Quarantasette dischi in trentanove anni di carriera. Di certo Bob Dylan non ha mai conosciuto il "blocco dello scrittore". Non è tanto la mole di dischi che sorprende, ma la qualità di ciascuno di loro. C'è una sola spiegazione plausibile: siamo di fronte a un genio. C'è più talento e più passione in una sola adenoide di Dylan che in tutti i suoi colleghi più giovani messi insieme. Il nuovo disco "Love & Theft", uscito in questi giorni, è l'ennesima conferma di un talento unico tra i muscisti (e non solo) contemporanei. Di questi tempi non capita spesso di avere la fortuna di ascoltare un disco così, e invece Dylan per la quarantasettesima volta ci sorprende come un pugno allo stomaco e inventa per l'ennesima volta una nuova musica. E' passato dal folk, al rock al blues, in altre parole Dylan in questi anni ha attraversato tutti i tipi di musica senza mai restarne schiavo.
Il simbolo degli anni Sessanta non si ricorda degli anni Sessanta. E' quanto affermato dal Sunday Times che sostiene che Bob Dylan non ricordi nulla di quel periodo d'oro. Cause principali dell'amnesia sarebbero il notorio incidente motoclistico che lo video coinvolto e un rapporto disinvolto e amichevole con le droghe. In ogni caso pare che Dylan abbia dichiarato: «Aiutatemi a ricordare quel che mi è successo ed il significato delle parole che ho usato nelle mie canzoni in quel periodo». Siamo qui per questo: «Caro vecchio Bob, come ti butta? Pensa che l'altro giorno stavo ricordando quella volta in quel bar di Minneapolis, quando dopo una sonora sbronza ti dettai il testo di Blowin' in the wind e te ne accennai il motivo al pianoforte. Non temere non sono più incazzato, mi chiedevo soltanto se in nome della vecchia amicizia ti andava di scrivere il mio nome sotto la canzone. Spero di sentirti presto. P.S.: Come sta Jacob? Mi raccomando non fare il pazzo in moto...»
Torni a casa col tuo nuovo CD, lo infili nel lettore e aspetti di sentire la canzone che ti scuote come un lenzuolo. Nella maggior parte dei casi la speranza è vana. E' successo con Love & Theft, per la precisione con l'ottava canzone: Moonlight. Avete presente quando si dice che quella canzone avresti voluto scriverla tu? Quella che avresti voluto cantare alla donna dei tuoi sogni convinto che non avrebbe potuto resistere a tanto? In caso di inspiegabile resistenza si può sempre ripiegare su qualcosa tipo "non era quella giusta". Tanto quella giusta non era davvero! Comunque quella canzone è Moonlight. Non è un genere musicale definibile, non è una una di quelle canzoni che si riesce a descrivere, ma a doverlo fare per forza potremmo affermare che si intona alla perfezione con i nuovi baffetti stile jazzista anni Venti sfoggiati da Dylan. Una di quelle che ti fa apprezzare la malinconia non intesa come ricordo, ma come modo di essere. Malinconica come la faccia di Dylan.