Una certa difficoltà coglie lo scrivente nell'affrontare l'universo Jovanotti: bisogna parlarne bene? Parlarne male? Parlarne così così? Non parlarne proprio?
La verità è che, in ogni caso, non cambia niente: come si può gestire, o anche solo giudicare un artista che riesce a presenziare, in 24 ore, a casa di Vespa, Costanzo, Fabio Volo, Panariello e poi a Mediamente, Top of the Pops, Buona Domenica, Passaparola (Passaparola ???) e Video Italia concludendo l'orgia di esposizione mediatica con la benedizione: "Ragazzi, state attenti alla censura delle idee" ?
Jovanotti assomiglia ad Agnoletto, il leader del Genoa Social Forum: disarma, annichilisce, perché non è abbastanza insignificante da passare inosservato ma, secondo molti, non è neppure degno di essere preso veramente sul serio. Ed è proprio per questo che si può permettere di dire, disdire, di contraddirsi ogni tre parole: gli viene perdonato tutto, anche l'accostamento di Che Guevara a Madre Teresa di Calcutta.
Ora è uscito "Il Quinto mondo", la sua ultima fatica. Noi cadiamo nella trappola: ne parliamo, ma cerchiamo anche di spiegare come sia possibile che, dopo Ramazzotti ma prima dei Ragazzi Italiani, un altro adolescente, con tendenze al tamarro, romano de Roma e con ugola non propriamente ereditata da Caruso sia diventato un illustre cantautore.
LA JOVASTORY
Alla maniera di un novello Picasso, anche il Cherubini ha un cammino artistico facilmente divisibile in periodi. La Jovastory è ricca di avvenimenti pregnanti, primo fra i quali la conclusione del liceo scientifico. È da questo momento che l'allampanato Lorenzo si fa strada (contro il parere del babbo e di mammà) mettendo su i dischi nei locali notturni prima di Cortona (patria dei genitori) e poi di Roma.
Una sera, la leggenda dice sia accaduto al "Paper Moon", mentre la gente suda in pista ed il dj Cherubini lavora alla console, un certo Claudio Cecchetto lo nota e decide di prenderlo sotto la sua ala...
Il passo decisivo di un artista impegnato è quello di svestire i panni del cantante per calarsi in quelli dell'Evangelista. Jovanotti ci insegna a dire no: alla guerra, ai soldi, all'egoismo, ai neri, ai rossi ed ai bianchi, all'occidente, all'oriente, alla religione, all'economia, alla Tv, a tutto. Piccolo problema: si dimentica di dirci quale alternativa adottare. O forse no: è la stessa di Beppe Grillo, che parla di povertà sguazzando in piscina, o di auto ad idrogeno lustrando la sua Ferrari, o di consumo critico abitando in una reggia. È appena uscito "Il Quinto mondo", che non si capisce cosa sia: quello dei poveri più poveri o dei ricchi più ricchi (come Jovanotti)? Sia come sia, "Salvami" è il singolo che tutti, volenti o nolenti, hanno ascoltato. Salviamoci, allora.