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  LA MUSICA DELLA 'NDRANGHETA
La copertina del Canto di malavita di Antonio Iovane

Ci mancava solo questo. Non bastavano i Padrini (I & II & III), la pizza, il mandolino, Dean Martin e il putipù (che tanto impressionò Wittgenstein). Stavolta il prezzo giusto è ok per il Canto di malavita, il meglio della 'ndrangheta in versione cd. Che, dopo aver spopolato in Germania e Francia (60mila copie vendute in Europa prevalentemente nel circuito dell'emigrazione), è da pochissimo approdato negli Stati Uniti, lì dove anche gli italiani scoprono l'Italia ed entrano in crisi d'identità. Il Canto di malavita è un greatest di 18 canzoni calabresi incise tra gli anni '50 e '70. Si tratta per lo più di canzoni popolari (soprattutto tarantelle) di argomento mafioso eseguite con organetto e tamburello. Onore, vendetta e omicidio sono i leit motiv. Le canzoni più celebri sono quelle di Fred Scotti, mafioso ucciso una sera d'aprile del 1971 per aver tentato di sedurre la donna di un "collega", acqua fresca per uno che è cresciuto col timore della scucchia di Marlon Brando.
A raccogliere il Canto di malavita sono stati un giornalista tedesco, Maximilian Dax, e un fotografo italiano, Francesco Sbano. Qualcosa lascia intuire che, nel caso di una candidatura al premio Sacharov, i curatori farebbero meglio a non tradurne i testi: "Malavita, malavita/ Appartengo all'Onorata/ Anche se dovessi rimetterci la vita/ Io non sgarro/ Sono calabrese, sono di queste parti/ Qui sono rispettato da tutti". Oppure: "La mafia è una legge che nasce sotto la luna/ Essa non perdona/ Non si scherza con l'onore/ e con la gente di malavita". Brrr, che brividi stilizzati! Quanta Piovra!
Nonostante il successo internazionale, però, del Canto di malavita in Italia si parla poco davvero. Perché la Costituzione ne vieta la diffusione (ex articolo 21: offesa alla morale pubblica). E tra tutti i dubbi generati dalla vicenda, uno in particolare guadagna la nostra attenzione: non è che i nostri emigrati all'estero costruiscono la propria identità di italiani con valori stereotipi? Chissà. Gli indizi ci sono. A noi, comunque, non resta che ascoltare le canzoni in versione "pirata" (nella sola Calabria ne sono girate 50.000 copie) o collegarci al sito ufficiale che trovate linkato qui sotto per qualche breve assaggio. Oppure, perché no, farne anche a meno.
Malavita.com
Malavita.com:
l'indirizzo giusto per saperne di più
Info, contatti
e tre pezzi da scaricare sul vostro pc

  LA PAROLA ALL'ESPERTO
"E' una versione macchiettistica"
"La mafia e la 'ndrangheta non cantano: sparano direttamente e stabiliscono reti di connivenze tra partiti, istituzioni e cosche che non vengono esplicitate nei canti". Secondo Mauro Geraci, antropologo e autore di Le ragioni dei cantastorie (Il Trovatore, Roma, 1996), il Canto di malavita, che pure fa capo alla cultura folclorica, non restituisce l'immagine effettiva e reale di quello che sono la 'ndrangheta e la mafia. E anche i circuiti di diffusione "non sono più quelli legati alla cultura contadina, ma alla cultura di massa".

   a cura di Maurizio Pluda
gli stessi argomenti su:  il NuovoSuperEvaVirgilioYahoo! Italia
   data: 27 agosto 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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