo più tardi. Sono stati sicuramente gli anni più belli per la musica, ma anche i più deleteri per chi la faceva. Non si trattava soltanto di vendere dischi mostrando le tette (ogni riferimento al 2001 è puramente casuale), si trattava di comunicare e nessuno lo faceva meglio di Morrison. Chi c'era racconta di folle letteralmente rapite dalla sue parole e dalla musica, ipnotica come nessun altra, dei Doors. Morrison era il re della provocazione, ma mai fine a se stessa. Fu il primo a portare la poesia e il teatro a un concerto rock. Ovviamente non si trattva di teatro convenzionale, ma di quello ispirato al Living Teathre e a "Il teatro e il suo doppio" di Antonin Artaud. Negli ultimi anni Morrison arrivò al punto di odiare la vita da rockstar e la popolarità che ne conseguiva.
I giovani degli anni Novanta hanno conosciuto Morrison e i Doors grazie a un film di Oliver Stone. Per il titolo la fantasia del regista americano non è andata oltre un originalissimo "The Doors". Senza voler offendere gli operatori ecologici di tutto il mondo, diciamo pure che il film in questione è pura e semplice spazzatura. Quando abbiamo saputo che Stone aveva intenzione di girare un film sulla vita di Morrison siamo letteralmente schizzati fuori dalla pelle: da uno come Stone non potevamo che aspettarci un capolavoro. Una volta visto quello che Stone chiamava film, ci siamo convinti che neanche i fratelli Vanzina avrebbero saputo fare peggio.
Siete pronti a vedere sugli scaffali dei negozi di dischi la quattrocentesima riedizione di "The best of the Doors" e sentirvi dire che è la nuova raccolta dei Doors? E' solo questione di ore e lo sciacallaggio discografico èentrerà in azione. Morrison in questi trent'anni è diventato, suo malgrado, un prodotto da vendere. La sua faccia campeggia sulle magliette degli adolescenti di tutti il mondo ed è seconda per popolarità solo a quella di Che Guevara, con cui condivide il triste destino. Figuratevi cosa sta accadendo in questi giorni attorno all'immagine di Morrison. Oltre alla già citata raccolta di successi, in Italia sta uscendo un libro di poesie dal titolo "Tempesta Elettrica" e il 3 luglio alle porte del comitero di Père Lachaise bisognerà frasi largo tra bancarelle che esporranno l'effige di Morrison anche sulle salamelle.
Più che una commemorazione sembrava una guerriglia. Lanci di bottiglie da una parte, spari di lacrimogeni dall'altra. In mezzo gente che voleva soltano rendere omaggio a un grande e indimenticato protagonista della musica contemporanea. Il 3 luglio del 1991 il cimitero di Père Lachaise è stato chiuso per evitare ulteriori scontri. La folla si è radunata fuori dalle mura e alcuni hanno addirittura deciso di lanciare una macchina contro la porta del cimitero per continuare nella becera manifestazione. Di certo anche i gendarmi parigini non hanno brillato per intelligenza, ma quest'anno speriamo che il tutto si svolga con maggiore civiltà. Di certo per Jim Morrison non ci si può aspettare una veglia con lumini e rosari, ma scene come quelle di dieci anni fa risultano altrettanto stridenti se associate alla figura del "Re Lucertola".
PÈRE LACHAISE
La tomba di Jim Morrison è di gran lunga la più visitata del cimitero di Père Lachaise. Vale la pena però di fare qualche metro e di scoprire la tomba di Oscar Wilde dove visitatori di tutto il mondo lasciano lettere e biglietti con pensieri a lui dedicati. Facendo due passi per gli splendidi viottoli alberati non sarà difficile scorgere nomi illustri quali Chopin, Molière, Apollinaire, Proust, Edith Piaf, Yves Montand e centinaia di altri. Sembra quasi di fare una passeggiata nella storia, ma l'atmosfera del cimitero impedisce di sentirsi in soggezione. E' facile imbattersi in studenti d'arte che si esercitano disegnando una statua o uno squarcio suggestivo o in parigini che si godono un attimo si tranquillità. Père Lachaise è tutto questo, ed è un posto dove Jim Morrison sarebbe stato felice di essere sepolto. Sarebbe sicuramente stato felice anche di sapere che a distanza di trent'anni c'è ancora gente che percorre chilometri pur di non fargli mancare il suo saluto.