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"La mafia e la 'ndrangheta non cantano: sparano direttamente e stabiliscono reti di connivenze tra partiti, istituzioni e cosche che non vengono esplicitate nei canti". Secondo Mauro Geraci, antropologo e autore di Le ragioni dei cantastorie (Il Trovatore, Roma, 1996), il Canto di malavita, che pure fa capo alla cultura folclorica, non restituisce l'immagine effettiva e reale di quello che sono la 'ndrangheta e la mafia. E anche i circuiti di diffusione "non sono più quelli legati alla cultura contadina, ma alla cultura di massa".Una versione macchiettistica, quindi? La solita Italia "spaghetti & mandolino"? "Sì. E aggiungo: per fortuna. E' meglio una versione macchiettistica che veri canti di mafiosi. Occorre, infatti, risolvere un'ambiguità e chiedersi se questi sono canti che esaltano i valori mafiosi o sono canti di mafiosi. Inoltre chi fruisce di questi canti non è per ciò stesso 'ndranghetista o mafioso e non aderisce automaticamente a quel sistema di valori". Di quali valori stiamo discutendo? "I valori di cui si parla sono quelli della vendetta e dell'omertà, non legati solamente all'ambito mafioso. Pensiamo alla Sardegna, alla vendetta barbaricina, legata più che altro all'ambito pastorale". Se non sono canti mafiosi, che origine hanno, allora, queste canzoni? "Il canto di malavita si inserisce in un più ampio repertorio di canti di 'carcere e mafia'. Già Salomone Marino e Raffaele Lombardi Satriani, tra '800 e '900, li hanno raccolti nei penitenziari della Calabria e della Sicilia. Erano canti ispirati alle condizioni di solitudine e frustrazione all'interno del carcere. Più che alla mafia si possono ricollegare al fenomeno della canzone napoletana. A Guapparia, per esempio. C'è tutto un filone napoletano di canti malavitosi dei quali questi canti calabresi fanno parte". In Italia, intanto, la diffusione del "Canto di malavita" è stata vietata in base all'articolo 21 della Costituzione che riguarda l'offesa alla morale pubblica. "Sì, ma in Calabria di queste cassette se ne trovano tantissime. Soprattutto di Fred Scotti, un malavitoso cosentino, bravissimo come cantante, che ha inciso diverse cassette. Ogni anno si organizzano veri e propri spettacoli in cui ripropongono le sue canzoni. La proibizione non ne sminuisce la portata antropologica ed è un fenomeno molto radicato in tutta la regione". Però, e questa è la posizione dei "proibizionisti", lo Stato non può legittimare la diffusione di materiale che promuova valori banditi dalla Costituzione... "Io sono per una posizione aperta. Non credo, d'altra parte, che la censura aiuti a capire molto sulle cose che accadono in Italia"
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