Accendi la radio a mezzogiorno di uno dei venerdì tristi che si ricordino e non senti nulla. Le radio diffondono un silenzio irreale. Tre minuti più tardi il silenzio viene interrotto con discrezione dalle prime note di pianoforte di Imagine. La radio sembra rotta, giri la manopola della frequenza e senti sempre la stessa canzone. Parole che conosci a memoria, ma che mai avevano avuto quel significato. Ti rendi conto improvvisamente che non si tratta soltanto di belle parole, forse un po' banali, ma di qualcosa che stai vivendo in quel preciso momento. Qualcuno sta cantando le parole che vorresti dire tu. Anche in America succede la stessa cosa. Cambia la canzone, ma non le sensazioni. Lì in in questi giorni le radio trasmettono a ripetizione "Star Spangled Banner" nella versione di Hendrix. Ti accorgi che ti era sempre sembrata una grande e geniale provocazione, ma mai avevi realmente percepito sulla pelle i lamenti carichi di disperazione della chitarra di Hendrix. Ti avevano detto che si trattava di qualcosa di speciale perché si era in piena guerra del Vietnam, ma in fondo per te il Vietnam ha sempre avuto la faccia di Hollywood. Poi continui impotente a subire le note della radio e Bob Dylan non ti era mai sembrato così struggente. Blowin in the wind era la canzone che ti insegnavano alle elementari, ma la risposta di cui parla Dylan è la stessa che dovrebbe rispondere alle domande che ti stai facendo più di trent'anni dopo di lui. La musica è un veicolo di emozioni e non poteva restare indifferente ad un momento simile. Da anni ci eravamo dimenticati di quanto può essere bella la radio. Negli ultimi anni l'abbiamo aspramente criticata, non ci piaceva più, non ne trovavamo più l'anima. Beh, la radio l'anima l'ha tirata fuori e ci ha dimostrato che di Briatore ce n'è uno solo. (Un uomo così piccolo e disgustoso per cui anche le lettere di questa riga paiono sprecate). In momenti come quello che stiamo vivendo tutto diventa piccolo e perde significato, il mondo della musica ha avuto la sensibilità e l'intelligenza di non credersi grande. Soltanto una settimana fa questi discorsi ci sarebbero sembrati retorici e banali, ma adesso non lo sono affatto. Speriamo che tornino ad esserlo il più presto possibile.
CANZONI DI PACE
IMAGINE
Sentirla a reti unificate su tutte le maggiori emittenti radiofoniche è stata un'esperienza a dir poco struggente. Anche diversi telegiornali l'hanno scelta come sottofondo ideale per meglio rappresentare tanto il dolore quanto la voglia di rinascita di un popolo, o meglio di un mondo, distrutto. Non poteva mancare il solito cervellone (Marco Respini del Secolo d'Italia) che si è sentito di polemizzare con Santoro per la scelta della canzone. La motivazione è stata questa: "John Lennon è un buffone". Beh, io non ho mai amato particolarmente Lennon, ma preferisco ascoltare cento volte Imagine cantata dal "buffone", che leggere una sola riga di un cialtrone.
STAR SPANGLED BANNER
Il mito di Hendrix è intergenerazionale. La nostra generazione però lo aveva sempre considerato un grande chitarrista, il più grande, e lo ha sempre visto come un uomo sensibile. In pochissimi però avevamo pensato al suo impegno "politico". Guardando il video di Woodstock con Hendrix che suona a modo suo l'inno americano, vedevamo solo un genio che estraeva dalla chitarra suoni che anocra oggi paiono nuovi. Non era solo questo. La chitarra di Hendrix rievocava la paura e la morte. In una sola parola la guerra. Mai come oggi l'inno americano suonato in quel modo ci sembra quanto mai appropriato e straziante.
BLOWIN IN THE WIND
Da piccoli ci insegnavano una canzone che faceva: "risposta non c'è o forse chi lo sa, sospesa nel vento sarà". Non sapevamo che si trattasse della canzone di Bob Dylan e non badavamo tanto neanche alle parole. La cantavamo con lo stesso spirito con cui interpretavamo "Viva la gente". Oggi non si può fare a meno di pensare a tutte le domande a cui Dyln non sa dare risposta. Sono proprio le stesse che ci stiamo ponendo a trent'anni di distanza.
WE SHALL OVERCOME
Un'altra canzone simbolo del movimento di fine anni Sessanta oggi considerata un po' da tutti l'inno dei diritti civili. Ad ascoltarla oggi non si può fare a meno di essere contagiati dallo spirito di pace e di speranza che esprime. Dopo diversi decenni il contesto storico è cambiato radicalmente, ma le motivazioni e i sentimenti di speranza e di pace rimangono gli stessi.